Caso Amara, Storari audito per 2 ore dal Csm. Il suo legale precisa: “Mai strumentalizzato il sostegno dei colleghi”

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E’ durato due ore l’audizione del pm di Milano, Paolo Storari, davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, dov’è comparso insieme al suo legale, l’avvocato Paolo Della Sala. Il magistrato milanese deve difendersi davanti al Csm che dovrà decidere sulla presunta incompatibilità ambientale e sul trasferimento di Storari (con divieto di ricoprire il ruolo di pm) come chiesto dal procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, titolare dell’azione disciplinare. La decisione verrà formalizzata dalla sezione del Csm entro la fine della settimana. L’avvocato Della Sala ha dichiarato che il suo assistito si augura che il procedimento si concluda con il rigetto delle richieste del Pg della Cassazione.

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Della Sala ha voluto anche precisare che l’enorme sostegno ricevuto da Storari da molti colleghi – altri pm della procura ma anche di altri uffici del Tribunale di Milano e di altre città – non è stato in alcun modo utilizzato a propria difesa. “Ci tengo a rappresentare con chiarezza che la fiducia accordata da 250 magistrati al mio assistito non è mai stata in alcun modo strumentalizzata – ha ribadito il legale all’uscita dal Csm – ho letto su alcuni giornali che questa sarebbe stata la tesi difensiva. La tesi della difesa poggia su ben altro”.

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I fatti e le accuse del Pg della Cassazione

Le vicende che hanno portato al procedimento disciplinare per Storari sono incentrate sulla gestione da parte della procura di Milano – con il procuratore capo Francesco Greco e l’aggiunto Laura Pedio – delle dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara, che nel corso di diversi interrogatori aveva verbalizzato le sue verità su una presunta “loggia Ungheria” di cui farebbero parte magistrati, politici, appartenenti alle forze dell’ordine, imprenditori, e sul presunto complotto che sarebbe stato ordito per minare le basi dell’inchiesta e del processo “Eni Nigeria”.

Dichiarazioni raccolte in procura nel dicembre 2019 e che – a dire di Storari – non avrebbero portato ad alcuna iniziativa investigativa. Per denunciare “l’inerzia della procura” e “come forma di autotutela”, Storari consegna i verbali di Amara – di cui aveva raccolto anche lui le dichiarazioni insieme alla collega Pedio – all’ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo. Documenti esplosivi – di cui però se ne disconosce l’attendibilità – che verranno poi diffusi dalla ex assistente di Davigo, Marcella Contraffatto, a due quotidiani e al membro del Csm Nino Di Matteo.

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I magistrati indagati

L’intricata vicenda ha subito degli effetti giudiziari. Storari e Davigo vengono indagati a Brescia – competente a indagare sui magistrati di Milano – per rivelazione di segreto d’ufficio, il procuratore Francesco Greco – che accusa Storari di aver raccontato menzogne – viene indagato per omissione d’atti d’ufficio, atto dovuto e conseguente alle accuse di Storari. Sullo sfondo, l’inchiesta sulla presunta corruzione internazionale “Eni Nigeria”, con l’assoluzione “perchè il fatto non sussiste”, e l’indagine a Brescia sui due magistrati titolari del fascicolo, Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, indagati per rifiuto d’atti d’ufficio, accusati di aver occultato video e documenti favorevoli alle difese del processo.

Indagine nella quale aveva un ruolo da super testimone proprio Piero Amara (insieme all’ex manager Eni Vincenzo Armanna). Eventuali verifiche – secondo Storari mai fatte – sulle sue dichiarazioni sulla “loggia Ungheria” avrebbero potuto minare la solidità delle prove nel dibattimento Eni Nigeria, conclusosi comunque con un nulla di fatto per la procura.

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