Brexit la guida per prepararsi al meglio turismo lavoro immigrazione tasse sanita e passaporti

Brexit, la guida per prepararsi al meglio: turismo, lavoro, immigrazione, tasse, sanità e passaporti

La Republica News
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LONDRA – Mancano poche ore alla Brexit, che si concretizzerà irreversibilmente alle 23 inglesi di oggi 31 dicembre e molti lettori ci hanno chiesto “che cosa succederà?” riguardo a molti aspetti e temi legati all’uscita di Londra dall’Ue: turismo, lavoro, immigrazione, tasse, documenti, patenti, viaggi, calcio.

Abbiamo stilato una selezione dei dubbi e delle preoccupazioni più ricorrenti degli italiani che hanno legami o connessioni con il Regno Unito e abbiamo provato a rispondere alle loro domande. Ecco una lista essenziale di ciò che dovete sapere per essere preparati alla Brexit e ai suoi cambiamenti radicali in Uk dal 1 gennaio 2021.

IMMIGRAZIONE

Ho vissuto per più di tre mesi in Regno Unito ma non mi sono ancora registrato/a al Settlement Scheme per ottenere la residenza provvisoria “Pre-Settled Status” (di 5 anni, per chi ha vissuto per meno di 5 anni in Uk prima del 31 dicembre) o quella permanente “Settled Status” (che può richiedere chi ha vissuto per più di 5 anni in Uk). Sono ancora in tempo?
Sì. Fino a fine giugno un cittadino europeo di recente residente in Uk per almeno tre mesi può sempre fare richiesta per il Settlement Scheme. Ma meglio farlo al più presto per non incappare in problemi dal 1 luglio in poi (in teoria, non è esclusa l’espulsione). In realtà, nelle ultime settimane il governo britannico ha allentato ulteriormente le maglie e fatto capire che qualunque europeo entrato entro oggi 31 dicembre, anche per pochi giorni, avrebbe potuto ottenere il permesso di residenza di cinque anni. Dal 1 gennaio però cambierà tutto (vedi in basso).

Il governo britannico si è sempre rifiutato di fornire la documentazione cartacea del Pre-Settled e del Settled Status ai cittadini europei, generando polemiche. Senza questo “pezzo di carta”, potrebbero esserci problemi varcando la frontiera nei prossimi mesi?
In teoria no. Il Pre-Settled o Settled Status è associato con il proprio passaporto biometrico. Quindi, presentando quest’ultimo ai varchi automatici “E-Gates”, si dovrebbe attraversare la frontiera senza problemi perché il sistema riconoscerà il permesso di residenza associato al documento. Più complicato, invece, se il Pre-Settled o Settled Status è stato ottenuto presentando la carta d’identità: in quel caso bisognerà passare per il controllo fisico degli agenti di frontiera, che tuttavia sul terminale dovrebbero accertarsi rapidamente del certificato di residenza ad esso associato.

LAVORO

Posso partire “all’avventura”, ossia trovare un lavoro dopo esser entrato in Regno Unito per massimo tre mesi da “turista”, e chiedere successivamente il visto lavorativo per rimanere?
No, perché tutto ciò sarà fuorilegge. È questa una delle più grandi differenze dal 1 gennaio in poi, rispetto al regime precedente. Perché se in precedenza, grazie alla libera circolazione Ue, un cittadino europeo o italiano poteva entrare più o meno liberamente in Uk e poi cercarsi con calma un lavoro, adesso sarà l’esatto contrario: per lavorare in Uk bisognerà prima ottenere un lavoro da remoto e soltanto dopo si potrà varcare la frontiera per prendere servizio sul suolo britannico. Questo perché il governo di Boris Johnson ha previsto un sistema di immigrazione molto rigido, di tipo “australiano”, con i migranti che devono raggiungere un numero di punti preventivo (tramite qualifiche, conoscenza lingua, etc) a seconda del lavoro che vorrebbero fare per entrare in Regno Unito. I cittadini Ue saranno trattati dal 2021 come tutti gli altri stranieri. Qui tutte le informazioni necessarie (https://www.gov.uk/guidance/the-uks-points-based-immigration-system-information-for-eu-citizens )

Sarà convertita automaticamente la validità delle professioni e degli ordini professionali?

In teoria, a differenza di quando Uk apparteneva all’Ue, no. Ma nell’accordo Brexit del 24 dicembre è scritto che comunque le autorità dell’uno e dell’altro blocco proveranno a facilitare questo processo. È consigliato rivolgersi direttamente agli enti che regolano la propria professione o ordine.

