Brasile-Argentina, scambio di accuse tra le federazioni: “Uno scandalo globale”

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Brasile-Argentina non finisce mai. La rivalità sportiva calcistica per eccellenza, secondo l’emittente statunitense Espn Fc. Il primo incontro – dei 108 disputati – nel 1914, capitolo iniziale del Superclasico de las Americas, una saga di storia, passione, polemiche e agonismo, a volte sfociato in violenza. La ‘guerra di Barracas’ del ’25, la finale del Campionato sudamericano del ’46 con il terribile infortunio a José Salomon, il dualismo Maradona-Pelé, lo ‘scandalo dell’acqua santa’ bevuta da Branco a Italia ’90. Fino alle stelle di oggi, Messi contro Neymar. Sono solo alcuni dei passaggi più famosi. Forze dell’ordine in campo si erano già viste, per risse con gli spettatori coinvolti, ma nessuno si sarebbe immaginato una partita sospesa dalle autorità sanitarie.

Anche a San Paolo c’è la Asl: stop a Brasile-Argentina

Asl in campo

Succede il 5 settembre all’Arena Neo Quimica di San Paolo, teatro del match tra Brasile e Argentina valido per le Qualificazioni sudamericane alla Coppa del Mondo 2022. Passano appena sette minuti dal fischio d’inizio, e le autorità locali dell’Anvisa (Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria) interrompono il gioco. Chiedono di ritirare dal campo quattro argentini provenienti dalla Premier League, colpevoli di non aver rispettato la quarantena: si tratta di Emiliano Martinez ed Emiliano Buendia (presente in tribuna) dell’Aston Villa, Giovanni Lo Celso e Cristian Romero del Tottenham. Toni che si alzano, spintoni, l’Albiceleste che torna negli spogliatoi per protesta, compatta. La Seleção resta sul prato a parlare con il personale, a intrattenere il pubblico con la brutta copia di un allenamento infrasettimanale. È tutto così surreale, l’anteprima di un secondo tempo di polemiche già iniziato su altri terreni.

“Norme non rispettate”

Antonio Barra Torres, direttore generale dell’Anvisa, ai microfoni di Tv Globo prova subito a spiegare la situazione. “Si tratta di quei quattro giocatori. Arrivando nel nostro Paese, hanno omesso di dichiarare che negli ultimi quindici giorni erano stati in una nazione verso la quale esistono restrizioni per contenere la pandemia. Una di queste è il Regno Unito. Ieri ne abbiamo avuto la certezza. Nulla di ciò che era previsto dalle norme è stato rispettato. Avrebbero dovuto sottoporsi a quarantena, non lo hanno fatto. Sono persino andati allo stadio ed entrati in campo per giocare. Una serie di violazione delle regole”.

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La versione dell’Argentina

In Argentina non la pensano così. ‘Tutti i perché della vergogna brasiliana’, titola il sito del quotidiano sportivo Olé. Gli fa eco El Clarin, che parla di ‘cronaca di imbarazzo’: “Una disputa sanitaria ha trasformato Brasile-Argentina in uno scandalo globale”. Pochi minuti dopo la decisione definitiva, la Federcalcio annuncia la sospensione dell’incontro su twitter. Certi di non aver violato alcuna norma i vertici della Selección, forti dell’accordo esistente tra Conmebol – organo di governo del calcio sudamericano – e le federazioni: i calciatori possono rimanere tre giorni nella nazione ospitante, a prescindere dalla provenienza, a patto di restare in hotel ed essere sottoposti ai test prima del match. “Non c’è stata nessuna bugia – tuona il presidente Claudio Tapia – Esistono regole con cui si disputano i tornei sudamericani, approvate dalle autorità sanitarie di tutti i Paesi partecipanti. Noi le abbiamo osservate”. Si chiede la vittoria a tavolino per impedito svolgimento della partita, ma la Confederazione Brasiliana di calcio non ci sta.

“L’Argentina va punita”

La risposta del Paese su O Globo, che apre con: “Il direttore dell’Anvisa vede malafede, mancanza di rispetto e abusi nel comportamento della nazionale argentina”. E insiste: “I dirigenti sono stati avvertiti due volte sull’obbligo di quarantena per gli argentini”. Una risposta al tecnico dell’Albiceleste Lionel Scaloni sul perché non fossero venuti a cercarli in albergo. Non mancano reazioni dal mondo politico. Tra i primi su Twitter, Flavio Bolsonaro, figlio del presidente del Brasile Jair e deputato dello Stato di Rio de Janeiro: “Gli argentini hanno giocato brutti scherzi. Sapevano di violare la legge brasiliana, hanno impedito all’Anvisa di accorgersene e con la forza hanno portato i quattro dall’Inghilterra. Bisogna investigare su chi non abbia agito prima della partita, ma l’Argentina deve essere punita in maniera severa”.

La Conmebol: decide la Fifa

Nella vicenda stona l’atteggiamento della Conmebol: prima il richiamo alla Confederazione brasiliana di non rompere gli accordi sulle bolle sportive (e far scendere regolarmente in campo gli argentini), poi la marcia indietro su una posizione neutrale: tocca ad arbitro e commissari di campo stilare un referto per la Commissione Disciplinare della Fifa, organizzatrice delle gare per le qualificazioni Mondiali e quindi responsabile di ogni decisione. Una vicenda confusa, stritolata tra chi sostiene che debbano prevalere le regole speciali del calcio e chi opta per quelle dei Paesi necessarie a combattere la pandemia. Sullo sfondo una delle rivalità più calde della storia sportiva. E pensare che poco prima del fischio d’inizio gli animi tra i giocatori sembravano distesi, con Leo Messi e Neymar, compagni di squadra al Psg, intenti a scherzare e a proteggere il labiale dalle telecamere. Torneranno a farlo, ma al Parco dei Principi di Parigi.

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