Blocco dei licenziamenti, nuovo vertice a palazzo Chigi. Spunta una mediazione: Cig a due velocità e stop solo fino a novembre

La Republica News

Nuovo vertice di maggioranza a Palazzo Chigi con i capidelegazione e i ministri del Tesoro e del Lavoro, Gualtieri e Catalfo, per sciogliere gli ultimi nodi sul decreto Agosto. Primo fra tutti il prolungamento del blocco dei licenziamenti, sul quale nel governo è in atto da giorni un durissimo braccio di ferro. Specchio fedele della contesa che ormai da settimane oppone Confindustria ai sindacati. La bozza di decreto, che ieri doveva essere discussa in pre-consiglio dei ministri, sconvocato pochi minuti prima della riunione a causa dei troppi nodi politici ancora irrisolti, prevedeva di prorogare il divieto di licenziamento (che scade il 17 agosto) sino al 15 ottobre, in concomitanza con la cessazione dello Stato d’emergenza. Ma Cgil Cisl e Uil sono subito scesi sul sentiero di guerra, minacciando lo sciopero generale se lo stop non verrà protratto sino al 31 dicembre. Sciopero che potrebbe essere proclamato il 18 settembre, data in cui è già in calendario una mobilitazione: ovvero due giorni prima delle elezioni regionali e del referendum costituzionale. Mentre gli industriali guidati da Carlo Bonomi hanno avvertito il premier sui rischi di “pietrificare l’intera economia allo stato del lockdown” in caso di capitolazione ai diktat dei confederali. E’ in questo clima di scontro che si è consumato il lungo vertice notturno a palazzo Chigi, dal quale è emersa una grave spaccatura interna non solo al governo, ma agli stessi partiti della maggioranza. La ministra grillina del Lavoro Nunzia Catalfo si è infatti schierata con i sindacati, nonostante la contrarietà dell’ala “destra” del Movimento – in primis i ministri Di Maio e Patuanelli – più sensibili alle ragioni degli imprenditori. Trovando subito la sponda di Leu. E anche dell’ala “sinistra” del Pd, in parziale dissenso con quella più moderata, propensa invece a trovare una mediazione. Inseguita da Gualtieri per tutta la notte. Alla rucerca di una soluzione “tecnica” in grado, se non di accontentare tutti, almeno di non scontentarli troppo. E così si arriva alla proposta che verrà esaminata stamattina al vertice dei capidelegazione. Poiché c’è la necessità di accompagnare il divieto di licenziamento con la cassa integrazione, bisogna che le due misure vengano “appaiate”, camminino cioè insieme. Ma c’è anche un altro problema, oltre alle coperture: allungare il divieto di licenziamento oltre lo Stato d’emergenza porrebbe una questione di costituzionalità. La libertà di impresa è uno dei diritti fondamentali tutelati dalla Carta: impossibile comprimerla se non in presenza di eventi eccezionali.    L’idea allora è quella di allungare la cassa integrazione per 18 settimane, a partire dal 13 luglio (data indicata nella bozza del decreto, anche se potrebbe slittare). Le prime 9 saranno prive di oneri, le altre 9 prevederanno il pagamento di un’addizionale da calcolare in base al raffronto tra il fatturato del 2019 e quello del 2020 (tra il 9 e il 18%) a seconda di quanto il lavoratore avrebbe dovuto percepire. Fin quando un datore di lavoro usufruirà della Cig sarà obbligato a non licenziare: così facendo il blocco potrà durare fino a metà novembre. Se il nodo verrà sciolto, si potrà convocare il consiglio dei ministri domani. Altrimenti toccherà aspettare ancora.


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