Caso Antonio Di Fazio, gip: “Perverso seriale da 13 anni sempre più spregiudicato”. Un amico ‘ndranghetista intimorì una vittima

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Quando una delle vittime dell’imprenditore farmaceutico Antonio Di Fazio si presentò il 24 maggio in Procura a Milano per deporre, pochi giorni dopo l’arresto del 50enne accusato di aver stordito con benzodiazepine una studentessa e averla violentata, un suo amico “pluripregiudicato” e “contiguo” alla criminalità organizzata “‘ndranghetista” si sarebbe appostato fuori dal Palagiustizia per seguirla “con lo sguardo con fare minaccioso, incutendo timore”. Lo si legge nella nuova ordinanza notificata in carcere per altri 5 casi, compreso il tentato omicidio della ex moglie, a carico di Di Fazio, che sarà interrogato domattina dal gip. E sempre nell’ordinanza si legge che la “serialità delle condotte” dell’imprenditore è “costante almeno a partire dal 2008”, anno in cui l’uomo avrebbe iniziato a violentare, sempre dopo averla narcotizzata, sua moglie. La gip aggiunge che  che il suo comportamento è diventato anzi “progressivamente sempre più spregiudicato, pervasivo e violento”. E allo stesso tempo “più subdolo e raffinato, proprio allo scopo di indurre le vittime in uno stato confusionale mentale tale da impedire loro di ricordare” e qualsiasi “reazione”. Negli atti si evidenzia la sua “perversione”.

Antonio Di Fazio, contestato il tentato omicidio della ex moglie e altri casi di violenze sessuali

Nelle indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo della compagnia Milano Porta Monforte, coordinati dal pm Alessia Menegazzo e dall’aggiunto Letizia Mannella, è stata accertata da parte di Di Fazio la “ripetuta e frequente ricerca di immagini sul web riferite a ‘ragazze addormentate/narcotizzate con il cloroformio’ sin dal 2016” e una “ricerca di esperienze ‘dal vivo’ analoghe a quelle viste in Rete”. Il giudice formula nel provvedimento “una prognosi aspramente negativa per il futuro anche perché, allo stato, Di Fazio non pare aver mostrato alcun segnale di presa di consapevolezza della gravità delle proprie condotte”. Si parla negli atti di “utilizzo smodato di benzodiazepine, somministrate in modo occulto alle persone offese in quantitativi sempre maggiori”. Le vittime hanno parlato a verbale, si legge ancora, di “effetti pesantissimi sulle loro condizioni fisiche” a causa di un “dosaggio” ritenuto “abnorme”.

Una settima vittima nel caso Di Fazio: “Anche lei drogata”

Il gip mette in luce “la pervicacia delle condotte, la capacità affabulatoria e l’alacrità con cui” Di Fazio “ha cercato di sviare le indagini”. C’è anche il pericolo che l’uomo fugga, si legge, dati gli “accertati legami con la Repubblica di San Marino presso cui lavora la sorella”, medico, che potrebbe costituire per lui “un rifugio”. Lo stesso Di Fazio, intercettato il 5 aprile scorso, diceva, sapendo già di essere stato denunciato dalla prima studentessa: “Questo casino qua finisce, quando Antonello (ossia egli stesso) molla sto caz.. di paese … vende tutte le aziende (…) io intanto me ne vado”.

Caso Di Fazio, la vittima: “Volevo fermarlo ma faceva paura”

“Io volevo denunciarlo ma non l’ho mai fatto perché ho sempre avuto molta paura di lui, che mi diceva di avere conoscenze molto importanti e potenti, tanto che anche la denuncia di maltrattamenti fatta dalla moglie nei suoi confronti era stata archiviata”. Lo ha raccontato a verbale una delle vittime di Di Fazio. Una delle vittime, che avrebbe subito abusi tra giugno e luglio 2020 dopo essere stata narcotizzata, così come le altre, ha raccontato, dunque, ai pm le intimidazioni che Di Fazio metteva in atto affinché non denunciasse. Diceva di essere “una persona con conoscenze importanti anche nell’ambito dei servizi segreti e della criminalità organizzata”. Continui, scrive il gip, i suoi “tentativi di blandire, denigrare, minacciare e persino perseguitare le persone offese”.

Nella parte in cui tratta del pericolo di inquinamento probatorio, contestato a Di Fazio assieme a quelli di fuga e reiterazione del reato, la gip Chiara Valori, che ha emesso la nuova ordinanza su richiesta del pm Menegazzo e dell’aggiunto Mannella nell’inchiesta dei carabinieri, spiega che una delle vittime dell’imprenditore, tutte stordite con sostanze narcotizzanti e poi abusate, ha raccontato di aver visto “una volta all’interno degli uffici di Global Farma”, l’impresa del manager, “tale Nicola”. Lo ha descritto come “calabrese pericoloso e amico del Di Fazio” spiegando che aveva lasciato “una borsa contenente un telefono e una pistola” e aveva detto: “la borsa resta qua perché devo andare ai piani alti a parlare e non voglio essere intercettato”.

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Sempre la donna, che sarebbe stata violentata più volte tra l’ottobre e il dicembre 2020 dopo che il 50enne aveva messo benzodiazepine “in bevande e integratori” e anche alla presenza del “figlio minore”, ha messo a verbale di aver notato la presenza dello stesso uomo, poi identificato “in Nicola La Valle” il 24 maggio fuori dal Palazzo di Giustizia di Milano, mentre lei si apprestava ad andare a parlare coi pm. Lo stesso avrebbe anche “avvicinato” la sorella della vittima. “Numerosi – scrive il gip – sono risultati i suoi contatti almeno telefonici con il Di Fazio e la sua presenza presso gli uffici della Global Farma”. Anche un’altra delle donne, “drogata e abusata per giorni” e il cui caso assieme agli altri è riportato nell’ordinanza, ha raccontato agli inquirenti che un altro conoscente di Di Fazio l’avrebbe “contattata” proprio il giorno dopo la “cattura dell’indagato”, il 21 maggio. E ha cercato di “convincerla a non sporgere denuncia”. Da qui il pericolo di inquinamento delle prove anche perché, spiega il gip, si avvicina “la data prevista per la deposizione testimoniale di quattro delle persone offese in incidente probatorio”, il 17 dicembre. Di Fazio, si legge nelle 52 pagine di ordinanza, “può disporre di terzi per cercare di incutere timore” nelle vittime.

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