Camera, flash mob a Montecitorio: raccolte 44mila firme per la legge contro il conflitto d’interessi

Pubblicità
Pubblicità

“L’Italia ha bisogno di una legge contro i conflitti di interesse”. A dirlo a gran voce è il comitato The Good Lobby, che oggi ha organizzato un flash mob davanti a Montecitorio per chiedere che le Camere discutano e approvino al più presto un provvedimento che blocchi definitivamente il lobbying, “un provvedimento fondamentale – dicono dal comitato – per evitare che il Recovery plan sia un flop”.

Il comitato è sceso in piazza con una singolare iniziativa: ha portato in piazza Montecitorio un edicola sui generis che ha distribuito il giornale “Senno di Poi”, anno di stampa giugno 2041. Un’operazione narrativa provocatoria che descrive l’Italia del futuro attraverso una vera e propria proiezione distopica: il Recovery Fund avrà cambiato il Belpaese tra vent’anni o rimarremo impantanati nella palude dei conflitti d’interessi e delle lobby opache?

Il messaggio di The Good Lobby è chiaro: il comitato vuole “evitare che le fondamentali risorse del Recovery Plan finiscano nelle mani sbagliate e non riescano a fare ripartire l’economia del nostro Paese, gravata dalle conseguenze della terribile pandemia di Covid-19”. Per questo, dicono, è necessario approvare quanto prima due leggi: quella sul lobbying e quella sul conflitto di interessi, per le quali The Good Lobby ha raccolto 44mila firme depositate oggi in Parlamento.  “Siamo convinti che per evitare uno scenario drammatico sia  necessario  qualcosa in più delle indicazioni arrivate dal premier Draghi sullo spendere le risorse europee con ‘onestà'”, ha spiegato Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby.

Per questo motivo, prosegue Anghelé, “è indispensabile prevedere strumenti di monitoraggio sull’uso delle risorse e, quindi, dirottare una piccolissima quota dei finanziamenti europei alla trasparenza e al monitoraggio potrebbe contribuire a salvaguardare i molti miliardi di euro in arrivo da Bruxelles”. Inoltre, per il direttore del comitato è necessario che il governo realizzi “una piattaforma digitale in formato open-data che renda disponibili in modo chiaro e facilmente visualizzabile tutti i progetti finanziati, ma anche il loro stato di avanzamento e i beneficiari dei fondi”.

Il rischio è che la pioggia di fondi in arrivo con il Recovery possa “far esplodere il conflitto di interessi” ma, sostengono da The Good Lobby “non si può accettare che le risorse del Pnnr vadano sprecate per alimentare clientele, finanziare parenti, amici e precedenti datori di lavoro. Ma andrebbero anche presi rimedi contro le porte girevoli (revolving doors), scongiurando che chi oggi ha compiuto scelte cruciali sul Pnrr finisca poi a lavorare in aziende che hanno ricevuto miliardi grazie al Pnrr stesso”.

Pd, il piano contro i trasformisti: “Meno soldi a chi cambia casacca”

Per rendere più trasparenti i rapporti tra istituzioni e portatori di interessi, l’Italia avrebbe dunque bisogno di una legge che regoli il conflitto di interessi “Non siamo contrari al lobbying – sottolinea Federico Anghelé – Chi prende decisioni pubbliche deve potersi confrontare con chi vanta competenze, conoscenze, informazioni su specifiche materie. Quello a cui siamo contrari – spiega – è l’assenza di regole, che facilita i soliti noti, chi vanta relazioni più strette e consolidate con la politica e le istituzioni, e limita l’accesso ai processi decisionali di quelle voci della società civile che difendono i diritti di tutti, su temi cruciali come ambiente, mobilità, lotta alle povertà, diritti civili e consumo responsabile, per citare solo alcuni”.
 

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source