Calcio, l’Argentina batte il Brasile 1-0 e vince la Coppa America

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Il 16 luglio del 1950 c’erano quasi duecentomila spettatori sulle gradinate del vecchio Maracaná a incassare il colpo più duro che una partita di calcio abbia mai inferto. Ed è per questa ragione che il Maracanazo di ieri, sebbene di fronte ci fosse l’odiata Argentina, non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che condannò Moacir Barbosa a essere rinnegato dai propri connazionali. Il villano, questa volta, ha le sembianze di Renan Lodi che regala l’unico gol dell’incontro ad Angel Di María che decide, così, quella che avrebbe dovuto essere la sfida tra Lionel Messi e Neymar junior. Avrebbe, appunto. E già, perché se la rete che riporta in Argentina la Copa América, 28 anni dopo, porta la firma del Fideo, il migliore in campo è stato di gran lunga Rodrigo De Paul che chiude alla grande – e con la camiseta dell’albiceleste – quella che già con la maglia dell’Udinese era stata una stagione brillante. Per quanto riguarda i due numeri dieci, Messi si è rivelato fondamentale, ma non come siamo abituati a vedergli fare, ossia con la palla tra i piedi, bensì in fase di pressing e correndo dietro agli avversari. Per lui arriva comunque il primo titolo con la maglia della nazionale: il tabù è sfatato. A Neymar, invece, non è stato permesso giocare come ha lasciato intravedere e come avrebbe voluto fare: lusso che non gli è stato concesso né dai difensori avversari che si sono occupati di lui ai limiti del regolamento, né dall’arbitro che ha consentito agli argentini di superarli, spesso e volentieri, quei limiti di cui avrebbe dovuto essere garante.

Dopo nemmeno tre minuti di gioco Fred fa capire che partita sarà entrando a gamba tesa sullo stinco di Montiel. Se non fossero passati appena 150 secondi dal fischio iniziale il colore del cartellino sarebbe stato, probabilmente di un altro colore. La decisione di Esteban Ostojich, l’arbitro uruguaiano dell’incontro, è invece coerente a quella che sarà la sua pessima prestazione e viene interpretata dalle due squadre, non come un avvertimento, bensì come una concessione. In questo contesto, è Otamendi a prendersi la rivincita con una durissima entrata che lascia Lucas Paquetá con un buco nei calzettoni. Secondo giallo dell’incontro? Macché. Per il fischietto, il suo intervento non merita non solo il giallo, ma nemmeno un’occhiataccia. No, non si tratta di direzione all’inglese. La sua eccessiva permessività non favorisce di certo il gioco, anzi finisce per dare una certa sensazione d’impunità che i ventidue uomini in campo interpretano come una sorta di permesso a regolare personalmente i conti in sospeso con gli avversari. E poco importa se si tratta di un tuo compagno di club: lo sa bene Neymar che viene tormentato da Leandro Paredes fin quando il fischietto charrua decide, finalemente, di ammonirlo. Nel frattempo, l’Argentina si era portata in vantaggio con Angel Di María, bravo a sfruttare il bel lancio di Rodrgio De Paul che, però, non sarebbe stato così bello senza la mezza papera di Renan Lodi che liscia clamorosamente il pallone per la disperazione di Ederson che si vede superato dal delicato pallonetto del Fideo.

Il canovaccio non cambia nemmeno nella ripresa, nonostante l’arbitro decida di esigere un pizzico di corretteza in più ai protagonisti dell’incontro. Il danno, però, è oramai irreparabile e anche una mezzala tutta qualità come Giovani Lo Celso si riscopre burbero medianaccio quando fa capire a Neymar che non può davvero permettersi lunghe conduzioni. Proprio quello che avevano fatto i suoi compagni di squadra fino a quel momento. Sebbene l’Argentina si sia oramai rintanata nella propria metà campo a difendere l’importantissima rete di Di María, il Brasile riesce a trovare il gol del pareggio. O, almeno, di questo si convince Richarlison che, inebriato da quello che potrebbe essere il gol più importante della propria giovane carriera, non si chiede perché sia il solo a celebrarlo. I suoi compagni, infatti, si erano accorti che il guardalinee non era d’accordo e aveva, già da tempo, segnalato l’offside dell’attacante dell’Everton. Tite ci prova con cinque attaccanti, ma l’unico a provarci davvero è Gabigol. Le ambizioni del centravanti del Flamengo, tuttavia, sbattono sulla garra irriducibile di Otamendi (che clamorosamente termina in campo l’incontro) e sui pugni di Emiliano Martínez che, dopo i rigori parati alla Colombia, è di nuovo decisivo, anche perché l’indifferenza dell’arbitro non permette a Neymar di fare la differenza come potrebbe. E così, a godere è l’altro numero dieci: el diez di Rosario che, finalmente, è riuscito a vincere il suo primo titolo con la propria nazionale maggiore e che ora punta dritto verso il mondiale dell’anno prossimo in Qatar con l’obiettivo di conquistare defintivamente i cuori dei propri connazionali.

TABELLINO
ARGENTINA-BRASILE 1-0
Marcatori: pt 22′ Di María
Argentina (4-3-3): Emi Martínez; Montiel, Otamendi, Romero (34′ st Pezzella), Acuña; De Paul, Paredes (9′ st Guido), Lo Celso (18′ st Tagliafico); Di María (34′ st Palacios), Messi, Lautaro Martínez (34′ st González). A disposizione: Armani, Marchesín, Molina, Lisandro Martínez, Correa, Papu Gómez, Agüero. Ct Scaloni
Brasil (4-2-3-1): Éderson; Danilo, Marquinhos, Thiago Silva, Lodi (31′ st Emerson); Casemiro, Fred (1′ st Firmino); Everton Sousa (18′ st Vinicius), Lucas Paquetá (31′ st Gabigol), Neymar; Richarlison. A disposizione: Alisson, Weverton, Militao, Léo Ortiz, Alex Sandro, Fabinho, Douglas Luiz, Everton Ribeiro. Ct Tite
Arbitro: Esteban Ostojich (Uruguay)
Note: incontro disputato al Maracaná di Rio de Janeiro. Ammoniti Fred, Paredes, Lo Celso, De Paul, Lodi, Paquetá, Otamendi, Marquinhos e Montiel. Angoli: 4-1 per il Brasile. Recupero: pt 1′, st 5′.
 

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