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Calabria, il blitz di de Magistris ha già spaccato il centrosinistra

La Republica News
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Catanzaro – Se l’intento era di sparigliare le carte delle prossime regionali in Calabria, il primo obiettivo Luigi de Magistris l’ha raggiunto. In tempi rapidi, attorno a sé ha aggregato buona parte dei civici che il Pd puntava a coinvolgere, strappando persino un impegno personale da candidato capolista all’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano. Uno smacco per i dem, che da tempo lo corteggiano e anche di recente hanno provato ad arruolare l’ex sindaco di Riace, incassando un secco no.

Ma la candidatura dell’ex sindaco di Riace al fianco di de Magistris, è solo parte del problema per i dem. O meglio, è la cartina tornasole dell’emorragia di forze, sigle e comitati che a dicembre erano pronte ad una timida apertura al Pd come “male minore” e adesso sono convintamente schierate con il sindaco di Napoli. Alla lista si sono aggiunte tutte le schegge della galassia comunista, partiti come Sinistra Italiana, comitati, gruppi e associazioni spesso animati da attivisti che per il Pd finivano per votare.

Un problema per i dem, per settimane rimasti immobili a guardare la cavalcata elettorale di de Magistris, per poi annunciare – a sorpresa – la candidatura del giovane consigliere regionale Nicola Irto. E senza neanche provare a rianimare l’agonizzante tavolo del centrosinistra avviato a dicembre dal commissario regionale dem Stefano Graziano, e abbandonato al suo destino dopo il rinvio delle elezioni, inizialmente previste per il 14 febbraio.

Campione di preferenze con oltre 12mila voti, riconfermato in Regione come primo eletto del Pd, un rigido profilo istituzionale a dispetto dei suoi 38 anni costruito nel mandato da presidente del Consiglio regionale, Irto è uomo di apparato. O meglio come tale viene considerato. Per questo, contro la sua candidatura – a quanto pare, più subita che auspicata dal diretto interessato – sono insorti in tanti. A partire dalle Sardine, che con Jasmine Cristallo accusano de Magistris di autoreferenzialità, bocciano la fuga in avanti del Pd e invocano “un atto di responsabilità nella coalizione, per riannodare un confronto per costruire insieme una proposta autorevole”. A stretto giro e sugli stessi toni Leu. Poi più o meno piccole correnti locali dem.

In realtà, anche Irto nell’accettare la candidatura si è detto pronto a rimetterla in discussione in cambio di un “passo di lato” di de Magistris. Proposta ovviamente rispedita al mittente dal sindaco di Napoli che forte delle sue sette liste già chiuse è convinto di potersela giocare. Un timore che inizia a serpeggiare anche fra i ranghi del litigiosissimo Pd, dove non tutti potrebbero appoggiare Irto, a partire dall’area dell’ex governatore Mario Oliverio, in cerca di una riabilitazione che il suo partito stenta ancora a riconoscergli. Per questo, tra Roma e la Calabria si inizia a ragionare su un possibile candidato alternativo, dal profilo più civico che politico, ma con solide radici a sinistra.

Ai più ortodossi dei dem l’ipotesi non piace per nulla, ma una candidatura del genere, fanno notare alcuni, potrebbe aiutare i pentastellati a superare quelle tensioni interne che l’espulsione dei parlamentari “ribelli” ha solo acuito. E saldare quell’intergruppo che al momento è solo strumento parlamentare. Nel M5s, ufficialmente, nessuno parla. L’orientamento è per la coalizione con i dem e Leu in Calabria come nelle grandi città che andranno al voto, ma i parlamentari calabresi ribelli sono quasi la metà degli eletti. E da sempre sono più vicini ai civici di de Magistris che al Pd. Quanto e in che termini decideranno di impegnarsi però è ancora da stabilire. Perché partecipare alle regionali con una propria lista, significherebbe andare alla conta. E il livello dello scontro non sembra ancora salito tanto. Per adesso.



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