Brexit Johnson von der Leyen I negoziati continuano

Brexit, Johnson-von der Leyen: “I negoziati continuano”

La Republica News
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LONDRA – Ennesimo rinvio della Brexit, per quella che gli stessi Boris Johnson e Ursula von der Leyen definiscono in un comunicato congiunto “una trattativa estenuante”. E però anche questa ultima “scadenza decisiva” di domenica 13 dicembre, in cui si sarebbe dovuto scegliere il destino dell’uscita di Londra dall’Ue, è stata un altro buco nell’acqua: “Abbiamo avuto una telefonata utile”, dicono il premier britannico e la presidente della Commissione Ue in un comunicato congiunto, “e abbiamo discusso dei temi che ancora ci dividono per raggiungere un accordo. I nostri team negoziali hanno lavorato giorno e notte negli ultimi giorni. Nonostante un anno estenuante di negoziati, nonostante il fatto che abbiamo ignorato o saltato molte scadenze, tutti e due”, annunciano Johnson e Von Der Leyen, “pensiamo che sia necessario fare un ultimo sforzo, percorrere un altro miglio per provare a raggiungere un’intesa. Per questo abbiamo dato consegna ai nostri negoziatori di continuare i colloqui e vedere se è possibile un accordo nei prossimi giorni”.
Insomma, almeno il No Deal, ossia l’uscita di Londra dall’Ue senza accordo con conseguenze potenzialmente catastrofiche per l’economia britannica, è scongiurato anche stavolta. Si va avanti a negoziare, come ieri e l’altro ieri hanno fatto le delegazioni europea e britannica giorno e notte. Ma la scadenza del 31 dicembre è sempre più vicina e a questo punto non è esclusa un’ennesima estensione della deadline, magari di natura tecnica, per permettere la ratifica degli eventuali trattati.
Fonti di Downing Street parlano di accordo possibile, se mai lo sarà, entro la metà della prossima settimana, ma allo stesso tempo Johnson ha detto ai suoi ministri che il No Deal è sempre più probabile: a Number 10 lo danno all’80% in questi giorni. Non a caso, i supermercati stanno accumulando scorte, perché il rischio di ingorghi e ritardi tra Calais e Dover è praticamente certo, accentuati anche dal periodo delle feste natalizie. Già si parla di mancanza di verdure e vegetali nei supermercati britannici per settimane o mesi, in caso di Brexit brutale.
Il sospetto è però che oramai si andrà avanti forse fino a fine anno. Questo perché ognuno dei due blocchi non molla sui tre punti sui quali si sono arenati i negoziati: la pesca, le leggi sulla concorrenza post Brexit e il ruolo dei tribunali europei in caso di eventuali dispute. Sono tre argomenti non solo economici, ma di principio, che per Johnson intaccano la “sovranità” della “Global Britain” dopo l’uscita dall’Ue.
Tutto è possibile in questo momento: un accordo commerciale, e non solo, tra Ue e Uk resta l’epilogo pù razionale e probabile della Brexit soprattutto in tempi di pandemia. Per la stessa Ue, come ha detto la cancelliera Angela Merkel nei giorni scorsi, il No Deal sarebbe “un danno alla reputazione dell’Europa”. Ma il 31 dicembre si avvicina e un “incidente” a questo punto è possibile.
Un guaio non solo per il Regno Unito: per esempio l’Irlanda sarebbe un altro Paese che pagherebbe conseguenze pesantissime con un No Deal e l’imposizione di dazi e tariffe, avendo scambi commerciali per 35 miliardi con Londra. Per questo il premier irlandese Martin da giorni predica: “L’accordo è pronto al 95%, non commettiamo sciocchezze all’ultimo momento!”. Ma all’ultimo momento, anzi, “all’ultimo miglio”, può succedere di tutto.



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