TURISMO, VIAGGI E PATENTI

Il turismo degli italiani in UK e quello dei britannici in Italia sarà in qualche modo ostacolato? Per brevi periodi occorrerà un visto simile all’Est per entrare negli Usa?
Per quanto riguarda il turismo, non cambierà molto. Fermo restando che dal primo gennaio terminerà in Regno Unito la libera circolazione dei cittadini prevista dal mercato unico Ue, europei e italiani non residenti potranno entrare in Uk per turismo (e viceversa) senza visto e restare nel Paese per al massimo tre mesi su sei continuativi.

Basterà la carta d’identità o servirà necessariamente il passaporto per entrare da turista?
Fino a ottobre 2021, per i turisti italiani ed europei sarà possibile utilizzare anche la carta d’identità per entrare in Regno Unito. Successivamente sarà obbligatorio il passaporto, ma consigliamo di utilizzare da subito il passaporto per evitare problemi alla frontiera e soprattutto per saltare la fila perché i varchi automatici E-Gates alla frontiera dovrebbero continuare ad operare. La carta di identità potrà essere utilizzata anche dopo ottobre 2021 da coloro che l’hanno associata, in vece del passaporto, alla residenza temporanea o definitiva del Settlement Scheme, il programma per la permanenza in Uk e la conservazione dei diritti dopo la Brexit dei cittadini Ue residenti oltremanica.

Che cosa ne sarà delle patenti europee in Uk e viceversa? Saranno accettate?
Per turisti e residenti, le patenti europee continueranno a essere accettate in Regno Unito. Se si vive oltremanica, inoltre, sarà sempre possibile “scambiarle” con una patente locale britannica. Se si possiede una patente britannica, invece, questa sarà teoricamente valida anche nei Paesi Ue, ma vi consigliamo di controllare sempre con le autorità della vostra destinazione specifica, in quanto qualche Paese europeo potrebbe richiedere in aggiunta anche la “Patente internazionale”, soprattutto se si guida da un Paese Ue all’altro. Dunque, consigliamo di acquistarla in ogni caso in Uk, per essere più tranquilli: all’ufficio postale costa meno di sei sterline.

Come cambierà l’esperienza in treno Londra-Parigi? Bisognerà arrivare in Gare du Nord/St. Pancras molto prima, passare più controlli doganali, avere meno bagagli?
Non dovrebbero esserci differenze sostanziali, a meno di eventi eccezionali. Il Regno Unito era fuori dall’area Schengen (dove non vigono controlli al confine) già quando era membro Ue. Dunque anche allora ci si doveva in ogni caso identificare alla frontiera, nello specifico agli agenti in servizio o agli e-gates per i passaporti biometrici. Lo stesso continuerà ad accadere da domani in poi.

Possiamo ancora portare in valigia in UK alimenti tipici, come il parmigiano e un pezzo di guanciale?
In modiche quantità non ci dovrebbero essere problemi, ma dovrà essere compilata comunque una dichiarazione doganale, come quando si entra negli Stati Uniti. In ogni caso Londra non è ancora stata molto chiara sull’argomento. Lo scopriremo da domani 1 gennaio.

COPERTURA SANITARIA E WELFARE

Cosa accadrà invece per la copertura sanitaria di cittadini europei che vivono in Uk da prima del 1 gennaio e per quelli che arriveranno dopo il 1 gennaio? E per gli europei residenti in Uk che tornano momentaneamente in Ue?
Se si è vissuti regolarmente in Uk e si è ottenuto indifferentemente il Pre-Settled (residenza provvisoria di 5 anni) o il Settled Status (residenza permanente), con esso è garantita anche la copertura sanitaria pubblica “Nhs” gratuita. Il governo britannico ha sottolineato che ospedali o altre strutture mediche potrebbero richiedere al paziente prova del Settlement Scheme, che tuttavia non ha un documento cartaceo (ma la ricevuta via mail dovrebbe bastare). Per gli italiani ed europei che si trasferiranno in Regno Unito dal 1 gennaio in poi invece, la copertura sanitaria non sarà più gratuita ma avrà un costo (che va dai 550 ai 700 euro annui) corrispondente alla durata del visto (lavorativo o studentesco) concesso dalle autorità britanniche.

