Boom di tamponi, è allarme: “Troppa richiesta, mancano i reagenti e il personale”

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“Ma la gente da che ora sta in fila? Sembra un concerto dei Rolling Stones”, si sfoga Laura, 39 anni, alle 6.30 in punto ferma davanti al portone di un laboratorio privato di Roma aperto da appena mezz’ora e con una fila di almeno cento persone davanti a lei. La prima tappa, presto abbandonata, di un tour che finirà, 5 ore dopo, all’uscita del drive-in di Tor di Quinto dopo aver fatto un molecolare per se stessa e suo figlio.

Una storia tra le tante, una valanga ampiamente attesa ma forse non calcolata o comunque impossibile da affrontare, dicono medici, farmacisti, governatori. Il numero dei tamponi ha superato ieri quota un milione, dopo il fisiologico calo del giorno di Natale, e si tornano ad inanellare record sul numero dei positvi. Per metà gennaio la previsione è quota centomila contagiati e dunque i test sono destinati a salire. Cifre, però, che potrebbero restituire una fotografia parziale sulla reale situazione, alla luce del fatto che in diversi territori è saltato il sistema di tracciamento per difficoltà anche legate ai tamponi.

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Ma sui test ora pesa pure il rischio che possano cominciare a scarseggiare. Sulla mancanza di reagenti è già allarme: per il presidente del Veneto, Luca Zaia, “c’è un dubbio che possano finire i reagenti e anche i tamponi” mentre per i medici di Roma “bisogna aumentare gli approvvigionamenti”. “Registriamo allungamenti di diversi giorni per gli appuntamenti sull’effettuazione dei tamponi molecolari. E questo capita non solo a Roma, ma anche in diverse altre Regioni. Tra Green pass e fattori dovuti alle festività, non c’è mai stata tanta richiesta di tamponi in Italia”, dice il presidente dell’ordine dei medici di Roma, Antonio Magi.

L’altro tema è il personale. Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia a capo della Conferenza delle Regioni, aggiunge: “Dobbiamo anche capire se stiamo facendo dei tracciamenti inutili o se è meglio spostare quella forza lavoro a fare i vaccini perchè stare così è come lottare contro i mulini a vento”. Nella sola Toscana sono circa 600 le persone al minuto che accedono al portale per la prenotazione del test.  In Lombardia, dopo le criticità dei giorni scorsi, si stanno allestendo nuovi punti tampone: da giovedì prossimo, sarà attivo un nuovo centro test massivo a Gallarate, in provincia di Varese.

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Tra ieri e oggi dall’Umbria e dalla Toscana sono arrivate le ordinanze dei governatori per stabilire che il tampone antigenico rapido sarà sufficiente per stabilire la positività al Covid senza ricorrere alla successiva verifica col tampone molecolare. E lo stesso test sarà valido per stabilire la fine dell’isolamento e della quarantena. Il test antigenico rapido dovrà essere esteso ai contatti stretti ad alto rischio, che saranno posti in quarantena. Anche di questo si parlerà domani, 29 dicembre, al tavolo delle Regioni dove si affronterà soprattutto il nodo della revisione dei tempi delle quarantene con l’ipotesi, almeno per i vaccinati con tre dosi, di poter finire l’isolamento senza ulteriori test.

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Tutte norme che, davanti alle carenze di uomini e materiali dopo quasi due anni di pandemia e al minor impatto della malattia in termini di ospedalizzazioni e decessi rispetto alle prime ondate, provano a stappare l’imbuto che si è creato sui tamponi.

Secondo una stima di Federfarma Servizi pure la richiesta di test fai da te per l’autodiagnosi è aumentata in modo esponenziale: circa 10 mila quelli venduti al giorno. A Perugia un farmacista è stato aggredito da un cliente perché le scorte erano terminate e su questo fronte gli Ordini professionali chiedono che venga intensificata l’attività di sorveglianza.

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Oltre ai tamponi è in netto aumento anche la richiesta di mascherine Ffp2, obbligatorie con le ultime disposizione anche sui bus: allo studio infatti ci sarebbe l’ipotesi di prezzi calmierati.

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