Black Friday rinviato in Francia. Le richieste dei negozianti italiani al governo Fateci lavorare. E serve una web

Black Friday rinviato in Francia. Le richieste dei negozianti italiani al governo: “Fateci lavorare. E serve una web tax”

La Republica News
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MILANO – Il caso francese della petizione per un “natale senza Amazon” e del successivo rinvio degli sconti del Black Friday per consentire una riapertura ordinata dei negozi fisici trova l’approvazione delle associazioni italiane dei commercianti. Il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, ha riunito distribuzione e operatori online per rinviare il venerdì degli sconti di una settimana (dal 27 al 4 dicembre) in cambio di una riapertura anticipata dei negozi evitando di esordire con l’assembramento per i saldi. Proposta accolta dal portale dell’e-commerce più famoso del mondo, con il direttore generale delle attività in Francia, Frèdèric Duval, che ha dato la notizia al telegiornale di TF1. 
Le richieste della Confcommercio-Federmoda: “Fateci lavorare”
Possibile che accada lo stesso anche in Italia? “Fin quando non cambieranno le regole dell’ultimo Dpcm – ragiona Massimo Torti, segretario generale di Confcommercio Federmoda – i nostri negozi di moda, abbigliamento, calzature, accessori hanno le saracinesche abbassate nelle zone rosse. E in tutta Italia stanno soffrendo l’azzeramento di fatto dei flussi. E’ chiaro che l’idea di vedere i nostri stessi prodotti venduti online da colossi del web ci sembra una beffa, una competizione alla quale non abbiamo le armi per rispondere. Al governo chiediamo semplicemente di poter esercitare il nostro diritto di fare impresa e di lavorare”.Ripartire è la prima richiesta, dunque. Anche perché, come da tendenza ormai consolidata da tempo, la giornata del Black Friday si è via via estesa a un periodo più lungo: basta aprire la casella della posta elettronica di questi giorni e contare quante catene della distribuzione o piattaforme dell’e-commerce hanno già dato il via alle offerte in forma di anticipazioni o simili. Un intervento nei prossimi giorni rischierebbe di diventare la classica chiusura della stalla a buoi scappati.
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di Emanuele Lauria 19 Novembre 2020

I numeri che sciorina l’associazione – e che ha da poco portato sul tavolo del Parlamento in audizione alla Camera – sulla crisi del settore sono imponenti. Dai 115 mila punti vendita di fine 2019, Federmoda stima il rischio di perderne 20 mila. Per quel che riguarda gli addetti, il conto di questo 2020 horribilis a causa della pandemia potrebbe segnare la perdita di 50 mila posti su 310 mila complessivi. E non va meglio per il giro d’affari, visto in contrazione di 20 miliardi su un totale di 60. Secondo l’Osservatorio EY-Confimprese appena pubblicato, soltanto a ottobre i consumi nel settore abbigliamento e accessori hanno perso il 26,5% rispetto al 2019, appaiati alla dinamica della ristorazione e secondi per intensità dello choc soltanto al settore dei viaggi che ha perso i due terzi degli affari.Gli sconti pre-natalizi – nati negli Stati Uniti, con una spiccata vocazione tecnologica e sui canali del web – “sono diventati nel tempo un volano d’affari importante anche per noi”, spiega Torti. “Ma non rappresentano certo un momento ‘sano’ di business, visto che si aderisce spesso per incassare la liquidità necessaria a pagare dipedenti, fornitori, affitti e tasse. Non certo per la marginalità”.Per questo, il segretario generale insiste sulla necessità di trovare una soluzione strutturale alla dicotomia tra web e vetrine: “Non c’è algoritmo in grado di sostituire la professionalità e le competenze di un negoziante italiano. Sentire parlare adesso delle scelte imprenditoriali di Amazon, come avviene in Francia, ci infastidisce perché da tempo noi poniamo un problema di democrazia economica: grandi ricavi per piccole tasse sono incomprensibili a quei negozianti che, anche in mezzo a mille difficoltà, onorano il proprio debito verso il Fisco. Serve una web tax perché sullo stesso mercato si operi tutti con le stesse regole”.Quindi la richiesta al governo: “In questo lockdown siamo stati gli unici, insieme ai pubblici esercizi, a restare chiusi. Non basta rilanciare gli affari con gli sconti, perché lavoriamo in un settore minacciato da trend globali che mettono a repentaglio il nostro tessuto. Che ha un valore eccezionale: i nostri negozi illuminano le strade e gli animi, offrono decoro, cordialità e socialità. Non si tratta di fare crociate contro il web, che anzi come organizzazione invitiamo a sviluppare, ma riconoscere il ruolo sociale dei negozi”.Di “prendere spunto” dalla Francia ha parlato invece apertamente la Confesercenti, secondo la quale la soluzione transalpina “non penalizza l’online ma garantisce alle imprese la possibilità di competere”. “Il Covid ha determinato la chiusura dei negozi fisici – ha argomentato Confesercenti – e mentre questi sono chiusi d’ufficio da governo e regioni, il canale delle vendite web di fatto agisce ed opera in condizioni di monopoli, in Francia come in Italia”. Da questa constatazione, la richiesta al governo e all’Autorità della concorrenza di assicurare equilibrio: “Posticipare l’avvio del Black Friday fino alla riapertura dei negozi garantisce a tutti un’equa possibilità di competere. L’Italia potrebbe prendere spunto”.


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