Se invece si è turisti europei in Uk, la tessera sanitaria europea continuerà a garantire la copertura del servizio sanitario gratuito, seppur temporanea. Lo stesso potranno fare i britannici in Ue, o i residenti europei in Uk, sempre mediante la tessera sanitaria europea o l’equivalente Ghic, “UK Global Health Insurance Card”. Tuttavia, se si è turisti, consigliamo di associare sempre un’assicurazione da viaggio per completare la copertura sanitaria in caso di episodi eccezionali, come il salvataggio in zone impervie o il rimpatrio di persone afflitte da gravi condizioni mediche. Per coloro che hanno doppia cittadinanza invece vale il discorso di sopra, e il sistema sanitario di riferimento sarà quello del Paese dove risiedono.

Sono un medico italiano, ho una paziente di nazionalità britannica ma che ha sempre vissuto in Italia fin da piccolissima. Patologia cronica. Cosa cambia?
Nulla, se la paziente è regolarmente residente in Italia, in autonomia o con il proprio nucleo familiare. Anche le patologie croniche saranno curate col nuovo regime perché questo tipo di copertura sanitaria è prevista per i residenti stranieri anche dopo la Brexit (ma non per i turisti con malattie croniche).

Dopo il 1 gennaio, ci saranno le stesse regole per la richiesta di sussidi di disoccupazione, case popolari e del welfare in generale?
No. Dal 2021 i cittadini europei non ne avranno diritto in gran parte per i primi cinque anni della loro permanenza. Il welfare tra l’altro non è assicurato neanche dalla residenza provvisoria “Pre-Settled Status” bensì da altri parametri che contano nell’accettazione della richiesta, come le tasse pagate, i contributi, eccetera (qui per approfondire).

TASSE E SOLDI

Sono italiano/a, ho già ottenuto il Pre-Settled status (residenza provvisoria di 5 anni) e lavoro freelance per una compagnia europea pagando da anni le tasse in UK. Devo fare qualche cambiamento o notifica nella mia dichiarazione dei redditi qui?
Se si pagano già le tasse qui e non ci sono altre modifiche del proprio status fiscale, non cambia nulla nella dichiarazione dei redditi, a meno di situazioni particolari. Da controllare la questione contributi con il commercialista, se non questi non si pagano in Uk, a differenza delle tasse: il Regno Unito potrebbe mettere un limite al numero di anni in cui la previdenza si può scorporare nel Paese di origine, ma dipende anche dal tipo di occupazione.

Ci saranno implicazioni per l’accordo Italia-Uk sulla doppia imposizione?
No, Regno Unito e Italia continueranno ad avere un accordo sulla doppia imposizione fiscale, facilitando il cittadino europeo o britannico.

Ho lavorato in Uk per anni. Ora sono tornato in italia. Cambierà qualcosa in merito a contributi pensione accumulati e pensione futura Uk?
In teoria no, l’accordo bilaterale fiscale Italia-Uk assicura la prosecuzione di queste funzioni e delle prestazioni previdenziali.

Barclays avrebbe già detto ai residenti dell’Ue in Italia che i loro conti verranno chiusi. È probabile che altre banche facciano lo stesso? Anche in altri Paesi dell’Ue? L’accordo influisce su questa decisione?
Per aprire un conto in banca in Regno Unito bisogna essere residenti, quindi per coloro che si sono trasferiti permanentemente in Ue è possibile che la banca avverta che i loro conti in banca potrebbero essere chiusi, soprattutto se non venissero utilizzati. Ma dipende dal singolo istituto. In genere, come per esempio ha notificato un’altra banca inglese come Hsbc, i cittadini britannici e quelli europei che si sono trasferiti in Ue possono conservare tranquillamente il loro conto in Regno Unito facendo almeno un’operazione all’anno, altrimenti questo si “congela” e dovrà essere sbloccato.

STUDENTI

Che cosa cambierà per gli studenti europei in Uk?
Molto. Se si vuole studiare a Oxford, Cambridge o in altre università del Regno Unito pagando le stesse economiche rette dei cittadini britannici, bisogna entrare sul suolo britannico al massimo entro oggi 31 dicembre 2020. Questo perché, a causa della Brexit, anche un solo giorno di ritardo costringerà gli studenti Ue a pagare le costosissime rette sinora destinate solo agli universitari extraeuropei. Dal primo gennaio, infatti, questo trattamento sarà riservato anche a italiani, francesi, tedeschi e gli altri Stati membri dell’Ue. La differenza dei due regimi, soprattutto se ci si arruola nelle università più prestigiose, sarà di migliaia di euro all’anno, con picchi di decine di migliaia per l’intero corso di laurea. Non solo: tra visto e assicurazione sanitaria, il conto salirà di ulteriori mille euro circa all’anno per studente europeo. Qui trovate tutte le informazioni.

Continuerà il programma Erasmus in Regno Unito?
Purtroppo no. Qui il perché.

