Botte e sputi alla compagna, il pg: “Varriale una personalità aggressiva e persecutoria. Incapace di autocontrollo”

Pubblicità
Pubblicità

Quando il portiere dello stabile ha sentito urlare ha capito subito che stava accadendo qualcosa di grave. Ha iniziato a salire le scale e dopo qualche piano si è trovato faccia a faccia con un volto che conosceva bene. Lo aveva visto in tv, era Enrico Varriale, ex direttore di Rai Sport. Il giornalista stava “frettolosamente scendendo gli scalini” mentre l’uomo cercava di raggiungere quella donna che da pochi mesi abitava nel palazzo. È una ragazza che si occupa di pratiche edilizie e collabora con un giornale.

Accusato di stalking il giornalista sportivo Varriale. La ex: “Insultata e picchiata”. Lui: “Falsità”

E quella mattina del 6 agosto scorso il portiere afferma di averla “trovata in lacrime con segni visibili sul collo”. Lamentando dolori al braccio, la donna si era sfogata con il portiere: “gli aveva raccontato di aver discusso con il Varriale per gelosia, spiegando altresì che l’uomo era molto possessivo, che diventava violento quando discutevano”.

La testimonianza del portiere adesso fa parte del fascicolo che ha costretto il giornalista sportivo a bussare alla porta del gip Monica Ciancio. È accusato di stalking e lesioni personali aggravate e ieri, il 30 settembre 2021, ha raccontato la sua verità al magistrato dicendo che la vittima ha ingigantito la faccenda, ampliando fatti di cui comunque Varriale si pente.

Ma la sua versione si scontra con quanto riscontrato dai magistrati, secondo cui le dichiarazioni della donna sono perfettamente coerenti con le testimonianze raccolte dagli inquirenti, “con i messaggi inviati dall’indagato, con l’annotazione di servizio e con la certificazione medica acquisita”.

L’inizio della fine: “Dopo i campionati europei è cambiato”

Seduta davanti agli inquirenti, in due diverse occasioni la vittima ha raccontato l’incubo vissuto. Ha iniziato a narrare con dovizia di particolari l’inizio di quella relazione sbocciata lo scorso novembre. Un bel rapporto che la aveva convinta a trasferirsi a Roma dalle Marche. Con il passare del tempo però, denuncia la donna, il comportamento dell’indagato è cambiato.

La relazione “era proseguita tra alti e bassi sino ai campionati Europei di calcio: da quell’epoca l’indagato si era mostrato molto nervoso, stressato con repentini scatti d’ira”, si legge negli atti. Inizialmente la donna pensava che il comportamento di Varriale fosse dovuto “ai gravosi impegni del giornalista, poi al disagio patito dallo stesso dopo la sostituzione nelle telecronache della partita, quindi al procedimento disciplinare instaurato nei suoi confronti per non aver rispettato la quarantena, e infine alla mancata conferma come vicedirettore della testata giornalistica Rai Sport”. Varriale infatti, di ritorno dall’Inghilterra avrebbe preso un aereo non rispettando le norme imposte per contrastare il Covid. “E’ venuta a mancare fiducia nei suoi confronti”, spiegano dalla Rai motivando la decisione di non confermarlo come vicedirettore di Rai Sport.

L’aggressione

In un periodo stressante da un punto di vista lavorativo, Varriale avrebbe perso il controllo Dopo una prima lite avvenuta il 29 luglio, in cui la donna “in un moto di stizza aveva spinto verso di lui il pc portatile”, ricevendo un ceffone in cambio, la faccenda sembrava essersi placata. Ma la notte del 5 agosto la discussione sarebbe scoppiata nuovamente.

E il giorno seguente, “durante un alterco per motivi di gelosia, la sbatteva violentemente al muro, scuotendole e percuotendole le braccia, sferrandole violentemente dei calci, mentre la persona offesa cercava di rientrare in possesso del cellulare che le aveva sottratto, le afferrava il collo con una mano”.  I referti del pronto soccorso parlano di una “ferita lacero contusa al terzo medio del braccio sinistro, una ecchimosi a carico della mano sinistra, una tumefazione del gomito destro con dolenza alla mobilizzazione attiva, abrasioni alla base del collo e a carico del ginocchio sinistro, giudicate guaribili in cinque giorni”.

L’accusa di stalking

A questo punto la donna avrebbe deciso di interrompere la relazione. Una scelta che Varriale non avrebbe condiviso. “Dopo averle citofonato con insistenza – dicono gli atti che raccontano cosa è accaduto il 7 agosto – le aveva inviato un messaggio con cui l’accusava di essere in giro con qualcuno dei suoi amanti e l’aveva insultata: sei una delle donne peggiori che abbia mai incontrato”, recita l’unica parte del messaggio da cui è possibile epurare gli insulti sessisti.

Varriale si difende ma i tabulati telefonici raccontano le telefonate fatte l’8 agosto alle 4,15 e 4,16 del mattino. E di quando ha citofonato all’alba a casa della vittima. Messaggi, telefonate e visite nel cuore della notte sarebbero durate per tutto il mese di agosto, perché “dopo l’interruzione della relazione sentimentale (l’indagato ndr) cercava ossessivamente di entrare in contatto” con la donna, minacciandola anche di subire ripercussioni lavorative.

E il 14 settembre, la donna ha presentato una nuova denuncia: “continua a mandarmi messaggi e a telefonarmi, si apposta sotto casa con un atteggiamento provocatorio e insistente”, ha detto.

Un racconto che secondo il gip è caratterizzato dalla “perfetta logicità, chiarezza e verosomiglianza delle dichiarazioni rese”.

Varriale: “Tutte accuse false”

“Le false accuse che mi sono state mosse troveranno smentita nei fatti che ho potuto illustrare e ho fiducia nella giustizia che farà il suo corso, spero nei tempi più brevi possibili”, dice l’indagato, che ieri è stato interrogato. L’ex vicedirettore di Rai Sport ha risposto a tutte le domande che il gip Monica Ciancio ha formulato ieri durante l’interrogatorio. Si dice commosso dalla vicinanza di molte persone che mostrano il loro sostegno e “sanno che non posso essere quel tipo di uomo”.

Secondo il gip però il racconto della donna è plausibile, ed Enrico Varriale è “incapace di accettare la decisione di porre fine alla loro relazione, del tutto incapace di un autocontrollo. Ha assunto nei contronti della denunciante, in maniera continuativa da quasi due mesi – si legge negli atti – condotte persecutorie, ingiuriose e minacciose, inviandole messaggi, telefonandole, appostandosi, insistendo perché gli parlasse sebbene chiaramente la donna, che non gli rispondeva mai, non avesse intenzione di avere  ulteriori contatti con lui”. In altre parole è una “personalità aggressiva e prevaricatoria, evidentemente incapace di autocontrollo e sempre più determinata a perseguitare” la donna. Da qui la misura cautelare e la necessità di Varriale di difendersi spiegando al giudice la sua verità.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source