Brusaferro La diffusione del virus si valuta con un mix di indicatori

Brusaferro: “La diffusione del virus si valuta con un mix di indicatori”

La Republica News
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Il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, interviente ancora sugli indicatori utilizzati per analizzare la situazione epidemiologica in Italia. “Gli Indicatori sono un mix tra indicatori tempestivi e altri che richiedono più tempo per la raccolta, come il tempo di incubazione. L’insieme di elementi che si raccolgono tiene conto di questa variabilità”, ha precisato l’esperto durante la conferenza stampa sull’analisi della situazione epidemiologica organizzata al ministero della Salute.
Coronavirus, perché l’indice Rt non può bastare
di Tito Boeri e Roberto Perotti 16 Novembre 2020

“Quando si lavora sui dati in un’epidemia – ha aggiunto – bisogna prestare molta attenzione agli aspetti più complessi di questi dati e i relativi 21 indicatori; e poi serve guardare all’insieme dei dati che ci consentono di individuare il rischio. C’è poi un ulteriore elemento sull’attualità dei dati: gli indicatori sono un mix su cui può intervenire la tempestività dei dati; altri richiedono più tempo perché possono essere raccolte alcune valutazioni. Un esempio: l’inizio dei sintomi e l’incubazione del virus, su cui occorre tempo per avere tali dati e trarne una valutazione”.Brusaferro ha risposto in questo modo alle polemiche sulla raccolta dei dati e alle richieste arrivate dai governatori delle regioni, che chiedono al massimo cinque parametri “chiari e incontrovertibili” per valutare in quale categoria (gialla, arancione o rossa) debba rientrare un territorio per arginare la diffusione del virus.Su quali potranno essere ulteriori misure di contenimento ha poi spiegato: “L’indice Rt oltre a tracciare il trend ci dice anche dove stiamo andando, ma più andiamo avanti nel tempo più le proiezioni rischiano di essere instabili. Quindi cosa succederà a Natale dipenderà molto da come ci comportiamo. Ci auguriamo che le misure adottate e comportamenti corretti facciano in modo che in tutte le parti del Paese saremo a Rt sotto 1”.IL BOLLETTINO DI OGGIAlla conferenza stampa è intervenuto anche Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Iss, che nel commentare i nuovi casi di oggi (sono 32.191 su 208.458 tamponi mentre ieri erano solo 152.000) ha osservato che “la variazione è dovuta al numero di tamponi che si fanno. Ormai c’è una sorta di stabilizzazione del numero di test positivi giornalieri, forse con leggera flessione. Abbiamo un quadro stabile con una lieve diminuzione dei positivi, ma con indicatori sui ricoveri e i decessi che non sono buoni e che rappresentano la conseguenza dei casi cumulatisi in queste settimane. Al momento comunque non c’è una crescita dell”epidemia, ma forse una leggere diminuzione “.Sull’indice Rt ha poi sottolineato: “Rt è un parametro fondamentale per predire come sta andando l’epidemia, perché è il primo indicatore per capire se accelera o no. A volte però facciamo un errore: se Rt scende a 1,2 non è bene perché l’epidemia comunque cresce. La scorsa settimana era 1,4 ma prima era 1,7, ma ancora non possiamo vedere una diminuzione dei casi e delle terapie intensive. Quando andiamo a Rt sotto 1 allora l’epidemia decresce”.


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