Quali saranno i vantaggi per i laureati stranieri in Uk in termini di ricerca del lavoro oltremanica?
Quelli di sempre, soprattutto se ci si laurea in un’università top come Oxford o Cambridge. La differenza è che si pagherà molto di più per studiare, allo stesso modo degli altri stranieri non europei, a meno che non si abbia una borsa di studio. Il visto studentesco può durare fino a cinque anni e, dopo il conseguimento della laurea, si potrà rimanere sul suolo britannico per ulteriori due anni (per laureati) o tre anni (dottori di ricerca) per trovare lavoro.

Ammissione alle università inglesi, borse di studio per studenti Ue: cosa cambierà e in che direzione si andrà?
Difficile dirlo, perché ogni università potrebbe comportarsi in modo diverso: per esempio gli atenei scozzesi potrebbero far continuare a pagare rette ridotte agli studenti Ue, mentre altre simili offerte di università inglesi sono state revocate causa crisi del Covid. Vi consigliamo di rivolgervi direttamente all’ateneo di riferimento. Mentre, per informazioni generali, due link possono essere molto utili: questo e questo.

Che cosa accadrà al riconoscimento di titoli accademici inglesi in Europa, e viceversa? Resterà automatico?
In teoria, nonostante la Brexit, il Regno Unito non è uscito dal cosiddetto “Bologna Process” europeo che equipara i titoli di studio e accademici. Quindi il riconoscimento, a meno di casi eccezionali, non dovrebbe essere un problema post Brexit. Allo stesso modo, chi ha ottenuto un Bachelor (laurea di primo livello) in Uk ha tutto il diritto di fare un Master (simile alla laurea specialistica) in Italia o in un altro Paese europeo, al di là di possibili integrazioni di curricula ed esami specifici richiesti dall’ateneo di arrivo.

FINANZA & BUSINESS

Quali saranno le conseguenze per la City e i servizi finanziari?
La finanza rappresenta il 10% del Pil del Regno Unito e fino al 20% del gettito fiscale britannico. La City di Londra vorrebbe continuare a mantenere la sua leadership finanziaria nel mondo, mentre l’Ue vorrebbe sfruttare la Brexit per opporre a essa un polo di eguali dimensioni e potenza, cosa impossibile a breve termine per carenze “strutturali” dell’Unione nel campo: una cesura netta con la City provocherebbe ripercussioni anche per la finanza europea.

Parlando dell’accordo Brexit annunciato il 24 dicembre riguardo alla parte sulla finanza, Johnson ha ammesso: “Non è proprio quello che volevamo”. Eufemismo, per un settore cruciale: l’Ue non ha ancora garantito l’“equivalenza” completa per i servizi finanziari britannici, in tutto l’80% dell’economia Uk. Se ne riparlerà nelle prossime settimane. In caso di rottura, solo le società britanniche con sede in Ue saranno ammesse a fare affari in Europa. Nessun problema per le aziende Uk più grandi (che anzi avevano già avviato una “clonazione” in Ue nei mesi e anni scorsi in caso di “No Deal”), mentre sarà più complicato per quelle più piccole, che dal marzo 2021 potrebbero vedere revocato il loro status in Ue in qualsiasi momento.

Un’azienda con sede in Uk potrà ancora partecipare a gare pubbliche europee oppure sarà necessaria una sede all’interno della Ue?
Sì, potrà continuare a partecipare a bandi pubblici Ue, così come le aziende europee in Uk. Questo perché il Regno Unito dal 1 gennaio 2021 sarà parte del cosiddetto Government Procurement Agreement dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto).

Sono un freelance nel settore dell’Information Technology. Cosa cambierà?
Nulla se si è residenti regolari, si è pagato le tasse in Uk sinora e non si cambia Paese.

Chi ha un’azienda la cui sede legale è in un Paese europeo e quella fiscale in Uk cosa deve fare?
Dipende dal tipo di business e dal mercato principale di riferimento. Qui trovate informazioni per l’eventuale registrazione in Uk.

COMMERCIO

Dal punto di vista commerciale ci sarà l’istituzione di dazi doganali per l’importazione ed esportazione di beni e merci da e per Ue?
Nella stragrande maggioranza dei casi, non ci saranno né dazi né tariffe per import/export ma i due blocchi (Uk o Ue) potranno rivalersi sull’altro e imporre dazi qualora uno di loro si consideri vittima di concorrenza sleale o aiuti di stato illegali dell’altro, a patto che questa accusa venga appurata da un arbitrato indipendente.

