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Brogli alle elezioni di Reggio Calabria. Altri tre candidati hanno usato le schede degli anziani deceduti

La Republica News
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Un sistema bipartisan e trasversale. L’abitudine – comune a tutti gli schieramenti – di aggiustare il voto popolare per ramazzare consensi. Si allarga l’inchiesta sui brogli elettorali alle ultime comunali di Reggio Calabria, che nei mesi scorsi ha fatto finire ai domiciliari il numero due del Pd a Reggio Calabria, Nino Castorina.

Il giovane esponente dei dem, indagato con l’accusa di aver addomesticato il voto, ramazzando le inconsapevoli preferenze di anziani in alcuni casi anche già deceduti, non sarebbe l’unico ad aver inquinato il responso delle urne. Anche altri tre aspiranti consiglieri comunali, due dei quali di centrodestra, avrebbero tentato di “aggiustare” in proprio favore le preferenze, votando o facendosi votare più volte.

Indagati a vario titolo per violazione della legge elettorale sono Luigi Dattola (Fratelli d’Italia), Giuseppe Eraclini (Forza Italia), Giuseppe Cuzzocrea, candidato in una lista civica dello schieramento di centrosinistra, a sostegno del sindaco Giuseppe Falcomatà, più Paola Serranò, ex consigliere dem che ha scelto di non correre alle ultime elezioni, ma comunque si sarebbe prodigata per raccogliere illecitamente preferenze.

Secondo quanto emerso dalle prime indagini, coordinate dal pm Paolo Petrolo e dall’aggiunto Gerardo Dominijanni, tanto Eraclini, come Cuzzocrea avrebbero collezionato decine di deleghe al ritiro di tessere elettorali. Lo stesso – è emerso in passato – aveva fatto Castorina, che proprio accaparrandosi centinaia di tessere elettorali di anziani inconsapevoli sarebbe riuscito ad accumulare consensi, ovviamente all’insaputa dei diretti interessati.

Nel caso del giovane esponente dem però si tratta solo di un passaggio di una strategia molto più complessa e iniziata quasi due anni prima della convocazione dei comizi, quando abusivamente ha chiesto e ottenuto di entrare in commissione elettorale. Peccato che a inizio legislatura non fosse stato eletto neanche fra i supplenti e che nel 2018 si sia limitato a comunicare con una semplice nota la propria partecipazione alle riunioni, sulla base di un non meglio specificato ed inesistente “regolamento”.

Reazioni da parte dello staff del sindaco? Nessuna. Il presidente del consiglio comunale e secondo destinatario della missiva, Demetrio Delfino – che per questo è stato iscritto nei mesi scorsi nel registro degli indagati –  l’ha invece recepita, ratificata e comunicata con tanto di nota protocollata indirizzata ai vertici dell’amministrazione. E caduta nel vuoto. Agli atti rimane solo la revoca di una delega emessa poche ore prima dal sindaco di cui però non c’è traccia alcuna. Un’altra delega “fantasma”, mai esistita – ha confermato il sindaco Falcomatà ai magistrati – ha permesso a Castorina di diventare addirittura presidente della commissione. E di fare il salto di qualità. È in questa veste che ha scelto più della metà degli scrutatori, abbinandoli a seggi ben precisi, invece di procedere come da norma per sorteggio.

Al riguardo, in passato il procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri aveva spiegato che “la funzionaria che abbiamo sentito al riguardo ci ha detto che, stando a quanto riferito da Castorina, i nomi erano stati scelti non solo da lui, ma anche da altri componenti della commissione, sia di maggioranza, sia di opposizione. Tutti profili che dovremo approfondire”. Un filone di indagine e approfondimento diverso e ulteriore rispetto a quello emerso oggi. Gli ultimi aspiranti consiglieri indagati sarebbero invece intervenuti nel corso delle operazioni di voto. Le loro eventuali responsabilità sono ancora tutte da verificare, ma mese dopo mese il voto di Reggio Calabria appare sempre più inquinato.



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