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Brugnaro, il “Berlusconi di Venezia” si regala uno yacht e un partito. E salpa alla conquista del centrodestra

La Republica News
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Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro si sta regalando uno yacht da trenta metri: il Ferretti 1000. Sarà pronto entro l’estate. Ha già ingaggiato il comandante, rivela Il Gazzettino, ma alla bisogna è in grado di pilotarlo personalmente. Ma verso quali lidi intende salpare? Anche il suo partito, con un nome dal sapore berlusconiano, Coraggio, Italia!, sarebbe già in rada. Nascerebbe la settimana prossima intanto come gruppo in Parlamento, venti deputati alla Camera, dieci al Senato, metà dei quali arriverebbero da Cambiamo, il partito di Giovanni Toti, gli altri sarebbero transfughi di Forza Italia. Una speranza per i moderati, dicono. Può esistere un partito con due capi? “Toti fa politica, Brugnaro ci mette i soldi”, la fa facile una vecchia volpe del centrodestra. Dal Veneto sembrano scettici sull’intrapresa. “Brugnaro non si butta in niente se prima non è sicuro di vincere e lui può solo fare il leader “, osserva Alberto Vitucci della Nuova Venezia, un cronista che lo segue dall’inizio della sua avventura in Comune.

Centrodestra: alla Camera nasce “Coraggio Italia”, il partito del sindaco di Venezia Brugnaro

Perché Brugnaro vuol scendere sul campo nazionale? Dicono che sia rimasto deluso da Silvio Berlusconi, che gli aveva promesso le chiavi di Forza Italia. Per quanto ricco, vulcanico e simpatico, ha davvero il carisma per fare il condottiero anche a Roma? Come Berlusconi anche Brugnaro deve parte del favore popolare allo sport, essendo il patron di una storica squadra di basket, la Reyer di Venezia.

È un estimatore di Draghi, va da sé, è nel rafforzamento di questa esperienza di governo, e nel rimescolamento che ha innescato nel sistema dei partiti, che va letta la nuova creatura. “Grandissima scelta! Draghi! Ha vinto Renzi e forse adesso si cambia musica. Grande Mattarella! Incrociamo le dita, tifiamo Italia” scrisse entusiasta su Twitter, il 2 febbraio scorso.

È figlio di Ferruccio Brugnaro, il poeta degli operai di Marghera, e di Maria, maestra. Dalle passioni politiche del padre si è smarcato presto, e questo ha reso la sua personalità più sfaccettata, più complessa. Si comporta come uno di destra, senza esserlo, da qui la sua contraddizione. Architetto, sposato due volte, cinque figli, Brugnaro si affacciò rumorosamente sul proscenio nell’estate del 2015 e sembrava allora un cavallo pazzo del genere anarcoide. Diceva: “Libererò Venezia da abusivi, accattoni e centri sociali”, “metto in cella i vu cumprà”. Si schierò contro il Gay pride, litigò con Elton John che gli diede del bigotto e del bifolco, e attaccò a testa bassa “i soloni da salotto della sinistra”. A quel tempo era, come tanti, un ultrà di Matteo Renzi, allora un potente a palazzo Chigi. “Ho trovato una città in mutande per salvarla servono gli attributi”, fu uno dei suoi slogan elettorali. Faceva a cazzotti su Twitter. Fuori da ogni schieramento, un impolitico di talento, che dal centrodestra ricevette solo l’appoggio di Forza Italia. Lo portarono ad Arcore, convinse Silvio. Trionfò contro Felice Casson.

Guascone, dà pacche sulle spalle, s’infila negli spogliatoi della Reyer, parla in dialetto, per questo i veneziani lo sentono uno di loro. Per il resto è cambiato parecchio. Si è moderato. L’anno scorso è stato rieletto, vincendo ovunque, tranne che in centro storico, affermandosi anche nei quartieri storicamente di sinistra come Marghera e il sestiere della Giudecca. Anche con lo star system le cose sono migliorate, è diventato amico di Zucchero.

Ricco, è ricco, come se bastasse per sfondare. Si è detto che alcuni parlamentari decisi ad entrare nel suo partito siano stati portati in elicottero all’incontro decisivo di Venezia, voce bellissima da immaginare ma che non ha trovato conferma. A 60 anni guida un piccolo impero, fondato dal 1997 con l’avvio di Umana, agenzia di lavoro interinale, che oggi è una holding che raggruppa 23 aziende, tenute in Toscana, aziende in Argentina.  Insomma, è il classico selfmade veneto, che si è fatto da sé. E adesso, oltre allo yacht, vuole regalarsi l’Opa su Forza Italia, indebolita dai problemi di sallute del Cavaliere. I big del partito azzurro dicono che non gli riuscirà, e lo diffidano dal ricavarne l’ennesimo partitino. E forse qualche ragione ce l’hanno. “E’  più amministratore che politico”, si mostra scettico pure Francesco Jori, un giornalista che conosce benissimo il Veneto. Un’altra fonte ricorda che Brugnaro per pranzo e cena torna sempre a casa, tra gli affetti, sono i dettagli che rivelano un carattere e forse rivelano i limiti di un’ambizione, o forse il vulcanico Brugnaro stupirà tutti anche stavolta.



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