Bologna sul prossimo sindaco la sfida e nel Pd. E battaglia tra Lepore e Gualmini

Bologna, sul prossimo sindaco la sfida è nel Pd. E’ battaglia tra Lepore e Gualmini

La Republica News
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BOLOGNA – A nove mesi dal voto, il Pd si è già incartato a Bologna sul candidato sindaco del 2021. Ci si divide sui nomi: due in pole, quello dell’assessore uscente alla Cultura Matteo Lepore e quello dell’europarlamentare dem Elisabetta Gualmini. E ci si interroga pure sui modi: primarie o non primarie? Cosí, sotto le Torri assediate dal Covid, la corsa al 2021, iniziata lenta col percorso di consultazione di circoli e dirigenti chiamata dal segretario di Bologna Luigi Tosiani, rischia di impantanarsi alla vigilia dell’inverno. Tra sospetti, un paio di accenni di rissa e qualche scintilla tra Pd locale e nazionale.La partita era del resto in salita sin dall’inizio, con una mezza dozzina di pretendenti alla successione di Merola, per lo più assessori della sua giunta, che il sindaco soprannomina per gioco i suoi “semplici bastardi”. Di tutti, il più promettente è l’orlandiano Lepore. Vicino alle cooperative e con una linea che guarda prima di tutto a sinistra, Lepore si  lancia nella corsa con decisione. Presenta un programma in quattro svolte alla festa dell’Unità e partecipa con Romano Prodi a un dibattito sulle reti di città da costruire tra Europa e Mediterraneo. “Con Lepore c’è la città” usano dire i suoi sostenitori, che raccolgono la sinistra Pd, ma anche diversi mondi oltre i dem, da quello che gira attorno alle Sardine, all’Arci, alle Cucine Popolari di Roberto Morgantini. A Lepore guarda con attenzione anche il Nazareno, nonostante il segretario nazionale Nicola Zingaretti non prenda posizione: “Il candidato di Bologna lo decidono i bolognesi”.E proprio in questa incertezza di Roma si infilano i dirigenti locali, che sono invece molto critici su Lepore, perchè la sua candidatura taglierebbe fuori tutta l’area centrista dalla coalizione. Pier Ferdinando Casini, eletto senatore a Bologna in alleanza col Pd, non vuole sentir parlare dell’assessore “amico dei centri sociali”, e anche l’area più riformista dei dem, quella che guarda a Stefano Bonaccini, preferirebbe un candidato che sappesse tenere insieme tutti, dalla sinistra radicale di Elly Schlein fino ai cattolici. Ed ecco che emerge l’idea Gualmini. Oggi parlamentare Ue, è stata la numero di Bonaccini in Regione, è zingarettiana eppure piace anche ai renziani di Italia Viva. E non dispiace nemmeno a una parte del Movimento 5 Stelle, che in Regione le votò il reddito di solidarietà, in epoca di governo Gentiloni. Gualmini ha la pecca d’esser appena stata eletta in Europa, ma non dice di no alla chiamata locale: “Non chiudo la porta. Vedremo. Ho una mia visione della città” sussurra.C’è a tal punto, Gualmini, che non esclude nemmeno le primarie contro Lepore, se non fosse che proprio i gazebo vanno in crisi sotto i colpi dei contagi. “Come si fa a fare le primarie in piena pandemia?” si domandano persino gli iscritti Dem, che dicono no ai gazebo nella consultazione di 2000 militanti dei circoli. Cosí il Pd bolognese per un attimo si illude di chiudere la partita entro Natale, con un voto negli organismi dirigenti convocati da remoto su Zoom: si sceglie Gualmini e finisce qui. L’operazione però viene fiutata da Lepore, che chiama a raccolta i suoi, in un’escalation di sospetti che fa temere ai suoi oppositori che l’assessore sia pronto persino a creare una sua lista civica, separata dal Pd. Lui smentisce, ma la maionese ha già iniziato a impazzire. Entrano in scena le Sardine, con un documento che mette nel mirino i “giochetti” della politica, identificati con le manovre del parlamentare bolognese Andrea De Maria, e invita a fare le primarie. “Chi nel Pd fa da sponda a queste aggressioni verbali gioca al massacro” si sfoga De Maria sui social, dando il senso del clima che si respira nel partito.E tuttavia le primarie sono di nuovo sul piatto. “Non archiviatele, se non c’è accordo su un solo candidato si possono fare” detta da Roma il responsabile nazionale organizzazione Stefano Vaccari, di fatto risuscitando i gazebo. Da aprire magari a marzo, col conforto della primavera e del vaccino. “Se poi le elezioni venissero spostate a settembre, visto l’inverno di pandemia – sussurra già qualcuno – ci sarebbe tutto il tempo per fare le primarie in tranquillità”.


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