“Casta di omosessuali, ci vediamo in tribunale”: i gay che si ribellano alla legge anti-omofobia, un grosso caso

Libero Quotidiano News

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Antonio Rapisarda 26 luglio 2020

«Sostengono a parole il fatto che siamo tutti “uguali” e poi proprio loro creano una casta di “ottimati” Lgbt? Rispetto alla quale è vietata, codice penale in mano, persino la critica?». Finirà che per difendere gli insegnamenti di «Alessandro Magno o di Yukio Mishima», omosessuali che «hanno garantito la continuità di imperi e ridestato tradizioni», anche Mario Ravetto Flugy, gay e conservatore, 61enne e dirigente di Fratelli d’Italia, se la vedrà in Tribunale. Tutto questo grazie al cosiddetto ddl Zan: il controverso testo unico che intende perseguire gli atti discriminatori fondati «sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere». Un paradosso? Lo stesso accadrà ad Umberto La Morgia, 31enne romano con la tessera della Lega in tasca, che in un video-denuncia diventato virale spiega che sarà messo all’Indice come «omofobo interiorizzato» per il semplice fatto di essere un gay che crede nella famiglia naturale. E che dire, poi, di Giorgio Ponte – scrittore e insegnante – consapevole che con tale dispositivo «pensano di aver trovato il modo per fermarmi»: ossia di bandire la sua storia di omosessuale cattolico «come fanno i Black lives matter con le statue».

Non se ne sorprende, infine, Carlotta che dal Veneto racconta come fin dagli anni di Sociologia si è sentita «più discriminata come donna di destra dagli stessi militanti “arcobaleno” che come lesbica da tutti gli altri». Sono quattro storie “diversamente omosessuali”, quattro testimonianze raccolte da Libero di quella maggioranza silenziosa che si oppone a fianco delle piazze pro-family di “Restiamo liberi” al dispositivo della legge liberticida, ammantata di anti-omofobia, targato Pd. Progetto che in realtà rappresenta per tanti gay “non allineati”, di destra, cattolici o conservatori, nient’ altro che l’arbitrio vetero-marxista e decostruzionista di una «classe sì ma di privilegiati». Da Palermo Mario Ravetto, di destra fin dai tempi dei calzoni corti, smonta alla radice l’allarmismo che sta alla base del ddl: «In Italia non c’è mai stato odio contro noi omosessuali. Pensiamo solo che addirittura era un tratto distintivo sotto l’impero romano…». A surriscaldare il clima, al contrario, sono proprio gli agenti di quella che lui chiama «intolleranza arcobaleno»: «Molti giovani genitori mi dicono di essere spaventati non dal naturale sviluppo dell’orientamento sessuale del proprio figlio, quanto dal fatto che alcune presunte “innovazioni” didattiche come le favole impregnate dalla teoria gender o le campagne Lgbt innestate dentro le serie tv possano influenzare e confondere i più piccoli. Ecco: con questa legge opporsi a tutto questo sarà penalmente rilevante».
LA COSTITUZIONETrent’ anni in meno ma spinto dallo stesso afflato conservatore è Umberto La Morgia, sviluppatore di start-up che si è messo in testa di creare un “ponte” fra comunità gay e Family day: «Credo che la famiglia, a prescindere dai sentimenti, sia quella inserita e riconosciuta nella nostra Costituzione: l’unione fra uomo e donna, cellula fondamentale per lo sviluppo». Affermare un’ovvietà del genere sarà presto reato con la legge Zan? «Lo scopriremo dopo il 25 luglio», sorride anche se ammette che già questo dubbio è preoccupante: «L’impianto della legge è nebuloso. Ma ancora più pericoloso è il meccanismo logico: per tutelare e per difendere una minoranza non si può essere “eterofobici”, ossia discriminatori verso una maggioranza, o avere comportamenti intimidatori nei confronti di chi dissente. Io stesso sono stato vittima di insulti inquietanti da parte degli estremisti Lgbt per il solo fatto – da consigliere comunale nel bolognese – di essermi dichiarato omosessuale di destra già lo scorso anno, contro le volgarità dei Gay Pride e la follia dell’utero in affitto».
Giorgio Ponte da parte sua si è rivolto direttamente ai vari Zan, Scalfarotto e Boldrini. «Ho chiesto a loro: per quale ragione ritenete quella Lgbt una categoria protetta in maniera “speciale” rispetto a qualsiasi altra? Qual è il senso di essere diseguali di fronte alla legge? Non credete che sia questa discriminazione?». Risposte non pervenute. La sua è la storia di un omosessuale che ha trovato nella Chiesa la spinta per accettarsi senza scadere nel rivendicazionismo: «Mi ha reputato all’altezza dell’esistenza e mi ha scosso dal mio vittimismo». Troppo per certo attivismo gay, dato che per «loro devi essere della “giusta” visione». Il risultato? «Dal 2015 sono riempito di messaggi in cui mi incitano ad ammazzarmi o che mia madre avrebbe fatto meglio ad abortire». Giorgio ha continuato a testimoniare la sua esperienza, «come fanno i medici e gli psicologi che sostengono che un bambino ha bisogno di una madre e di un padre». Il dubbio monta adesso, leggendo il testo unico Zan: «Con una legge simile hanno uno strumento in più per bloccarci. Un bavaglio di massa».
CRIMINALIZZATIIl paradosso dei paradossi è incarnato da Carlotta. Stigmatizzata da sinistra in quanto donna di destra e come donna lesbica da parte degli integralisti dei diritti gay. «Tentano di criminalizzarci: ci accusano di non essere omosessuali come gli altri…». Tutto questo per il fatto di credere che i sessi esistono: «Noi siamo fatti di natura e cultura, non siamo essere “fluidi”». Uno stigma per i sostenitori del ddl Zan che gridano alla transfobia contro lesbiche e femministe: «Con la scusa di combattere l’odio intendono istituire l’odio per legge. Chiunque osa dire qualcosa di diverso – come è avvenuto alla Rowling (la creatrice della saga di Harry Potter, ndr) – diventa un discriminatore da bastonare con la legge». Insomma, anche per gli omosessuali non irregimentati quella contro il ddl Zan è una battaglia di civiltà. «È una Lepanto sociale», tuona Ravetto, contro «una religione mortifera: l’omosessualismo ideologico non contempla la continuità…».
Sulla stessa scia La Morgia secondo il quale tutta questa temperie nichilista è parallela all’implosione della sinistra: «Prima l’obiettivo era la lotta di classe, poi è diventata lotta fra i sessi. Oggi si è ridotta alla lotta all’interno della persona stessa, con lo scopo di distruggere l’identità. Perché una persona spaccata interiormente è più manipolabile». La crociata anti-omofoba, dunque, come grande operazione di mercato. «Sul desiderio di riscatto dell’omosessuale hanno costruito un impero – conclude Ponte. E all’insoddisfazione di fondo che muove ciascuno di noi, hanno dato l’illusione che la felicità sarà possibile solo quando tutti staranno zitti». Dietro questo “bisogno” si costruisce una narrazione che diventa legge? «Sì, perché basta una persona che sussurri la verità e quella ti farà crollare».

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