Bimba ucraina investita e uccisa a Crotone: potrebbe non essere stato un incidente ma una vendetta

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Una folle gelosia e l’assurda convinzione di poter avere per sé la ragazza a cui ambiva se avesse eliminato il rivale. Fisicamente eliminato. Potrebbe esserci questo dietro la morte di Taiisia Marseniyk una bambina ucraina di soli cinque anni, travolta e uccisa domenica sera nei pressi di Crotone, dove era arrivata da pochi giorni, in fuga dalle bombe.  

A investirla, un diciottenne del posto, Giuseppe De Fazio, arrestato ieri per omicidio stradale aggravato alla guida di un furgone, nonostante non potesse farlo perché in possesso del solo foglio rosa. Ma potrebbe non essere stata una tragica fatalità o disattenzione. Perché De Fazio conosceva la coppia che quella sera era con la bambina, la cugina diciassette e il fidanzato di lei. E non sopportava che stessero insieme. Proprio per questo – ma è circostanza ancora tutta da verificare dai carabinieri di Crotone che sul caso stanno indagando – qualche giorno prima fra i due ragazzi ci sarebbe stata una lite. 

Potrebbe essere stato questo a indurre il diciottenne a travolgere il ragazzo che portava Taiisia sulle spalle? Al momento, è solo un’ipotesi investigativa. Di certo c’è che De Fazio ha mentito, come ha mentito il padre – indagato per concorso in omicidio stradale – che inizialmente ha cercato di coprirlo.  

A inchiodarli, la testimonianza della cugina della piccola, unica rimasta illesa, e dei tanti accorsi sul posto poco dopo quello che sembrava un incidente. La ragazza ha visto tutto e nonostante lo shock lo ha riferito con lucidità.  

Il furgone guidato da De Fazio andava in direzione opposta, per questo li ha visti e riconosciuti mentre camminavano dall’altra parte della strada. Improvvisamente ha fatto inversione a U, li ha raggiunti e ha colpito il ragazzo e Taiisia che gli stava a cavalcioni sulle spalle. Lui è caduto a terra, la piccola è stata proiettata poco lontano. Ma l’impatto le è stato fatale, probabilmente – ma toccherà all’autopsia in programma oggi stabilirlo – è morta sul colpo. Il ragazzo invece è rimasto gravemente ferito. Trasportato d’urgenza in ospedale, è ricoverato in prognosi riservata, ma non sarebbe in pericolo di vita.  

A chiamare i soccorsi sarebbe stato il padre di De Fazio, ma a differenza di quanto dichiarato inizialmente non era lui a guidare il furgone. Anzi, non era neanche con il figlio al momento dell’incidente. Sul posto ci sarebbe arrivato solo dopo essere stato avvertito dal diciottenne, che lo avrebbe immediatamente chiamato in soccorso. Lo diranno i telefoni dei due, entrambi sequestrati. Ma a suggerirlo sembra essere anche la presenza sul posto della Mini Cooper dell’uomo.  Chi la guidava se i due erano insieme? Per altro, quell’auto non avrebbe dovuto muoversi dal garage. Era sottoposta a fermo amministrativo perché anche qualche giorno prima il diciottenne era stato beccato alla guida con il solo foglio rosa e per questo sanzionato. Tutti particolari da chiarire, al pari di quelle frasi di Andrea De Fazio, lo zio del ragazzo, che i carabinieri immediatamente arrivati sul luogo dell’incidente hanno sentito distintamente. “Hai rovinato mio fratello” lo hanno sentito urlare mentre strattonava violentemente il diciottenne, che in quella colluttazione ha rimediato una lieve lesione alla mano, oggi diventata prova a conferma di quello scontro. Un elemento in più contro il giovane, che ha sbriciolato l’inziale versione che ha fornito ai carabinieri, con il supporto del padre. L’uomo ha tentato di addossarsi la colpa, ma non ha avuto il tempo di avvertire la moglie del grossolano tentativo di depistare le indagini. E lei, che non immaginava neanche cosa fosse successo, ha ammesso candidamente che il marito non era con il ragazzo.  

Una circostanza che i due non hanno ancora confermato, sebbene abbiano ammesso di aver confezionato una versione di comodo. “Dopo aver accertato la natura dell’incidente, mio padre mi rassicurava che si sarebbe assunto la responsabilità dei fatti” ha dichiarato il diciottenne. Ma la ricostruzione fornita dal ragazzo non sembra aver convinto del tutto né i carabinieri, né il pm Alessandro Rho che coordina l’indagine. “Sono uscito di casa insieme a mio padre, in quanto mi doveva accompagnare a casa di un conoscente poco distante” ha raccontato il diciottenne, sottolineando “mi ha consentito di guidare” prima di giurare di non essersi assolutamente reso conto di cosa avesse fatto. “Mi sono accorto di aver urtato qualcosa con la parte anteriore destra del veicolo. Non ho materialmente visto cosa, ho continuato la marcia per diversi metri e mi sono materialmente fermato in preda al panico”.  Peccato che, come da lui stesso ammesso, tutto sia avvenuto su un rettilineo perfettamente illuminato.  

Adesso toccherà agli investigatori cosa sia davvero successo. Nel frattempo, per De Fazio il giudice ha ordinato il carcere. Già troppe volte è stato beccato alla guida senza patente, incurante dei provvedimenti ha continuato a prendere auto e furgone del padre pur non avendone titolo. E poi, hanno finito per ammettere i familiari, è un soggetto complicato, facile all’ira, incontrollabile. Anche per questo, da tempo non vivrebbe più a casa dei genitori, che hanno preferito consentirgli di vivere da solo, piuttosto che sopportare i suoi continui scatti d’ira. Gli stessi che in passato gli sono costati un procedimento per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale finito con un perdono del Tribunale per i minorenni, ma che adesso diventa un nuovo indizio contro di lui.  

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