Campidoglio, bufera sulle nomine. Via la compagna di Lemmetti. Ma alla fronda 5S non basta: “Tutte le colpe della sindaca”

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Non solo le opposizioni. Per l’affaire Lemmetti-Di Manno adesso scendono in campo anche i dissidenti grillini. A poco è servito il passo indietro della compagna dell’assessore al Bilancio, formalizzato con la mail di dimissioni apparsa sui pc del Campidoglio alle 13.31.

La fronda interna, contraria alla ricandidatura di Virginia Raggi, non ha mandato giù la maldestra parentopoli capitolina messa in piedi dall’assessore al Bilancio e ieri si è scagliata contro la sindaca.

L’affondo di Enrico Stefàno, Angelo Sturni, Donatella Iorio e Marco Terranova viaggia sui social: “La prima cittadina e la giunta vengano in Assemblea capitolina a spiegare come si sono svolti i fatti e di chi sono le responsabilità. Ci aspettiamo qualcosa di più rispetto ad annunci di revoche e giustificazioni legate ad assenze. Il sindaco ha la responsabilità di tutte le decisioni assunte dalla sua squadra di governo”.

Un attacco che fa il paio con la riunione di maggioranza di ieri sera. In un clima surreale, come se il conflitto d’interessi del titolare dei conti capitolini sulla nomina della fidanzata fosse magicamente svanito nel nulla, Lemmetti ha esposto alla ciurma grillina la delibera su Ama su cui i 5 Stelle si sono fatti superare dalle opposizioni in aula Giulio Cesare. Non che ieri sia andata meglio in termini numerici: all’appello iniziale mancavano sette consiglieri, tra cui i quattro dissidenti. Quanto basta per andare di nuovo sotto sui disastratissimi conti della municipalizzata dell’ambiente.

Anche perché Pd, Fratelli d’Italia e Lega sono più che agguerriti, tanto sui bilanci della partecipata che sul caso delle nomine. Davide Bordoni, consigliere del Carroccio, ha inviato un esposto alla Corte dei Conti. Mentre il capogruppo dem Giulio Pelonzi si pone le stesse domande che la maggior parte dei consiglieri grillini si fa da ore: “La sindaca ha il controllo di ciò che succede in Campidoglio? Riesce a guidare l’amministrazione o subisce soltanto decisioni altrui?”.

Infine è il turno dei meloniani. Il capogruppo Andrea De Priamo ha presentato accesso agli atti sull’intera ultima infornata di nomine votata mercoledì sera in giunta. Mentre il consigliere Francesco Figliomeni evidenzia un altro caso sospetto. Il protagonista è di nuovo l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti. Nel suo staff dall’ottobre 2017 c’è l’amico Cristiano Battaglini. I due si sono conosciuti sui campi di volley, ai tempi dell’Unione pallavolo camaiorese, e si sono felicemente ritrovati nella capitale.

Battaglini è arrivato in Campidoglio da diplomato il 9 ottobre 2017 con un contratto da 45 mila euro annui e un incarico da segretario politico. Poi, il 27 settembre 2019, è arrivato il primo scatto: con la laurea, l’uomo di fiducia di Lemmetti ha spuntato anche un aumento, fino a toccare quota 55 mila euro all’anno.

Mercoledì per il pallavolista è arrivata la terza e ultima soddisfazione: ecco la promozione a capostaff (con il paradossale compito di occuparsi della spending review del Comune) e una stretta di mano da 90 mila euro.

Ma per Francesco Figliomeni qualcosa non quadra nemmeno qui. Nell’ultima delibera, Battaglini viene presentato con il titolo di ingegnere. Ma il suo nome per ora non salta fuori in nessun albo. Secondo il consigliere di FdI, che chiede di vedere i tre curriculum su cui si basano le nomine, configurarsi il reato di “usurpazione di titoli o di onori”. Un altro grattacapo per il Campidoglio 5S, figlio dell’ultima infornata pre-elettorale di nomine.

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