Brexit alle 23 il Big Ben suonera per laddio del Regno Unito allEuropa

Brexit, alle 23 il Big Ben suonerà per l’addio del Regno Unito all’Europa

La Republica News
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LONDRA – Dopo un restauro durato anni e non ancora completato, da stasera l’orologio del Big Ben riprende a emettere i suoi celebri rintocchi. Prima di quelli che a mezzanotte annunceranno il nuovo anno, le campane delle ore 23 suoneranno per dare l’addio all’Europa: in quel preciso istante, le 24 sul continente, finirà infatti la fase di transizione in cui il Regno Unito, pur formalmente già fuori dall’Unione Europea, ha continuato a rispettare le norme della comunità di stati a cui si legò 47 anni or sono, e la Brexit diventerà realtà.

Il viaggio per arrivare a questo storico momento, iniziato di fatto con il referendum sull’appartenenza alla Ue di quattro anni e mezzo fa, si è concluso dal punto di vista britannico con il Royal Assent, l’assenso della regina, all’accordo di libero commercio raggiunto alla vigilia di Natale fra Londra e Bruxelles e approvato ieri a stragrande maggioranza dalla camera dei Comuni (solo il partito scozzese, quello nord-irlandese, i liberal-democratici e un pugno di laburisti hanno votato contro).

La camera dei Lord lo ha approvato a tarda sera, per acclamazione ossia senza bisogno di votare: anche lì, come tra i deputati, frettolosamente e con scarso dibattito. Elisabetta II ha dovuto aspettare e restare sveglia sino a tardi: Sua Maestà ha firmato il trattato alle 0,25 di stamane, mezzanotte e mezza, e poi è andata finalmente a dormire. Il suo autografo era previsto, ma a 94 anni l’attesa deve essere stata logorante anche per lei.

La politica, in questo simile all’umore della gente, è sembrata stanca di discutere di Brexit, anche perché distratta da un flagello più immediato come la pandemia, che mercoledì qui ha fatto quasi mille morti e cinquantamila contagi, spingendo il governo a mettere in lockdown l’80 per cento del territorio nazionale. “Stay at home”, restate in casa, è il malinconico augurio di questo Capodanno per gli inglesi. Il duplice evento non è sfuggito alla stampa, in particolare ai tabloid, uno dei quali, il Daily Mail, titola stamane in prima pagina parafrasando la famosa frase pronunciata da Neil Armstrong sbarcando sulla luna: “Un doppio grande balzo per la Gran Bretagna”, allusione al “divorzio” dall’Europa unita e all’approvazione nello stesso giorno, coincidenza forse non del tutto casuale, del secondo vaccino contro il coronavirus, quello di Oxford, ripetendo l’exploit del siero precedente, quello della Pfizer, che ha visto Londra battere due volte tutti nel mondo come rapidità del processo di autorizzazione.

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E il Sun ha in copertina una siringa di vaccino che decolla verso il cielo come l’astronave che trasportava Armstrong. Novella Cenerentola che fugge da palazzo reale (in questo caso un palazzo europeo) prima che l’orologio suoni la mezzanotte, il Regno Unito saluta dunque il nuovo anno lasciandosi alle spalle la Brexit. Ma come ammonisce Philip Stephens, capo commentatore di politica interna del Financial Times, la fine di un viaggio segna l’inizio di un altro non meno complicato per questo Paese: “Domani primo gennaio comincia il secondo atto della Brexit”, scrive l’editorialista del quotidiano della City, “nel quale, dopo avere consumato la rottura dall’Unione europea, sarà il Regno Unito a rischiare di andare in pezzi”.

La Scozia, che vuole un secondo referendum sull’indipendenza, e l’Irlanda del Nord, che mira a ricongiungersi con la repubblica d’Irlanda, potrebbero separarsi da Londra nel corso di questo secondo atto: entrambe nel referendum del 2016 hanno votato a larga maggioranza per restare nella Ue e la Brexit offre loro una opportunità di tornare a farne parte. Perfino nel piccolo Galles, che nel referendum votò come l’Inghilterra a favore della Brexit, si sentono voci di crescente rimpianto, simboleggiate dalla scelta dell’attore gallese Michael Sheen di restituire la propria onorificenza alla regina per poter liberamente criticare la pratica di chiamare principe “di Galles” l’erede al trono britannico.

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Soltanto due sviluppi possono evitare un simile scenario, secondo il quotidiano finanziario britannico: l’arrivo di un nuovo premier a Downing Street al posto di Boris Johnson e la trasformazione in Stato veramente federalista, dando piena autonomia e pari poteri alle sue quattro regioni, Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Della Brexit e delle sue conseguenze, a partire naturalmente da quelle economiche, continueremo dunque a sentire parlare anche nel 2021. Ma intanto, a mezzanotte di stasera sul continente, le 23 lungo le rive del Tamigi, la campana del Big Ben non suonerà solo per gli inglesi: questa volta l’eco dei suoi rintocchi arriverà simbolicamente fino in Europa, come il finale, per alcuni festoso, per molti altri malinconico, di un lungo addio.    



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