Caso Massaro, la Cassazione dà ragione alla mamma: “Illegittima l’alienazione parentale”

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Laura Massaro ha vinto in Cassazione. La Corte ha accolto ‘in toto’ il ricorso presentato dalla donna, 42 anni, romana, vittima di violenza da parte dell’ex compagno, accusata di essere mamma alienante e per questo in battaglia da anni, nelle aule di tribunale per evitare che le venisse portato via il figlio oggi dodicenne come richiesto dall’uomo da cui è separata da quando il bimbo era piccolissimo. I giudici hanno ora annullato la decisione di decadenza dalla responsabilità genitoriale sul figlio minore e di trasferimento del bambino in casa-famiglia, ritenendo l’uso della forza in fase di esecuzione fuori dallo Stato di diritto.

“Una sentenza storica”, commenta la senatrice Pd Valeria Valente, perché “tre sono i punti imprescindibili, secondo la Cassazione: l’alienazione parentale viene condannata e messa al bando, il superiore interesse del minore viene rimesso al centro anche rispetto al diritto alla bigenitorialità e viene detto che essi non sempre coincidono e che di fronte alla necessità per il bambino di ricostruire un rapporto con il padre bisogna sempre considerare il suo trauma nel distacco con l’unico affetto della mamma. Viene bandito l’uso della forza. In sostanza viene chiarito che se una bambina o un bambino  esprime la volontà di stare con la madre si indaga e si mette al centro la sua volontà”.

Alienazione parentale, quella sindrome che divide psichiatri e giuristi

Nell’ordinanza depositata oggi, riferisce l’associazione Differenza Donna che ha lottato al fianco di Laura Massaro, assistita dagli avvocati Teresa Manente Antonio Voltaggio Ilaria Boiano e Lorenzo Stipa, la Cassazione ribadisce che “il richiamo alla sindrome d’alienazione parentale e ad ogni suo, più o meno evidente, anche inconsapevole, corollario, non può dirsi legittimo, costituendo il fondamento pseudoscientifico di provvedimenti gravemente incisivi sulla vita dei minori, in ordine alla decadenza dalla responsabilità genitoriale della madre”.

La Suprema Corte, spiega ancora la presidente dell’associazione Elisa Ercoli, ha quindi cassato la decisione del tribunale che aveva disposto l’allontamento del bambino, la decadenza della responsabilità genitoriale e l’interruzione dei rapporti tra mamma e figlio “poiché ha inteso realizzare il diritto alla bigenitorialità rimuovendo la figura genitoriale della madre e ciò sulla base di apodittiche motivazioni che richiamano le consulenze tecniche, tutte volte all’accertamento dell’alienazione parentale, nonostante la stessa sia notoriamente un costrutto ascientifico”.

Nell’ordinanza si osserva che il diritto alla bigenitorialità, così come ogni decisione assunta per realizzarlo, non può rispondere a formula astratta “nell’assoluta indifferenza in ordine alle conseguenze sulla vita del minore, privato ‘ex abrupto’ del riferimento alla figura materna con la quale, nel caso concreto, come emerge inequivocabilmente dagli atti, ha sempre convissuto felicemente, coltivando serenamente i propri interessi di bambino, e frequentando proficuamente la scuola”.

La Cassazione, inoltre, ha ritenuto nullo il provvedimento dell’autorità giudiziaria di merito per non avere proceduto all’ascolto del minore.

Non strappateci i nostri bambini

Quanto all’uso della forza per sottrarre il minore dal luogo ove risiede con la madre e collocarlo in una casa-famiglia, la Corte ha giudicato questa misura “non conforme ai principi dello Stato di diritto – riferisce Differenza Donna – in quanto prescinde del tutto dall’età del minore, ormai dodicenne, non ascoltato, e dalle sue capacità di discernimento, e potrebbe cagionare rilevanti e imprevedibili traumi per le modalità autoritative che il minore non può non introiettare, ponendo seri problemi, non sufficientemente approfonditi, anche in ordine alla sua compatibilità con la tutela della dignità della persona, sebbene ispirata dalla finalità di cura dello stesso minore”.

“Oggi – commenta Elisa Ercoli – Laura rappresenta tutte le donne per un no definitivo a violenza istituzionale agita contro donne bambine e bambini in materia Pas, prelievi forzati e altre forme di violazione dei diritti umani”. Esulta anche Filippo Sensi, deputato Pd: “La Cassazione ha detto la parola fine All’abominio della pas. Una straordinaria vittoria per il diritto, grazie Differenza donna e tutte le donne che hanno resistito e lottato e vinto contro questa crudele, odiosa discriminazione”.

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