Caso camici, il governatore della Lombardia Attilio Fontana prosciolto: “Il fatto non sussiste”

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Non luogo a procedere perché “il fatto non sussiste”. Si chiude in udienza preliminare con un proscioglimento per tutti gli imputati l’inchiesta sul caso “camici”. La gup Chiara Valori ha prosciolto il governatore lombardo Attilio Fontana, suo cognato Andrea Dini, l’ex numero uno di Aria (la centrale acquisti della Regione Lombardia) Filippo Bongiovanni, il vicario del segretario generale di Regione Lombardia Pier Attilio Superti, e la direttrice acquisti di Aria Carmen Schweigl, non accogliendo cosí la richiesta di rinvio a giudizio della procura. Entro quindici giorni le motivazioni della decisione del gup.

A caldo, palando al telefono con i suoi legali, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, Fontana ha detto di essere “felice e commosso”.

L’accusa per tutti era frode in pubbliche forniture, conseguente al contratto di vendita di 75 mila camici che Dama spa (società di Andrea Dini) aveva stipulato con la Regione Lombardia. Una commessa che fu poi trasformata in donazione quando sui media si iniziò a parlare del conflitto di interessi del governatore con la società del cognato, in cui la moglie del politico leghista detiene anche il dieci per cento. “Un accordo collusivo intervenuto tra Dini e Fontana – avevano scritto i pm nella richiesta di processo – con il quale si anteponevano all’interesse pubblico l’interesse e la convenienza personali del presidente di Regione Lombardia”. Ma la giudice dell’udienza preliminare non ha accolto l’impianto accusatorio della procura, prosciogliendo tutti gli indagati.

Quella di oggi è il secondo proscioglimento in pochi mesi per il governatore. A febbraio era stata la procura a chiedere l’archiviazione per l’inchiesta parallela che vedeva indagato Fontana per falso in voluntary e autoriciclaggio. Accuse, poi cadute, nate dal tentativo di Fontana di risarcire il cognato con 250 mila euro depositati sui suoi conti in Svizzera.

“Il provvedimento rende finalmente giustizia al dottor Dini e certifica che egli ha agito sempre animato dalle migliori intenzioni e unicamente con il proposito di dare una mano alla Regione Lombardia, in un momento di estrema difficoltà – ha commentato l’avvocato Giuseppe Iannaccone, difensore di Andrea Dini -. Non avevo alcun dubbio che un attento esame della vicenda avrebbe consentito di riconoscere la correttezza del suo operato”.

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