Caso Sacchi, dal carcere Princi offende la famiglia: “Sono degli infami”. Il padre di Luca: “Lui libero tra 4 anni, è pericoloso”

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“Mio figlio è capitato sul suo cammino e ci ha rimesso, in futuro potrebbe accadere ad altri”. Non fa una piega Alfonso Sacchi mentre legge le intercettazioni dal carcere di Giovanni Princi. Il compagno di classe di Luca Sacchi, il personal trainer ucciso il 23 ottobre del 2019 a pochi passi dal pub John Cabot di via Tommaso Mommsen, adesso è ai domiciliari, dopo essere stato condannato a quattro anni di reclusione grazie al rito abbreviato che ha alleviato la pena emessa per spaccio, per quell’affare di droga finito in tragedia.

Le intercettazioni, la legge del carcere per i killer di Sacchi: “Considerati infami”

Dopo un mese dal delitto commesso da Paolo Pirino e Valerio Del Grosso, i due pusher a processo per aver trasformato la compravendita di 15 chili di marijuana in un omicidio, Princi è in carcere, a colloquio con i genitori. Il suo unico pensiero è rivolto ai genitori della vittima: “sono degli infami”, dice parlando con la madre e il padre, il 29 novembre. “Il padre è uno schifoso”, sostiene. E chiede l’aiuto dei parenti: dovete “fare casino, gli dovete fare la guerra a sti schifosi, fategli male”.

Pretende “un po’ di ripicca nei loro confronti , dite: ‘ma come com’è he scegliete de sta in giro, allo stadio, invece de sta a piagne'”. E ancora: “Sti luridi hanno due avvocati con un figlio morto, quando teoricamente dovevate sta a piagne, i peggio infami sono i genitori”, “Ce l’ho a morte con tutti gli infami…arrivasse il messaggio che farò un bordello. Se lo devono ricordà ogni giorno che gli è morto un figlio”, “Io in carcere sto benissimo, l’unica cosa che mi fa stare male è non andare a citofonare per dirgli tuo figlio è uno spacciatore, è morto e non lo riavrai”, “Fategli tanto male, perché non lo posso fare io….andategli a citofonare e ditegli: l’avete carcerato Giovanni e non gliene frega niente, a voi è morto un figlio e non lo rivedrete mai più brutti infami”.

Parole che non scalfiscono l’umore già nero di un padre che quotidianamente vede l’urna dove sono custoditi i resti del suo primo figlio, di un genitore che continua a parlare a quel ragazzo raccontandogli la sua quotidianità, proprio come faceva prima del delitto.

Non prova rabbia per Princi. “Queste conversazioni le avevo ascoltate già un mese fa, ma non mi hanno sconvolto, sapevo già che si tratta di un manipolatore pericoloso”, dice Alfonso Sacchi.

“Non ha ucciso lui mio figlio, ma ha organizzato tutto e quello che ci ha rimesso è stato Luca, un ragazzo d’oro”. Alfonso Sacchi ha subito capito chi è Princi: “Mentre eravamo in ospedale ha detto ‘andiamoci a fare un panino che ho fame’. Che persona è?”.

Il padre di Luca Sacchi ha un unico dispiacere: “A lui è andata anche bene, con il rito abbreviato si fa 4 anni di domiciliari e poi sarà libero. Bisogna stare attenti, è pericoloso”.

Un pensiero è rivolto al processo: “Spero in una sentenza giusta per chi ha ucciso Luca, ma quelli che abbiamo l’ergastolo a vita siamo noi, io, mia moglie e il fratello di Luca, noi vivremo in eterno con questo dolore che non potete neanche capire”.

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