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Birmania, la folla torna in piazza contro i golpisti e i soldati sparano: almeno 8 morti

La Republica News
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In Birmania, dove oggi si sono svolte nuove manifestazioni contro il golpe, le forze di sicurezza hanno sparato contro i dimostranti in vari luoghi, uccidendo almeno otto persone. Lo riportano media locali e internazionali.

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Secondo il sito d’informazione Myanmar Now tre manifestanti sono morti nella cittadina di Wetlet, altri due in diversi luoghi dello stato di Shan, ed uno – riporta il Kachin News Group – nella cittadina mineraria di Hpakant. E ci sarebbero altri due morti secondo altre fonti locali.

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Il sito di Irrawaddy news ha postato la fotografia di un agente delle forze di sicurezza che punta il suo fucile automatico ad altezza d’uomo a Mandalay.

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Dopo un periodo di diminuzione della folla in piazza nelle proteste e di un atteggiamnto che sembrava essere più moderato da parte delle forze di sicurezza, oggi sono state organizzate manifestazioni coordinate nelle comunità del Myanmar in tutto il mondo. “Scuoti il ??mondo con la voce dell’unità del popolo del Myanmar”, hanno scritto in un comunicato gli organizzatori.

I manifestanti, talvolta guidati da monaci buddisti, si sono presi la piazza in tutto il Paese, compreso il centro di Yangon e della seconda città Mandalay. Secondo le Nazioni Unite, guerre con le minoranze etniche ribelli nelle remote regioni di frontiera del nord e dell’est si sono intensificate in modo significativo dal colpo di stato, provocando lo sfollamento di decine di migliaia di civili.

Sono state segnalate esplosioni in diverse aree del Paese. La televisione di stato nel suo notiziario di sabato sera ha fornito i dettagli di almeno 11 esplosioni nelle 36 ore precedenti, principalmente a Yangon. “Alcuni rivoltosi che non vogliono la stabilità dello stato hanno lanciato e piazzato bombe artigianali contro edifici governativi e su strade pubbliche”, ha riferito.

I manifestanti uccisi dal colpo di stato a oggi sarebbero almeno 759 secondo fonti dell’opposizione. L’esercito ha riconosciuto a metà aprile la morte di 248 manifestanti. Le proteste e una campagna di scioperi e di disobbedienza civile hanno paralizzato l’economia, e il rischio che 25 milioni di persone scivolino nella povertà è fortemente aumentato secondo l’Onu.



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