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Brindisi da record: una bottiglia venduta a un misterioso Paperone dell’Est Europa per 900 mila euro

La Republica News
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MILANO – Un jet privato partito dalla Svizzera in direzione Est Europa. A bordo un passeggero d’eccezione: una bottiglia formato sei litri 1985 Romanée Conti del Domaine de La Romanée Conti. Era custodita dalla Avu di Sorengo, vicino Lugano, società specializzata nella vendita di vini extra-lusso per le persone più ricche del mondo. E infatti il misterioso compratore ha dovuto pagare il suo brindisi 900 mila euro più Iva, un record assoluto secondo le informazioni degli specialisti del nettare da Paperoni.

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Come può un vino arrivare a valere tanto? “Un insieme di fattori spiega la quotazione”, racconta il ceo della Avu, Fabio Cattaneo. “In primo luogo il ‘pedigree’ di questa bottiglia è eccezionale”. La società, infatti, ha acquisito questo sei litri in un lotto di sei bottiglie che l’Enoteca Pinchiorri, storica casa fiorentina da 3 stelle Michelin, ha messo in vendita alla fine dello scorso anno. Allora, tutte e sei le bottiglie furono cedute per 835 mila euro. Ora il gioiello più splendente della collezione è passato di mano, da solo, per un prezzo superiore. L’esser stata custodita in un tempio del vino come Pinchiorri garantisce la massima qualità, così come il numero di serie #000001 aggiunge pregio. Altro fattore che la rende più importante è “che dal 2009 la casa ha terminato la produzione di questi grandi formati”, quindi quelli in circolazione restano gli ultimi.

“Per anni abbiamo fatto il filo a quella collezione, che il signor Pinchiorri teneva come fosse il suo bebè“. Quando finalmente Cattaneo è riuscito ad assicurarsi quel tesoro, “abbiamo atteso qualche mese perché si placasse l’ondata di notizie circa la vendita da parte di Pinchiorri. Poi l’abbiamo proposta ai nostri clienti, alla fine la transazione si è chiusa in pochissimo tempo“.

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“Si tratta di incontrare la persona giusta al momento giusto”, racconta ancora Cattaneo. E l’uomo giusto al momento giusto si è mostrato dall’Est, anche forte di una importante liquidità per aver da poco chiuso la vendita di quote societarie con lauta plusvalenza. Tanto che il suo shopping non si è limitato a questo, ma ha incluso anche un 3 litri 1985 Romanée Conti da 450 mila euro e altro ancora.

Se questo è un caso estremo – “come se parlassimo di un Picasso” – le aste di vini hanno regalato altre curiosità in tempi recenti: a 30 mila dollari è andato un blend sudafricano di 200 anni, che si suppone fosse destinato a Sant’Elena per il palato di Napoleone. E c’è già chi potrebbe sfidare il Romanée Conti appena piazzato: da Christie’s andrà all’asta (o, forse, in vendita diretta) un Petrus 2000 che è invecchiato per 14 mesi sulla Iss, la stazione spaziale internazionale: dettaglio che ne proietta la valutazione attesa sul milione di dollari (sarebbero oggi circa 823 mila euro).

Al di là di questi casi straordinari, l’investimento nel vino è un fenomeno sempre più globale. “Se negli anni Ottanta i compratori erano in Svizzera, Belgio, Inghilterra, e un po’ Giappone e Usa, oggi è un mercato mondiale con la Cina che la fa da padrona, il SudEst asiatico e il Sudamerica che crescono fortissimo”.

Scommettere sulle bottiglie, spiega Cattaneo, richiede pazienza. “Si calcola che nel lungo periodo il rendimento sia dell’8% annuo”. D’altra parte, i produttori di grandi vini mantengono costante – se non in diminuzione – la resa. E questa offerta contingentata si scontra con una domanda in crescita: “I miliardari sono sempre di più, è normale che le quotazioni continuino a salire”. Ci sono stati casi recenti di boom improvvisi, come “il Sassicaia 2016 che è uscito sui 130 euro, poi ha ricevuto da The Robert Parker’s Wine Advocate una valutazione da cento centesimi ed è schizzato immediatamente a 300 euro. Ma la regola di base è che serve tempo per acquistare valore”.

Intanto, cosa farà il misterioso acquirente di questa bottiglia da capogiro? “Ci ha detto che la berrà, e conoscendolo sappiamo che è un cliente che è solito stappare le bottiglie”. Un consiglio per lui? “Non ne ha bisogno, ma l’elemento fondamentale del vino è la condivisione. E’ un prodotto che nasce per esser bevuto e condiviso: le bottiglie passano, sono i momenti che restano”. Per chi stapperà, resterà senza dubbio un caro ricordo.



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