Carabinieri Piacenza, anche Montella davanti al gip. Il legale: “E’ molto provato”

La Republica News

Sono ripresi nel carcere ‘Le Novate’ di Piacenza gli interrogatori di garanzia dei carabinieri arrestati mercoledì nell’ambito dell’inchiesta della procura della città emiliana che ha scoperchiato una serie di reati commessi dai militari della stazione Levante. L’interrogatorio più atteso è quello dell’appuntato Giuseppe Montella, considerato dagli inquirenti e investigatori al vertice della piramide di quel sistema criminale che era stato messo in piedi nella stazione dei carabinieri. Un personaggio che, dice il gip nell’ordinanza, era convinto di poter tenere “qualunque tipo di comportamento, vivendo al di sopra della legge e di ogni regola di convivenza civile”. Non è così però secondo il suo avvocato Emanuele Solari che, arrivando in carcere, non ha escluso la possibilità che Montella possa rispondere al gip. “Probabilmente risponderà alle domande – ha detto ai cronisti – è molto provato”. L’interrogatorio è in corso. Nel frattempo, dalle carte dell’inchiesta, emergono altri particolari su quanto succedeva nella caserma Levante finita sotto sequestro.Cronacao scorso gennaio, davanti agli investigatori, un giovane pusher marocchino, informatore del gruppo di carabinieri, descrive la figura di Montella come leader del gruppo. Lo aveva conosciuto molti anni prima perché faceva il preparatore atletico di una squadra di calcio di cui aveva fatto parte. “Principalmente parlavo con Montella – ha raccontato – il quale mi diceva che comunque tutti gli altri carabinieri della stazione erano ‘sotto la sua cappella’, compreso il comandante Orlando… alcune volte ho parlato anche con Falanga”.Il ragazzo è l’autore degli audio messaggi inviati al maggiore Rocco Papaleo e fatti poi ascoltare da quest’ultimo alla polizia locale di Piacenza. In cambio delle ‘soffiate’ per eseguire gli arresti, lo spacciatore veniva poi pagato da Montella con parte della doga sequestrata (oppure in denaro), presa da un contenitore che si trovava in caserma e ribattezzato ‘scatolo della terapia’. “Non ho più visto da quando mi aveva picchiato in caserma – racconta ancora a verbale lo spacciatore – mentre mi ha mandato un messaggio su Facebook dove mi diceva di smetterla di dire cose sul suo conto perché mi conveniva”.


Go to Source

Commenti l'articolo

Rispondi