Calcio, il weekend dell’anti-biscotto: ecco le imprese che hanno sconvolto i campionati di tutta Europa

Pubblicità
Pubblicità

Accartocciare le tabelle, prego. Appallottolare i foglietti con i tre punti distribuiti con precisione chirurgica in base a un solo criterio, in osservanza alla prima regola non scritta del calcio d’antan: la squadra con un obiettivo ancora da raggiungere batterà quella senza più motivazioni, qualunque sia il valore della formazioni in campo. Epperò non è andata così. In questo weekend in particolare, la regola è stata disattesa e non solo da noi, non soltanto a Benevento o a San Siro, non soltanto grazie all’impegno del già retrocesso Crotone o dell’appena salvo Cagliari: è andata così in tutta Europa e sta andando così ormai da qualche anno, perché il football è cambiato e si è tolto di dosso certi vizi che proliferavano soprattutto nei paesi mediterranei, anche se i più celebri dei biscotti della storia sono quelli di Germania e Austria nel 1982 e di Danimarca e Svezia nel 2004.

Milan, il destino si decide a Bergamo dove iniziò la risalita di Pioli

Benché in molti facciano le proiezioni di classifica sulla base della scontatezza (quella squadra è già retrocessa, quell’altra fuori dei giochi, quella ha già raggiunto l’obiettivo e dunque non potranno che perdere), oggigiorno si considera normale che qualunque formazione, anche la più appagata (o la più desolata), garantisca livelli accettabili di impegno, concentrazione e agonismo anche senza un traguardo specifico da afferrare, se non la dignità.

Quando l’impegno era uno scandalo

Un tempo neanche così lontano, a scandalizzare non era chi si arrendeva preventivamente, ma chi ci dava dentro. Mettere i bastoni tra le ruote a chi era in corsa per qualcosa era considerato sospetto: chi c’è dietro?, perché lo fanno?, hanno un incentivo a vincere? La pratica di pagare una squadra per impegnarsi contro un’altra (la maleta, la valigetta) in Spagna un tempo era addirittura legale, nonché diffusa. Se sia successo anche da noi, non si è mai saputo ufficialmente. Quel che è certo è che i rari episodi di un inciampo inatteso proprio sul traguardo hanno fatto storia e scalpore, tipo il Lecce che vince a Roma o il Perugia che batte la Juventus. Moggi mise in punizione Nicola Amoruso, juventino in prestito al Perugia, perché quel giorno nel pantano aveva osato impegnarsi. Per fortuna i tempi sono cambiati.

Mercato allenatori: Allegri al Real Madrid, Zidane per la Francia. Juventus, quattro nomi in corsa

Onore al Crotone

Quest’anno in serie A c’è stato un solo risultato scontato: il pareggio senza neanche un tiro in porta tra il Cagliari e la Fiorentina alla 36esima giornata, che ha dato la salvezza matematica ai viola e quella virtuale ai sardi. È stata l’applicazione pratica di un vecchio adagio caro a Buffon: meglio due feriti che un morto. Per il resto, nessuno si è tirato indietro. Il Crotone, retrocesso ufficialmente dal 1° maggio e virtualmente da molto tempo prima, è un esempio di virtù: non ha mai mollato, ha sempre schierato la migliore formazione e ha tenuto botta anche con l’Inter, che per certi versi è invece quella che più si è lasciata andare, visto che sullo slancio dello scudetto ha battuto Samp e Roma, ma con la Juve si è ammorbidita. Di sicuro, il comportamento del Cagliari a San Siro e quello del Crotone (in 10 dal 25′) al Vigorito sono stati esemplari. Domenica nel loro ruolo giocheranno Atalanta, Verona e Bologna (e martedì la Lazio, col Toro).

L’inciampo di Carletto

In Premier l’oscar della dignità lo ha vinto lo Sheffield United, ultimo in classifica con 17 punti, di cui appena 4 fatti in trasferta, che è andato a vincere in casa dell’Everton, negando ad Ancelotti tre punti fondamentali per la corsa all’Europa, ora maledettamente complicata. Ancora più clamoroso quello che stava capitando al Liverpool, che è riuscito a piegare il West Bromwich, altra squadra retrocessa da un pezzo, con un gol all’ultimo secondo del portiere Alisson, senza il quale la qualificazione alla Champions sarebbe diventata un miraggio. Ma in Inghilterra è normale che nessuno regali niente: chi osasse abbassare la soglia dell’impegno, verrebbe messo al bando.

Premier, il portiere Alisson segna al 95′: il Liverpool vince e rivede la Champions

Lo spavento del Cholo

In Spagna la vittima delle squadre tranquille è il Barcellona, che domenica ha perso al Camp Nou con il Celta Vigo una settimana dopo essersi fatto raggiungere sul 3-3 dall’appagato Levante. Ma ha rischiato l’osso del collo pure l’Atletico capolista, che si è trovato di fronte un combattivissimo Osasuna, placidamente assestato all’undicesimo posto in classifica: fino a 8′ della fine gli uomini di Simeone erano sotto di un gol (e in classifica rispetto al Real), prima di ribaltare in extremis una gara splendida, giocata senza esclusione di colpi. Sabato si chiude con Valladolid-Atletico e Real-Villarreal: alzi la mano chi crede che tutto sia già deciso.

Il braccino del Lille

Se il Lille vincesse il campionato in Francia sarebbe l’impresa dell’anno, visto il clamoroso squilibrio tecnico ed economico con il Psg: i Mastini conservano ancora un punto di vantaggio sui parigini a una giornata dal termine (a parità di punti, dirime la differenza reti generale, favorevole al Psg), ma domenica ne hanno buttati due facendosi fermare sullo 0-0 dal Saint-Étienne undicesimo in classifica, formazione da tempo lontana tanto dall’ambizione quanto dalla paura. Esattamente come l’Angers, avversario dell’ultima giornata, domenica prossima.

Paris e City, due imperi con affaccio sull’Europa

Il colpo di coda della Shalke

La squadra di Gelsenkirchen è la peggiore d’Europa. Fino a sabato aveva fatto appena 13 punti, vinto due sole partite e incassato 82 reti, ma poi ha scombussolato al corsa alla Champions battendo per 4-3 l’Eintracht Francoforte, che per l’intera stagione era rimasto quasi stabilmente tra le prime quattro salvo uscirne dopo il pareggio con il tranquillissimo Mainz alla terz’ultima giornata e il capitombolo nella penultima con il più scombiccherato dei club, ma evidentemente non il più lassista. L’Eintracht adesso è quinto e farà l’Europa League. Nessuno si è stupito, nessuno si è scandalizzato: è lo sport, bellezza.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source