Cassa Covid alla Whirlpool ma la fabbrica non vede il futuro. Calendario fotografico per la lotta degli operai

Cassa Covid alla Whirlpool, ma la fabbrica non vede il futuro. Calendario fotografico per la lotta degli operai

La Republica News
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L’ennesimo vicolo cieco della politica industriale italiana. Un deja vu: la multinazionale che abbandona un impianto perché poco redditizio, gli operai in lotta per difendere il futuro della fabbrica e del loro lavoro, il governo a caccia di complicatissime alternative produttive. Per la Whirlpool di Napoli, uno dei simboli delle crisi industriali del nostro Paese, l’anno si chiude senza svolte. Il vertice al ministero dello Sviluppo Economico è servito solo a comprare altro tempo: l’azienda, che ha chiuso lo stabilimento a ottobre, applicherà la Cassa integrazione Covid per arrivare a fine marzo, quando scadrà la moratoria sui licenziamenti e così potrà essere avviata la procedura collettiva che entro l’estate metterà definitivamente in strada 357 lavoratori. Una collezione di paradossi, perché si tratta di riconoscere la Cassa Covid (strumento pagato dallo Stato per far sopravvivere le aziende all’emergenza sanitaria) ad uno stabilimento che comunque, nelle intenzioni dell’attuale proprietà, non riaprirà mai; perché la Whirlpool negli altri siti italiani sta producendo a manetta, addirittura con assunzioni e straordinari; perché i sindacati continuano a chiedere una retromarcia della multinazionale americana, che neanche le interlocuzioni tra governo italiano e amministrazione Usa hanno determinato.

Whirlpool, ultimo stipendio e i sindacati giocano la carta del divieto di licenziamento

“Non siamo disponibili a discutere di piani alternativi in cui non siano previste la tutela del perimetro occupazionale e la produttività – spiega la sottosegretaria al Mise, Alessandra Todde, alla quale se non altro va riconosciuto un impegno non di facciata  – abbiamo ricevuto molte manifestazioni d’interesse, un governo serio lavora a testa bassa per trovare una soluzione concreta e questo percorso lo porteremo avanti con o senza Whirlpool”. Come dire, insomma, che anche via Veneto ha ormai preso atto dell’irremovibilità di Whirlpool (bagno di realismo in ritardo di un anno), mentre i sindacati non si rassegnano alla fine della storia della fabbrica napoletana di lavatrici.  Una ‘resistenza operaia’ che dopo manifestazioni, cortei, blocchi stradali e picchetti, oggi si arma anche di un calendario per raccogliere fondi di sostegno.

“Sulla nostra pelle”: il calendario di operaie e operai Whirlpool in lotta per salvare la fabbrica di Napoli

Come la ex Alcoa del Sulcis qualche anno fa, ancora una volta la storia della lotta di una comunità di operaie e operai per salvare la “loro” fabbrica diventa simbolo di tutte le crisi industriali italiane. L’ennesima multinazionale che decide di chiudere un impianto produttivo perché ritenuto poco redditizio e i 350 dipendenti della Whirlpool di Napoli (lavatrici di alta gamma) si ritrovano senza la certezza del futuro. Ma combattono senza tregua per difendere il proprio lavoro e la serenità delle proprie famiglie. Proteste, manifestazioni, picchetti ai cancelli, viaggi a Roma per i vertici ministeriali. E ora l’idea di un calendario intitolato ‘Sulla nostra pelle’. “In questa vertenza sono cambiati gli amministratori delegati e i ministri – si legge nell’introduzione – i lavoratori invece sono sempre gli stessi, sempre loro che lavorano, scioperano, lottano, presidiano uno stabilimento fermo e sigillato, gridando il loro diritto al futuro. La fabbrica è un luogo di vita che ha un’anima e a Napoli rappresenta un presidio di legalità. I lavoratori di Napoli, sempre sostenuti da Fim, Fiom e Uilm, sono tuttora lì in presidio permanente davanti allo stabilimento in attesa di ricominciare a costruire lavatrici”. Il calendario, realizzato dal Cral Whirlpool con le foto di Tamara Casula, ha una doppia finalità: “E’ un modo per tenere accesi i riflettori sulla nostra vicenda – scrivono i lavoratori – e un mezzo per sostenere economicamente la nostra lotta, per questo tutto il ricavato dalle vendite dei calendari sarà devoluto al ‘Fondo resistenza dipendenti Whirlpool’ ”. Ad aprire e chiudere la serie di foto, le donne della Whirlpool. Operaie che sono la vera anima di questa lotta per la salvezza della fabbrica.

Eppure, proprio le tensioni sociali in un territorio complicato come quello campano, potrebbero rappresentare un freno ai progetti di reindustrializzazione che Invitalia (la società del Tesoro già pivot del rilancio di molte realtà industriali, Ilva e Piombino in primis) sta sondando con potenziali acquirenti. Poco praticabile l’intervento di concorrenti diretti della Whirlpool come Candy o Smeg, non graditi alla stessa multinazionale americana, sul tavolo per adesso restano solo le manifestazioni di interesse della Adler, azienda campana del settore automotive, e della Htl Fitting (aerospazio) parte dell’indotto del gruppo Leonardo sempre in Campania. Negli ultimi giorni sarebbe spuntato anche un pool di imprenditori lombardi del settore dei purificatori d’aria. Ma si tratta, in ogni caso, di progetti che singolarmente non garantirebbero da subito l’assorbimento dell’intera forza lavoro.

“Troviamo disonorevole il comportamento di Whirlpool. Ricordiamo che in presenza del blocco dei licenziamenti la copertura economica degli stipendi dovrebbe essere in capo all’azienda. La cassa Covid-19 interamente a carico dello Stato, da gennaio a marzo 2021, rappresenta un ulteriore risparmio per Whirlpool”, protestano la segretaria nazionale Fiom-Cgil, Barbara Tibaldi, e il segretario generale Fiom di Napoli, Rosario Rappa, che hanno chiesto l’integrazione della Cassa integrazione al fine di garantire il salario pieno. “Si trovi una soluzione per scongiurare la chiusura del sito ed i licenziamenti”, afferma il segretario nazionale della Uilm, Gianluca Ficco, mentre per Il segretario nazionale Fim-Cisl, Massimiliano Nobis, e il segretario Fim Campania, Raffaele Apetino, “l’azienda conferma la non volontà di continuare la produzione di lavatrici a Napoli per mancanza di redditività e non risponde sulla mutata situazione del mercato che ha visto un aumento dei volumi produttivi di lavatrici rispetto a due anni fa”. Paradossi. E un vicolo cieco dove rischiano di perdere tutti.



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