Ma non ci saranno file alla frontiera, vero?
Invece potrebbero accadere. Perché dal 1 gennaio non ci sarà la stessa fluidità alle frontiere come quando il Regno Unito faceva parte del mercato unico europeo. Le distorsioni di questo nuovo regime, nonostante l’accordo commerciale, saranno da vedere dal 1 gennaio in poi: per molti beni si dovranno compilare dichiarazioni doganali che potrebbero arrivare a circa 700 milioni all’anno di nuovi moduli per la burocrazia inglese (ed europea), con migliaia di nuovi addetti alle frontiere da reclutare per Londra. Insomma, un passaggio non facile, anzi un fardello potenzialmente enorme. Ma di certo meglio di un brutale “No Deal”, cioè di un’uscita di Londra dall’Ue senza accordo, come hanno dimostrato le infinite code di camion e tir a Dover negli ultimi giorni appena la Francia ha chiuso le frontiere “per Covid”. Anche se file di automezzi potrebbero crearsi comunque proprio per le dichiarazioni doganali e altra burocrazia che saranno necessarie. Anche per questo, il Regno Unito per sei mesi praticamente non controllerà merci e beni in ingresso, perché non ha la capacità di farlo (né come addetti, né come spazi), mentre la Francia di Macron difficilmente non applicherà le norme e controlli doganali di rigore.

DOCUMENTAZIONE, TELEFONI E SPEDIZIONI

I cittadini britannici residenti in Ue dovranno cambiare passaporti dopo il 1 gennaio? E viceversa?
No. I cittadini Uk residenti in Ue e quelli europei che vivono in Regno Unito non saranno tenuti a cambiare passaporti dal 1 gennaio, a meno che non siano in scadenza. In quel caso, come da norma, il consolato locale lo sostituirà previo appuntamento. L’unica differenza per i cittadini Uk (nessuna per quelli Ue) è che avranno un passaporto blu e non quello rosso magenta con la scritta dell’Unione Europea.

Il roaming telefonico in Uk e Ue sarà ancora gratuito?
Non è chiaro. Nell’accordo Brexit non viene garantito e praticamente è lasciata mano libera agli operatori telefonici che possono decidere se proseguire il carattere gratuito della loro offerta all’estero oppure no. Per ora, gran parte delle compagnie telefoniche britanniche e italiane ha confermato il regime attuale e non chiederà sostanziosi supplementi, come accadeva qualche anno fa. Ma è bene accertarsene con il proprio operatore, tenendo presente che quest’ultimo potrà decidere in qualsiasi momento di cambiare le regole.

Le spedizioni di pacchi in Uk o in Ue saranno soggetti a tasse e Iva dopo il 31 dicembre? E bisognerà compilare dichiarazioni doganali?
Risposta alla seconda domanda: sì, quasi sempre. Per quanto riguarda le tasse, dipende dal Paese di arrivo, ma in molti casi l’Iva sarà prevista. Qui trovate molte informazioni a seconda del vostro caso.

SPORT

Cosa cambierà nel calcio? I giocatori europei avranno lo stesso accesso in Premier League?
No. La Brexit cambierà anche la Premier League. Che dal 2021 non sarà più la stessa. Perché andrà a intaccare le basi del reclutamento dei giocatori, soprattutto delle giovani promesse. La prima nuova regola penalizzante è che i calciatori europei saranno trattati come qualsiasi altro straniero, perché non ci sarà più la libera circolazione di cittadini Ue in Regno Unito. Un calciatore europeo se vorrà giocare in Premier League dovrà dunque superare anche lui il sistema di immigrazione a punti, sul modello “australiano”, similmente applicato a tutti i lavoratori stranieri che dal 1 gennaio vorranno trasferirsi in Regno Unito. Nel caso dei calciatori, si baserà su diversi parametri: presenze internazionali e nel club di provenienza, qualità e “reputazione” di quest’ultimo, prestigio del campionato di appartenenza, eccetera. Ma non è finita qui. Perché le squadre, d’ora in avanti, non potranno ingaggiare più di tre giovani stranieri (anche europei) tra i 18 e 21 anni per ogni finestra di mercato. Ma soprattutto, sarà impossibile incorporare minorenni non britannici, e in qualunque momento. Insomma, i casi di Pogba da giovanissimo arrivato al Manchester United e Fabregas all’Arsenal saranno irripetibili (qui per approfondire).

E i calciatori britannici? Saranno considerati extracomunitari nei campionati europei e in Serie A?
Sì. Di conseguenza, andranno a occupare una casella di calciatori di questa tipologia nelle singole squadre, che in Serie A possono avere come tesserati un massimo di tre extracomunitari.



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