Calcio verso l’Apocalisse, sette società di serie A contro la riapertura: salute, soldi e diritti tv “rischio incalcolabile”

Libero Quotidiano News

Tommaso Lorenzini e Francesco Perugini 21 aprile 2020

La calma prima dell’ Apocalisse, per usare il termine con cui venne a suo tempo definita l’ esclusione dell’ Italia dal Mondiale 2018. La giornata è filata liscia fino alle 20, in attesa del vertice di domani fra il Ministro dello Sport, Spadafora, quello della Salute, Speranza e il mondo del calcio per capire se sarà dato il via libera alla ripresa degli allenamenti il 4 maggio («la vedo dura», dice Spdafora a Tg2 Post, auspicando nel caso «le partite in chiaro»).
Eh sì, dallo stesso governo filtrava perplessità. Proprio Speranza dichiarava che «con 400 morti al giorno per virus in Italia il ritorno del calcio non è la priorità», per poi precisare in serata: «Valuteremo il protocollo, ma non non do assolutamente per certa né la ripresa del campionato né quella degli allenamenti dal 4 maggio». Stessi toni per il suo vice, Sileri: «Da medico vedo problemi nel calcio, che è sport di contatto.E gli stadi non riapriranno. Penso che prima possano riprendere nuoto, F1, golf».

Ma questa era semplicemente dialettica politica, nulla in confronto alle bombe esplose in serata. Prima il dottor Tavana (medico del Torino di Urbano Cairo, tra i presidenti più critici sulla ripresa), annunciava le proprie dimissioni dalla commissione medico-scientifica della Figc che ha varato il protocollo: «Motivi personali», spiega lui, dietro ai quali ci sarebbe però il fatto che non sarebbe stato consultato dal prof. Zeppilli (il capo della commissione) prima della redazione finale del documento recapitato ai due ministri.
«SE C’ È UN CONTAGIO?» – Documento che aveva suscitato molte perplessità fra medici e addetti ai lavori, ma sopratutto rifiutato da ben 7 squadre di serie A, che giudicano la ripresa del calcio come un «rischio incalcolabile» per gli effetti del Coronavirus: Spal, Brescia, Torino, Sampdoria, Udinese, Bologna, Fiorentina (inizialmente anche il Parma era stato indicato fra i contestatori). «Cosa accadrebbe in caso di nuovi contagi? L’ assunzione del rischio di un fatto non più imprevedibile potrebbe ricadere sul club», recita una nota.Nell’ elenco nessuna big, a indicare la dicotomia in essere, tanto che non sembra fuorviante pensare che dietro la legittima e sacrosanta volontà di non peggiorare la situazione sanitaria e proteggere i calciatori, ci sia anche l’ intenzione di battagliare su temi più ampi, come ripartizione diverse dei diritti tv, delle risorse. Del potere in campo, per farla breve.
La rottura si consuma e prova a mettere una pezza il consiglio di Lega (con Marotta dell’ Inter, Lotito della Lazio e Scaroni del Milan insieme ai vertici Dal Pino e De Siervo) che conferma «all’ unanimità l’ intenzione di portare a termine la stagione sportiva 2019-20, qualora il Governo ne consenta lo svolgimento, nel pieno rispetto delle norme di salute e sicurezza». Oggi in assemblea la Serie A proverà a trovare una posizione unitaria per presentarsi con più credibilità al confronto col governo e chiedere una ripartenza che viene ritenuta indispensabile dalla Figc per il futuro del sistema. Si tratta di una mossa «strumentale» secondo ambienti vicini alla Figc, mentre il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ieri ha invitato ancora «a trovare un’ alternativa al completamento della stagione».
C’ è dunque il rischio concreto di far saltare il banco, già fragile e indebitato. Il calcio finora ha goduto di una posizione di privilegio – tamponi collettivi, fughe dall’ Italia degli stranieri – e ora chiede di restare a casa, mentre gli operai stanno per tornare in fabbrica. E potrebbe bussare alla porta dello Stato per chiedere aiuto e nuove regole per sostenersi.Al di là del danno d’ immagine, c’ è poi un rischio tecnico da non sottovalutare. La Bundesliga tedesca ricomincerà il 9 maggio, negli stessi giorni la Liga spagnola è pronta a tornare ad allenarsi per giocare a inizio giugno e la Premier League inglese è disposta a concludere la stagione anche a costo di affettare il calendario. Come faranno le nostre società, indebolite dallo stop prematuro, a difendere i loro talenti dagli assalti stranieri? E come dovrebbero comportarsi le squadre impegnate nelle coppe europee?
ASSEMBLEA – Infine, c’ è il tema dei diritti tv, oggetto principale dell’ assemblea dei club di A che si annuncia infuocata. Sky e Dazn dovrebbero versare l’ ultima rata entro il 1 maggio, ma ieri in un lungo confronto con il cda della Lega si è parlato di una possibile dilazione: sono 200 milioni che le pay tv dovranno sborsare in ogni caso – il contratto è solidissimo – e senza nulla in cambio se arriverà lo stop prematuro. Le emittenti andrebbero incontro a forti difficoltà per la prevedibile fuga degli abbonati, finora arginata con sconti e promozioni: sarebbe un pericolo enorme non solo per la prossima stagione (c’ è l’ ipotesi di uno sconto del 10%, circa 140 milioni), ma anche per il prossimo bando 2021-2024. E una volta crollati i ricavi, tornare ai livelli pre-crisi sarà duro.
E i calciatori? L’ Aic apre al protocollo Figc: «Vogliamo tornare al più presto in campo con le più ampie garanzie di sicurezza per tutti, ma anche senza apparire privilegiati o usufruire di corsie preferenziali sui controlli sanitari».

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