Caccia alle telecamere, l’arma segreta degli ucrani

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Per giorni le avanguardie russe nelle città invase sono state sorprese da improvvise imboscate e da tiri di mortai di precisione sorprendente. Gli ucraini riuscivano a conoscere con esattezza la posizione dei commandos che si inoltravano nelle strade con la massima cautela, di giorno e persino di notte. All’inizio gli ufficiali di Mosca hanno ipotizzato che ci fossero droni in cielo a spiarli, macchine silenziose che seguivano i loro movimenti. Ma qualsiasi verifica ha escluso la presenza di aerei telecomandati: il cielo era pulito. E allora? Chi informava in tempo reale i comandi ucraini sugli spostamenti degli attaccanti? Semplice, quasi banale. L’arma segreta si chiama CCTV ossia Closed Circuit Television: le telecamere a circuito chiuso usate per la sicurezza di edifici pubblici e privati o per il controllo del traffico. I difensori restavano comodamente seduti nelle centrali della sicurezza cittadina, spesso all’interno dei municipi, e osservavano in diretta i russi nei loro tentativi di andare all’assalto tra le case. Poi chiamavano le postazioni dell’artiglieria indicando le coordinate degli incauti bersagli oppure guidavano rapidi contrattacchi. Il primo impiego delle telecamere è avvenuto a Irpin, il sobborgo chiave per la resistenza di Kiev, dove più volte parà e incursori sono caduti in trappola grazie alle loro immagini. Lo stesso è accaduto in altri centri urbani piccoli e grandi. Adesso gli invasori hanno capito il trucco e prima di ogni azione vanno a caccia delle telecamere. Come questi miliziani ceceni nelle strade di Mariupol, che sembrano sparano all’impazzata contro i semafori: in realtà il loro bersaglio sono gli occhi elettronici installati per gestire il traffico cittadino. Sensori nati per fare le multe e diventati strumenti di guerra più efficaci dei droni.

di Gianluca Di Feo

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