Calenda presenta il nuovo simbolo di Azione. E lancia la fase 2: “Costruiamo un polo europeista”

Pubblicità
Pubblicità

Passate le amministrative Carlo Calenda si proietta nella fase 2 del suo progetto politico. Convoca una conferenza alla Stampa estera, presenta il nuovo simbolo di Azione (più colorato del precedente con il nome del partito in blu e verde per alludere al tema dell’ambiente) e traccia l’orizzonte di quello che sarà l’obiettivo del suo partito nei prossimi anni: fare di Azione un polo aggregatore di un campo europeista con Paolo Gentiloni al Quirinale e Mario Draghi a Palazzo Chigi. “Oggi la grande sfida è andare oltre Roma e farlo con la stessa metodologia”.

Carlo Calenda sottolinea il risultato della sua lista, risultata la più votata alle elezioni comunali di Roma, rivendica l’indicazione di voto a sostegno di Gualtieri, ma ribadisce che Azione rimarrà all’opposizione. “Non rimarrò in consiglio comunale”, annuncia. L’ex ministro intende buttarsi a capofitto nel lavoro che porta verso il rilancio del soggetto politico, fondato nel 2019 dopo l’uscita dal Pd. Obiettivo: costruire un polo anti sovranista con tutte le forze europeiste. Motivo per cui boccia l’idea del nuovo Ulivo proposto da Letta e che includerebbe anche i 5 stelle. “Ho sentito Letta. Lo stimo, siamo amici ma credo che l’idea del l’Ulivo significhi guardare la politica dal retrovisore”. Un’idea vecchia, secondo Calenda. Perché nella testa del leader l’obiettivo è quello di crescere ancora, per “aggregare tutte le forze europeiste”. Un percorso che non includerà Giuseppe Conte nonostante la svolta moderata del Movimento. Non è un caso che Calenda spenda buone parole per tutti, nel campo progressista: non chiude al Pd, elogia il lavoro fatto con più Europa e con la ministra di Italia Viva Elena Bonetti, ma non spende una sola parola di elogio nei confronti di Conte e del Movimento 5 stelle.

Carlo Calenda: “Serve un fronte da Bersani a Giorgetti per Mario Draghi a Palazzo Chigi anche dopo il 2023”

Sembra parlare al Centro, il leader di Azione, quando ribadisce il no alla “politica dei porti aperti” e alle misure anti immigrazione messe in capo da Salvini al tempo del governo giallo-verde. Si rivolge a Letta invitandolo a staccarsi dai 5 stelle e dalla “sinistra massimalista”, la definisce. “Quella che pensa che la politica sia un bancomat”. Stessa cosa per Berlusconi quando Calenda evidenza le contraddizioni del leader di Forza Italia in Europa: “Dice di stare coi sovranisti ma in Ue il Ppe tuona contro di loro, va spezzata questa dipendenza”. Per questo  propone un “proporzionale con uno sbarramento al 5 per cento”, per evitare che il maggioritario porti il Pd e FI tra le braccia di 5stelle e Lega .

Un pacchetto di obiettivi a lungo termine, quello di Calenda, che passa per la nomina a Capo delle Stato di Paolo Gentiloni, ora commissario europeo all’Economia, e per il bis di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Sulla prima ipotesi poterebbe convergere il Pd. Sulla seconda, invece, regna l’incertezza.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source