Caso Orlandi, la voce dell’americana che rivendicò il rapimento ora ha un nome: è una donna romana di 59 anni

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Per quattro lunghissimi decenni è stata soltanto una voce. Ma ora la donna che ha inciso un’audiocassetta in cui dagli Stati Uniti (almeno in teoria) si rivendicava il sequestro di Emanuela Orlandi ha le fattezze di una persona in carne e ossa.

La novità arriva dall’inchiesta sull’omicidio di Katy Skerl, la diciassettenne trovata strangolata a Grottaferrata nel gennaio del 1984. Un’indagine in cui ha un ruolo Marco Accetti, in passato a sua volta collegato al caso Orlandi: è lui l’uomo che si è autoaccusato della sparizione di Vatican Girl, la figlia del messo pontificio scomparsa nel nulla il 22 giugno del 1983. L’uomo, però, non è mai stato ritenuto credibile dai pm.

Un momento del Sit-in per il quarantennale della scomparsa di Emanuela Orlandi durante l’Angelus di Papa Francesco in piazza San Pietro in Vaticano, Roma, 25 giugno 2023. ANSA/ANGELO CARCONI

Ad ogni modo, il pm Erminio Amelio ha ascoltato di nuovo Accetti, nell’ambito dell’inchiesta aperta nell’estate 2022 sul furto della bara di Katy dal cimitero Verano. Da questi nuovi interrogatori è emersa la novità: nei verbali è finito il nome di una donna. Una donna che nel dicembre 1983, sei mesi dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi, registrò un messaggio su un’audiocassetta inviata da Boston (assieme a un testo scritto a penna) al giornalista americano Richard Roth, corrispondente da Roma per la Cbs. Si tratta di una delle 4 rivendicazioni del sequestro Orlandi giunte in quei mesi dall’America.

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Adesso si sa che quella voce, arrivata in Italia da Boston il 6 dicembre 1983 al giornalista dell’emittente televisiva, ha un nome: si tratta di una 59enne romana che al momento dell’invio della cassetta dal Massachusetts aveva 19 anni.

La donna è stata convocata in procura e ha spiegato di aver solo letto un comunicato. La stessa testimone, residente a Roma, si è detta all’oscuro dell’intrigo. Ha spiegato di essere stata tirata in ballo inconsapevolmente, per gioco, senza poter percepire il guaio nel quale era stata catapultata. Senza sapere che caso sarebbe diventato quello di Emanuela Orlandi.

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