Bonus stoppato, si punta sulla riduzione dell’Iva sul veterinario: gli animali domestici tra le proposte di modifica della manovra

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Anche gli animali domestici entrano tra le proposte di modifica alla legge di Bilancio, a contendersi il tesoretto di poche centinaia di milioni oggetto degli emendamenti del Parlamento.

Tra le proposte di emendamento annunciate c’era anche un assegno di 150 euro annui per ogni “animale d’affezione che vive in famiglia e iscritto nella relativa anagrafe”, per un massimo di 450 euro annui. La proposta, a prima firma Brambilla – candidata indipendente con il centrodestra in Sicilia e poi iscritta nel Gruppo misto – non è tra i segnalati della maggioranza. L’idea originaria prevedeva che il bonus fosse corrisposto – previa domanda all’Inps – a condizione che il nucleo familiare di appartenenza dell’intestatario dell’animale richiedente l’assegno avesse un Isee non superiore a 15mila euro annui. Nel disegno, anche la possibilità di raddoppiarlo a 900 euro annui, con un Isee inferiore a 7mila euro.

“Vista la disponibilità limitata di risorse abbiamo deciso, come Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, di concentrare la nostra proposta sulla riduzione dell’Iva per le spese veterinarie“, spiega Brambilla, “per dare un sostegno concreto alle famiglie di cui gli animali sono parte integrante. E che rischiano di andare in seria difficoltà in presenza di bassi redditi e spese importanti per le loro cure”. Tra gli emendamenti segnalati c’è infatti una proposta di riduzione dell’Iva sulle prestazioni veterinarie, con un costo stimato in 40 milioni di euro annui a decorrere dal 2023. “La salute è di tutti, per il principio One Health – un diritto alla salute unico – su cui siamo certi che la maggioranza abbia sensibilità”, aggiunge Brambilla.

Non è l’unico capitolo al riguardo. Nei segnalati c’è anche uno stanziamento da 350mila euro per provvedere “alla copertura dei costi di custodia derivanti dal sequestro e dalla confisca di animali impiegati nei combattimenti tra animali” ma anche “di animali affetti da problematiche comportamentali, affidati a strutture, gestite o affiancate da enti del terzo settore, specializzate nel recupero comportamentale”. A questo si affianca, per “promuovere la formazione tecnica e pratica specialistica del personale del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell’Arma dei carabinieri” uno stanziamento da 150mila euro “per le attività necessarie alla repressione del fenomeno criminoso del combattimento tra animali”. Risorse tratte dalla dotazione per la “formazione digitale, ecologica e amministrativa dei dipendenti della pubblica amministrazione” prevista dalla passata manovra.

Le voci non si fermano qui. Tra le modifiche, sempre con la firma Brambilla, si propone di rifinanziare con 4,5 milioni il Fondo per il recupero della fauna selvatica. E infine c’è postata una spesa di 4 milioni per “la realizzazione di piani straordinari di prevenzione e controllo del randagismo“, con la destinazione delle risorse al 60% alle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

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