Caro gas, Draghi pressa l’Ue e prepara nuovi aiuti. Anche in deficit

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ROMA – Trovare “la strada per un accordo” sul gas in Europa è difficilissimo. Mario Draghi ne è consapevole, alla vigilia di un vertice a Bruxelles decisivo per “i destini” europei ma anche per “la difesa dell’Italia”. C’è la risposta da dare a Vladimir Putin, un “aggressore” come lo furono “Hitler” e “Mussolini”: più armi all’Ucraina, spese per la difesa al 2%, altre sanzioni senza per ora arrivare al blocco del metano. E c’è la partita, che il premier intende giocare fino in fondo, per fissare un tetto al prezzo del gas e placare “paura e incertezza” economica crescenti. “L’autocrate” non “mostra interesse” per una tregua militare, le sue minacce alzano i prezzi sui mercati. Ma la compattezza europea nel respingere l’aggressione a Kiev si sfalda sul fronte economico. Il blocco del Nord, guidato da Olanda e Germania, si oppone alle richieste dei Paesi del Sud per calmierare i costi. Difficile che qualcosa si muova, non subito. Draghi ne è consapevole. Perciò a Roma il governo già si prepara a far senza, a varare un secondo decreto di aiuti economici anche ricorrendo a nuovo debito.

Non basta l’apertura su acquisti e stoccaggi comuni: bisogna separare il mercato dell’energia da quello del gas e fissare un tetto ai prezzi. E dar vita – ma qui la battaglia si fa ancor più lunga – a un Recovery dell’energia, con investimenti finanziati da Eurobond, come sul Covid. Per questi obiettivi si batte Draghi con i Paesi mediterranei, come ribadito martedì sera a Emmanuel Macron, che sul tema prezzi è di fatto neutrale, grazie al vantaggio che ha con il nucleare. Per l’Italia c’è almeno una ertezza: il trimestre marzo-maggio è favorevole alle rinnovabili e penalizza i produttori di gas, perché si spengono i riscaldamenti e non si accendono ancora i condizionatori.

Sugli acquisti di gas primo ok in Europa. Ma il prezzo divide

Perciò il consulente di Palazzo Chigi Francesco Giavazzi si spinge a dire – ma lo fa a titolo personale – che si può “valutare di interrompere l’import di gas dalla Russia”. Ma non è la linea europea, né dell’Italia. Il governo si muove in asse con l’Ue e potrebbe magari accettare un giro di vite sul petrolio ma spera ancora, forte del no della Germania, di convincere Joe Biden a desistere per ora da sanzioni sul metano.

Anche senza interruzioni di gas, resta il fatto che le risposte europee non sembrano all’altezza, senza un prezzo di acquisto: la Spagna pensa di procedere comunque con un “price cap” nazionale, mentre Draghi è scettico, perché lo reputa poco efficace a causa delle regole del mercato. Il governo deciderà come muoversi la prossima settimana, alla luce del vertice Ue, ma prepara “ulteriori interventi”. Tagliare ancora le bollette e la benzina, dare aiuti a imprese e lavoratori. Ecco perché l’ipotesi più probabile è che sia il Def, il 31 marzo, a ‘liberare’ risorse, scostandosi dalla previsione che era stata indicata per il deficit nel 2022: alzare l’asticella fissata al 5,6% vorrebbe dire autorizzare nuovo debito.

Il viaggio di Biden in Europa per rafforzare il fronte est Nato: “Minaccia chimica da Mosca”

Sotto la lente dei rapporti atlantici, Draghi arriva al vertice Nato, che precederà oggi il G7 e il Consiglio Ue, con in tasca il biglietto per i summit che contano, dopo che Biden ha “riammesso” Roma alle call a cinque sulla crisi ucraina. L’Italia è impegnata nell’invio di nuove armi all’Ucraina – antiaereo e anticarro – ed è disponibile a ragionare , con gli alleati, di eventuali nuove opzioni. Senza mai interrompere il filo del dialogo con Xi Jinping: nel vertice Ue-Cina del primo aprile bisognerà «ribadire l’aspettativa che si astenga da azioni di supporto a Mosca e partecipi allo sforzo di pace», afferma Draghi.

Con gli alleati Ue il premier sostiene intanto un fondo per i rifugiati e la costruzione della difesa comune. Nell’informativa alle Camere che precede il Consiglio Ue si mostra convinto che si debba iniziare a investire, distribuire la “produzione militare” in tutto il continente, far crescere il primo contingente di 5000 soldati guardando all’obiettivo dei 150mila indicato quando Sergio Mattarella era ministro della Difesa, vent’anni fa. L’Italia farà la sua parte portando nei prossimi anni al 2% del Pil la spesa militare. La linea sul punto è netta.

E sfida Giuseppe Conte e Matteo Salvini, i cui partiti sono lacerati dalle pulsioni filo-russe. “Lei vuole scusare Putin, ma non ci sono scuse a chi aggredisce”, si irrita Draghi dopo l’intervento del deputato leghista Guglielmo Picchi. Quando sente la senatrice ex 5S Laura Granato il volto del premier si contrae dallo stupore. Non si può lasciare, dice, “che gli ucraini accettino pacificamente la schiavitù”.
 

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