C’è un piano per farla finita con gli incendi (e le catastrofi naturali)

La Republica News

E’ quasi mezzanotte ormai, della notte fra il 17 e il 18 agosto e il fuoco davanti a me continua a bruciare ormai da sette, otto ore forse. Chi ci sarà al di là della collina, meno di due chilometri da noi, dalla quale stiamo guardando questo spettacolo magnifico e terribile delle fiamme che cercano di raggiungere le stelle mentre trasformano tutto in fumo? Contadini? Turisti? E gli animali? E le piante? Non lo sappiamo, ma sappiamo chi c’è sulla linea del fuoco perché ci siamo passati poco fa, rincasando: i vigili del fuoco, la protezione civile, le forze dell’ordine. Ragazzi, di solito. Tornando, ci siamo fermati più volte per chiedere: davvero possiamo dormire tranquilli? Ma un po’ lo siamo, se ci sono loro. Nel pomeriggio, quando nel cielo c’era solo una colonna di fumo e sembrava il solito incendio, sono arrivati i canadair, gli aerei che portano l’acqua. Forse erano due, ma più probabilmente era lo stesso che faceva la spola: volteggiava basso scaricando ad ogni giro la speranza che la cosa potesse finire lì. Si alternava con un paio di elicotteri che avevano un grosso secchio appeso, lo riempivano al volo nel mare vicino e tornavano sopra le fiamme. Eroici, pensavi. E poi: ma possibile che contro il fuoco non possiamo mettere in campo nient’altro? Un secchiello e il coraggio dei vigili del fuoco? Qualcuno dirà: non farla tanto grande, in Italia oggi c’erano decine di altri incendi e anche qui in Sicilia è una settimana che qualcosa brucia ogni giorno. “Dovranno pur lavorare i ventimila forestali siciliani” mi ha detto una guida locale con un umorismo che ho faticato ad apprezzare. Ma davvero dobbiamo rassegnarci? Dobbiamo accettare che la flora, la fauna, e a volte le case, altre le imprese, vadano in fumo come se fosse un sacrificio inevitabile a qualche divinità? Come se non potessimo farci nulla? Qualche anno fa una startup spagnola aveva promesso di portare sul mercato una tecnologia in grado di creare delle barriere agli incendi: delle capsule facili da trasportare e installare che si dovevano attivare da sole in caso di incendi, per contenerli. “Gli incendi boschivi ogni anno bruciano 500 mila ettari”, c’era scritto nel progetto Smart Fire Barrier. Non so che fine abbia fatto quel progetto ma credo che si debba ripartire da quel ragionamento: negli anni scorsi, parlando della trasformazione digitale, ci siamo concentrati soltanto sulle città, sulla creazione di smart cities fatte di sensori in grado di dare allarmi tempestivi e monitorare i problemi. Ma che ci facciamo delle città intelligenti se non proviamo a rendere smart anche le campagne, i borghi, i boschi? E non sarebbe il caso di cogliere l’occasione del recovery plan europeo per fare un grande progetto che metta finalmente l’Italia in sicurezza? Che ci consenta di usare la tecnologia non per qualche fisima da convegno, ma per rammendare questo meraviglioso paese? Per far sì che non si debba plaudire al coraggio di chi prova a spegnere un rogo con un secchiello? Il giorno prima di Ferragosto, il dipartimento per la Protezione civile ha presentato al governo un piano complessivo “di ripresa e resilienza”. Nelle schede dei progetti ci sono un potenziamento dei sistemi di monitoraggio e allerta e una serie di interventi di ripristino per le aree danneggiate. “L’Italia ha una lunga serie di catastrofi naturali” si legge nel piano, “è il paese europeo più esposto ai disastri naturali e alle loro conseguenze”. Ma i disastri naturali non avvengono naturalmente, avvengono come conseguenza di decenni di incuria. E le catastrofi si possono prevenire: le tecnologie esistono, i soldi possono arrivare presto dall’Unione Europea. Restano il senso civico e la volontà politica: sapremo dimostrarli? In fondo si tratta di avere la consapevolezza che questo paese non ha bisogno di miracoli, ma di cura e rispetto. 
 


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