Burzi, l’ultima lettera prima di uccidersi: “Contro di me sentenza iniqua e violenta, lascio il campo per protesta”

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Una pagina e mezza, una mail, scritta e inviata da Angelo Burzi prima di uccidersi la sera della vigilia di Natale a una stretta cerchia di amici e colleghi politici. Estremo gesto che il politico, tra i fondatori di Forza Italia in Piemonte, più volte assessore e capogruppo di Fi in Consiglio regionale, può compiere solo quando la moglie è fuori casa. Motivo per cui, come scrive nella stessa mail, sceglie la vigilia per spararsi un colpo di pistola per togliersi la vita.

L’oggetto della mail è chiaro: la fine della storia. Una pagina e mezza di riflessioni e accuse che sono state rese pubbliche dopo i funerali di oggi, nella Chiesta di San Filippo Neri a Torino. Burzi poche settimane prima era stato condannato a tre anni per peculato all’interno dell’inchiesta per Rimborsoboli. Motivo che lo ha spinto all’estremo gesto: “Siccome arrendermi non è mai stata un’opzione, frangar non flectar, esprimo la mia protesta più forte interrompendo il gioco, abbandonando il campo in modo definitivo”. Ecco il testo integrale:

I funerali di Burzi 

“Da: Angelo Burzi

Data: 24 dicembre 2021, ore 23:47

Oggetto: La fine della storia

Natale 2021

Conoscere per decidere

Ho vissuto splendidamente sino al compimento del mio 73mo compleanno. Poi da settembre sono cominciati i problemi… la notizia delle udienze alla fine previste per il processo di appello e un iniziale mal di schiena. Partiamo da questo e, abbreviando un percorso durato tre mesi, si arriva ad una Pet di fine novembre, a una biopsia e a una Tac tutt’altro che positive. Si preannuncia quindi un prossimo futuro dl approfondimenti, di interventi chirurgici e di terapie per nulla gradevoli… panorama non certo entusiasmante, ma c’è di peggio. La giustizia è un esempio appunto del “peggio”, non trascurando che lo scrivente è certo di essere totalmente innocente nei riguardi delle accuse a lui rivolte”.

“Alla fine del processo di appello, 14 dicembre u.s., ho totalizzato una condanna a tre anni per peculato svolto continuativamente dal 2008 al 2012. I possibili sviluppi stanno in un possibile nuovo ricorso in Cassazione, che avrà con grande probabilità un esito nuovamente negativo, diciamo alla fine del 2022. E qui iniziano i problemi seri perché interverrà la sospensione dell’erogazione del vitalizio per la durata della condanna. Probalmente si sarà fatta nel frattempo nuovamente viva la Corte dei conti pretendendo le conseguenze del danno di immagine da me provocato, diciamo non poche decine di migliaia di euro”.

“Conclusioni.
Credo tutto ciò sia soggettivamente insostenibile, banalmente perché col Vitalizio io ci vivo, non essendomi nel corso della mia attività politica in alcun modo arricchito, e sostanzialmente perché non sono più in grado di tollerare ulteriormente la sofferenza, l’ansia, l’angoscia che in questi anni ho generato, oltre che a me stesso, anche attorno a me nelle persone che mi sono più care: mia moglie, le mie figlie, i miei amici. Preferisco dare loro oggi, adesso, una dose di dolore più violenta, ma una tantum… poi la loro vita potrà ricominciare visto che hanno, contrariamente a me, una larga porzione di futuro davanti a sè, futuro che non voglio danneggiare o mettere a rischio con una inutile mia ulteriore presenza su questo palcoscenico”.

“Siccome arrendermi non è mai stata un’opzione, franger non flectar, esprimo la mia protesta più forte interrompendo il gioco, abbandonando il campo In modo definitivo. Serve anche fare un non esaustivo elenco dei personaggi che maggiormente hanno contraddistinto in maniera negativa questo mia vicenda in quasi dieci anni. Dapprima i giudici dei primo processo d’appello, i quali, con una sentenza che definire iniqua e politicamente violenta è molto poco, azzerarono la sentenza di primo grado che mi vide assolto per insussistenza del fatto dopo due anni di dibattimento in aula”.

“Poi l’uomo nero, il vero cattivo della storia, il sostituto procuratore che dall’inizio perseguì la sua logica colpevolista, direi politicamente colpevolista. Essendo persona preparata e colta non si arrese rispetto alle assoluzioni del primo grado, ma appellandosi a sua volta ottenne la condanna nel successivo appello. Ancor più colpevole a mio avviso perché, conoscendo in dettaglio I fatti che mi riguardano, insistette nelle sue tesi, infine trionfò pochi giorni fa con l’esito dei rinnovato appello determinato dalle decisioni della Cassazione: in questo caso con il contributo significativo del presidente e relatore della Corte, l’ultimo arrivato sulla scena e le cui motivazioni non sono ancora note. Bisogna attendere i 90 giorni dalla sentenza ma è evidente che ci ha messo molto del suo, probabilmente aggiungendo le sue valutazioni dl ordine etico morale, del tutto soggettive e prive sia di sostanza che di sostenibilità giuridica, alle richieste dell’accusa. Se la procedura glielo avesse consentito, credo le avrebbe ampliate”.

“Desidero infine che il mio abbandono non sia in alcun modo connesso con il Natale, è solo dovuto alla concomitante assenza fisica di mia moglie, il che lo rende oggi praticabile. Spero però sia di esplicita condanna verso coloro che ne sono stati concausa e di memoria per coloro che, leggendo queste poche righe, le potessero condividere”.

“Importante anche non dimenticare il ruolo della presidente Bersano di Begey che svolse eccellentemente il suo non semplice ruolo durante il primo grado del processo, leggendo le carte disponibili, sentendo coloro che avevano titolo, distuinguendo le spese per la loro inerenza al mandato dei consiglieri, condannando severamente i colpevoli e assolvendo gli altri, tra i quali io stesso. Insomma facendo il giudice!”

“Me ne vado in eccellente forma psichica, abbastanza traballante in quella fisica, certo che questo mio gesto estremo sia l’unica strada da me ancora percorribile… la riduzione e la cessazione futura del danno! Siccome credo in Dio sono anche certo che Lui mi comprenderà e che quindi non passerò l’eternità tra le fiamme degli Inferi”.

“Con sincerità, Angelo Burzi

Ps. Chi fosse destinatario di queste parole sappia di essere autorizzato a farne l’uso che crede. Ne posso rispondere solo io, che però non ci sarò più”.

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