“Cena con Salvini e commercialista? Mai esistita”. Calderoli smonta la prova regina dei pm. “Dicono che c’ero io, ma…”: come la spiegano?

Libero Quotidiano News

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13 settembre 2020

“Quella cena non è mai esistita”. Roberto Calderoli, agenda degli appuntamenti alla mano (anzi, nella testa), smonta in pochi secondo una delle “prove regine” che, secondo le indiscrezioni di stampa, i pm avrebbero in mano per provare il coinvolgimento dei vertici della Lega (Matteo Salvini in testa) nel giro di soldi sospetti che faceva a capo dei commercialisti finiti in arresto per la “cresta” sulla compravendita del capannone di Cormano in cui aveva sede la Lombardia Film Commission. Una indagine in apparenza locale che sta assumendo, a livello mediatico, un rilievo nazionale. E il tentativo sembra abbastanza scoperto: trascinare il segretario leghista in un polverone giudiziario a una settimana dal voto delle regionali. 

“L’ ultima volta che mi sono seduto a tavola con Salvini risale ad almeno due anni fa”, assicura però al Corriere della Sera Calderoli, che secondo i pm avrebbe visto a tavola, in una serata tra il 24 e il 27 maggio scorso a Roma, l’ex ministro, il collega senatore bresciano Stefano Borghesi e il commercialista Andrea Manzoni, revisore dei conti del gruppo leghista della Camera e professionista di fiducia del leader del Carroccio. Peraltro, sottolinea Calderoli, “con gli altri due non ho mai mangiato nemmeno una pizza”. In ogni caso, quella sera Calderoli non poteva essere al ristorante in alcun modo: “Purtroppo, c’è una disavventura personale a ricordarmelo. A maggio, infatti, mi sono rotto il perone e il legamento. Mi muovevo con grande fatica aiutandomi con le stampelle. Figuriamoci se potevo uscire a cena in quelle condizioni. A parte il fatto che non ho proprio l’abitudine di pranzare fuori casa. Non mi piace proprio”. Sui commercialisti coinvolti nell’inchiesta, tutti revisori dei conti del partito, Calderoli ha una sua opinione: “Sono ottimi professionisti e grandi lavoratori. Mi sentirei di dire che sono persone perbene. Se gli abbiamo affidato incarichi così delicati è perché hanno dato prova di essere capaci e affidabili. Se gli elementi in mano agli inquirenti sono consistenti come la cena a cui non ho mai partecipato e che per me semplicemente non è mai esistita, possiamo dormire tranquilli”.

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