Cassa integrazione per caldo, le regole Inps. Tutela anche per agricoltura e piccole aziende

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I sindacati chiedono al governo di agire urgentemente per fermare la spirale caldo-lavoro-morte. Purtroppo le cronache di eventi tragici, come l’anno scorso di questi tempi, si infittiscono. E visto che il cambiamento climatico con ogni probabilità è qui per restare, si chiedono nuovi strumenti di prevenzione e intervento rapido. Il presidente della Confindustria, Carlo Bonomi, a SkyTg24 apre a una replica del protocollo fatto con il Covid (ma i sindacati temono sia poco tempestivo) e a un rilancio dello smart working emergenziale (idea anche della ministra Calderone, col dubbio che non sia efficace per le professioni veramente a rischio perché non facilmente trasferibili in “remoto”).

In attesa degli sviluppi, l’Inps chiarisce in un messaggio qual è lo stato dell’arte per quel che riguarda la possibilità data alle impresa di chiedere la cassa integrazione e sospendere l’attività proprio in corrispondenza con le ondate di caldo.

Oltre 11 mila richieste in sei anni

Una fattispecie che è sempre più diffusa. Da un’estrazione di dati Inps relativi al giugno 2017-2023 emerge chiaramente come le domande di cigo con causale “temperature elevate” – che rientrano nel più ampio calderone degli “eventi meteo” – siano cresciute negli ultimi tempi: nel 2022 c’è stato il picco di domande con 4.784 imprese (giugno-settembre), quasi il doppio delle 2.428 del 2021. Nel 2017 e nel 2019 si viaggiava attorno alle 1.650, solo 484 nel 2018. I dati di quest’anno sono ancora incompleti, perché per giugno c’è tempo di fare domanda fino alla fine del mese, ma molti scommettono su una nuova crescita. 

Le regole, intanto. 

La temperatura percepita

Nel messaggio firmato il 20 luglio dal dg Vincenzo Caridi l’istituto spiega che “in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa in conseguenza delle temperature elevate, il ricorso al trattamento di integrazione salariale con la causale “eventi meteo” è invocabile dal datore di lavoro laddove le suddette temperature risultino superiori a 35° centigradi”. Ma aggiunge che anche quando il termometro è sotto i 35 gradi può scattare la cigo, perché si considera la cosiddetta temperatura “percepita”, che è più elevata di quella reale. “Tale situazione, ad esempio, si determina nelle giornate in cui si registra un elevato tasso di umidità che concorre significativamente a determinare una temperatura “percepita” superiore a quella reale. Pertanto, la valutazione della temperatura rilevata nei bollettini meteo deve tenere conto anche del grado di umidità, atteso che, in base alla combinazione dei due valori (temperatura e tasso di umidità), è possibile ritenere che la temperatura percepita sia maggiore di quella effettivamente rilevata”, dice l’Inps. “Significa aggiungere 10-12 gradi in più a quelli ufficiali se parliamo di asfaltisti o addetti alla fornace dei laterizi”, ha spiegato a Repubblica Alessandro Genovesi, segretario generale di Fillea Cgil.

La tipologia di lavoro

Ovviamente, infatti, la tipologia di lavorazione e la modalità “costituiscono un elemento di rilievo per una positiva valutazione dell’integrabilità della causale”, ricorda di nuovo l’Inps. Come e a cosa si lavora può influenzare la temperatura percepita. “Anche temperature inferiori ai 35 gradi possono, quindi, essere idonee a dare titolo al trattamento di integrazione salariale, se le relative attività sono svolte in luoghi non proteggibili dal sole o se comportino l’utilizzo di materiali ovvero in presenza di lavorazioni che non sopportano il forte calore”. In sostanza, conclude l’Istituto, “la valutazione non deve fare riferimento solo al gradiente termico ma anche alla tipologia di attività svolta e alle condizioni nelle quali si trovano ad operare i lavoratori”.

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L’Inps invita a utilizzare “le documentazioni o le pubblicazioni su dati relativi agli indici di calore da parte dei vari dipartimenti meteoclimatici o della protezione civile” a supporto delle domande. E ricorda che lo stesso va applicato alle lavorazioni al chiuso, “allorché le stesse non possano beneficiare di sistemi di ventilazione o raffreddamento per circostanze imprevedibili e non imputabili al datore di lavoro, nonché nell’ambito del lavoro svolto in agricoltura”.

Altro caso in cui si può chiedere la cig è quando “su indicazione del responsabile della sicurezza dell’azienda”, l’azienda “disponga la sospensione/riduzione delle attività in quanto sussistono rischi o pericoli per la sicurezza e la salute dei lavoratori”.

Tutela anche per i piccoli

Oltre all’agricoltura, da ultimo, una precisazione importante che riguarda le aziende coperte dal Fondo di integrazione salariale (Fis) e dei Fondi di solidarietà bilaterali: anche per loro c’è la tutela della cassa per “eventi meteo”. “Va, tuttavia, evidenziato che, ai fini della positiva valutazione della richiesta di accesso al trattamento per le motivazioni richiamate, occorre tenere conto sia della tipologia di attività lavorativa espletata sia delle modalità di svolgimento della stessa”.

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