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Borse in recupero, vola il petrolio. Yellen abbatte il Bitcoin, Lagarde tiene d’occhio la corsa dei rendimenti sovrani

La Republica News
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MILANO – Le Borse si muovono in recupero dopo la debolezza della vigilia caratterizzata dalla cavalcata dei rendimenti dei titoli di Stato, dovuta alle prospettive di ripresa economica e dell’inflazione alimentate in primo luogo dagli Stati Uniti. Cresce per questo  l’attesa per l’audizione al congresso del presidente della Fed, Jerome Powell, dal quale gli analisti di Unicredit si attendono ancora un approccio da “colomba” verso i mercati: dovrebbe rimarcare che la Fed è lontana dal centrare i suoi obiettivi e quindi dalla chiusura dei cordoni della borsa, così come sul fronte dei prezzi sottolineerà che ci sono fattori estemporanei a surriscaldare la situazione. Anche Christine Lagarde, la presidente della Bce, ha alzato la guardia sull’andamento dei titoli sovrani. “Nell’ambito dell’ampio set di indicatori che monitoriamo per valutare se le condizioni di finanziamento sono ancora favorevoli – ha detto – i rendimenti sovrani sono particolarmente importanti, perché sono buoni indicatori iniziali di ciò che accade nelle fasi a valle di trasmissione della politica monetaria, dal momento che le banche utilizzano tali rendimenti come riferimento quando fissano il prezzo dei loro prestiti a famiglie e imprese. Di conseguenza, la Bce sta monitorando attentamente l’evoluzione dei rendimenti nominali delle obbligazioni a più lungo termine”.

Parole che hanno fatto bene allo spread tra Btp e Bund tedeschi, che oggi si muove in calo a 92 punti base con il rendimento del decennale italiano allo 0,59% sul mercato secondario. Sul fronte azionario, Milano segna un progresso dello 0,4% nelle prime battute con Leonardo e i petroliferi in evidenza. Bene anche le altre Piazze europee: Londra sale dello 0,4%, Francoforte guadagna lo 0,2% e Parigi lo 0,25%.

Le materie prime sono l’asset class che più direttamente risente della prospettiva di ripresa economica e dei prezzi e non a caso il Bloomberg Commodity Spot Index, l’indicatore che traccia le maggiori 23 materie prime, ha toccato i prezzi massimi dal marzo del 2013. Tra tutti, il petrolio Brent – la qualità europea – si è portato sopra 65 dollari al barile e secondo Goldman Sachs quota 70 dollai verrà raggiunta nei prossimi mesi.

Se Lagarde guarda ai titoli di Stato, il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, ha abbattuto il Bitcoin che dalla vetta di 58 mila dollari si è ritrovato in poche ore a quota 49 mila: durante una video conferenza organizzata dal New York Times, Yellen ha detto che Bitcoin è “estremamente inaffidabile” per garantire le transazioni, aprendo al contempo alla possibilità di un dollaro digitale basato su blockchain.

Questa mattina le Borse asiatiche si sono mosse contrastate, con Tokyo chiusa per festività. Sui mercati pesa l’aumento dei prezzi delle materie prime e in particolare quello del petrolio, trainati dalle aspettative di una ripresa globale. Intanto il balzo dei rendimenti dei Treasury decennali Usa e la prospettiva di un incremento dell’inflazione abbatte il Nasdaq, che ieri ha chiuso a – 2,46%. In Asia Hong Kong avanza dell’1,19%, Shanghai perde lo 0,01% e Seul lo 0,16%.

La prospettiva di ripresa inflazionistica e l’andamento lento della produzione negli Stati Uniti, dopo lo stop causato dal grande freddo che ha colpito il Texas, spingono ancora il greggio. Secondo gli analisti potrebbero essere necessarie almeno due settimane per riavviare gli oltre 2 milioni di barili al giorno di produzione di greggio che si sono interrotti a causa del freddo. Come accennato, sul mercato asiatico i future sul petrolio Light crude Wti avanzano del 3,8% a 61,49 dollari e quelli sul Brent dell’1,75% a 66,38 dollari al barile. Sempre tra le materie prime, infine, le quotazioni dell’oro restano robuste sui mercati asiatici dove il lingotto guadagna ancora uno 0,3% sui valori della vigilia a 1.810 dollari l’oncia.



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