Caso Montesano, familiari vittime querelano il giornalista per il suo tweet negazionista sulle bare: “Basta mancare di rispetto”

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Sono furibondi, ma anche increduli e addolorati. Quasi non riuscivano a crederci, leggendo quelle parole. Ma poi, vedendole rimbalzare su social e siti, hanno sentito forte la violenza e il dolore sbattere addosso al ricordo dei loro cari: madri, padri, fratelli, zii, nonni. Falciati dal virus quando ancora si sapeva poco e niente del nemico (allora) invisibile. I familiari delle vittime Covid a Bergamo e il tweet shock di Tommaso Montesano, redattore di Libero, figlio dell’attore Enrico noto per le sue posizioni No Vax e No Green Pass. “No, non è possibile, dopo tutto quello che abbiamo attraversato e stiamo ancora attraversando, vedere che il nostro dolore venga non solo umiliato, ma addirittura disconosciuto – dice Lidia Poli, che ha perso la madre a Casnigo nei mesi terribili della prima ondata, febbraio marzo 2020 -. Questo è inaccettabile e vergognoso”.

Bergamo, non c’è più posto: 70 mezzi militari portano le salme fuori dalla regione

BERGAMO – Un’immagine da teatro di guerra: nel centro di Bergamo. Una lunga colonna di mezzi militari ferma in via Borgo Palazzo – a poche centinaia di metri dal cimitero. Sono i furgoni dell’esercito impiegati per trasportare le bare dal camposanto bergamasco verso i forni crematori di altre Regioni.
Il motivo, come è ormai noto, è che la camera mortuaria a Bergamo non è più in grado, da giorni, di accogliere i feretri delle vittime del coronavirus. E lo stesso discorso vale per il forno crematorio (ce n’è uno solo in città, è attivo 24 ore su 24). Da quando il Covid-19 ha iniziato a falcidiare la Wuhan italiana – Bergamo resta finora la provincia più colpita nel Paese – i servizi cimiteriali e le agenzie funebri sono andati in tilt.
Per sgravare la camera mortuaria del cimitero – senza più spazio disponibile – era stato necessario nei giorni scorsi mettere in fila le bare dei defunti nella chiesa di Ognissanti, all’interno del cimitero. Da ieri, la soluzione individuata per far fronte all’emergenza è l’impiego dei mezzi dell’esercito. Le vittime del coronavirus vengono trasportate in altre regioni: a partire dall’Emilia Romagna. I primi invii delle bare sono stati a Modena.
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Poli fa parte dell’associazione dei familiari “Sereni e sempre uniti”, nata dopo la spaccatura del comitato “Noi denunceremo” che aveva portato in Procura oltre 500 denunce a nome dei parenti dei morti Covid nella bergamasca e nel bresciano. Ricapitoliamo. Un redattore politico di un quotidiano nazionale che infama i morti del coronavirus affermando che “le bare di Bergamo stanno al Covid 19 come il lago della Duchessa sta al sequestro Moro”. Scoppiano le polemiche e, dopo l’ondata di indignazione, il tweet sparisce. Ma vive sul tam tam dei social e vivrà nelle aule di tribunale perché – a partire dal Comune di Bergamo – tanti hanno denunciato Montesano. Anche la stessa associazione “Sereni e sempre uniti”, con la sua rappresentante legale Consuelo Locati. Ma ecco le reazioni imbufalite di altri parenti di vittime.

Paolo Casiraghi, da Osio. Ha perso il padre, il suocero e la suocera. Il tweet di Montesano? “Parole vergognose ed inqualificabili che non meritano commento. Siamo stufi che costantemente ci siano persone che si prendono gioco del nostro dolore. Parole odiose e inqualificabili”. Ancora. “Ci chiediamo come sia possibile che persone con incarichi di rilievo, e che hanno responsabilità pubbliche, come un giornalista che scrive per un quotidiano nazionale possano anche solo pensare cose simili e mettere in dubbio l’esperienza drammatica e devastante di migliaia di persone che hanno perso i loro affetti”, sbotta Cassandra Locati, di Seriate, ha perso il padre che era sui carri militari finiti nel tweet di Montesano. Stime attendibili – che hanno incrociato i dati ufficiali e quelli considerati “sommerso” dagli stessi sindaci della bergamasca – dicono che nella provincia la prima ondata del Covid ha falciato più di 10mila vite. Un tristissimo record italiano per una delle zone più colpite dalla pandemia nell’intera Europa.

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I familiari delle vittime chiedono da tempo l’istituzione di una Commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia in Italia. “Perché l’indignazione non basta. Bisogna accertare le responsabilità, quello che non ha funzionato e per colpa di chi”. Lo ribadisce con forza Alessandra Raveane, che ha perso il nonno a Brescia in una Rsa. Walter Basso Ricci, bergamasco, ha visto il padre salire su un’ambulanza e non tornare più. Dice: “Sparate come quella di Montesano sono gravissime e sono possibili anche grazie all’omertà delle istituzioni che pare vogliano far cadere nell’oblio cosa è successo a Bergamo ed in Lombardia (ma c’è, lo ricordiamo, un’inchiesta ancora in corso aperta dalla Procura di Bergamo, ndr)”. L’associazione vittime “Sereni e sempre uniti” ha denunciato Tommaso Montesano. L’esposto è stato presentato dall’avvocato Consuelo Locati. Anche lei ha perso il padre per il Covid a Bergamo. Il tweet pubblicato dal cronista di Libero le ha riaperto una ferita che fatica a cicatrizzare.

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