Cene, viaggi e abbracci: cosa ci è mancato di più durante la pandemia

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La pandemia ci ha fatto riscoprire e apprezzare il valore della routine delle piccole azioni quotidiane, date per scontate fino a qualche mese fa: le cene in famiglia e con gli amici, i viaggi e gli abbracci alle persone care. È quanto emerge dal sondaggio “La routine degli Italiani al tempo della pandemia”, realizzato dalla società di ricerche Doxa per l’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr) che ha lanciato la campagna “Fantastica Routine“, un’iniziativa volta a sia a far riflettere sulle certezze che sono venute meno in questi mesi sia a raccogliere fondi da destinare all’emergenza umanitaria ed educativa in corso nel Sahel, per assicurare l’istruzione ai bambini rifugiati. (Dal 24 gennaio al 14 febbraio, donando via sms o chiamando il 45588, ciascuno di noi potrà aiutare 700 mila bambini rifugiati nel Sahel a tornare scuola, ricostruendo 4000 scuole distrutte). 

Su un campione di circa mille persone tra i 18 e i 74 anni, intervistato online nei giorni che precedevano il Natale, dal 12 al 22 dicembre 2020, è emerso che solo un quarto ha trovato molto difficile adattarsi alla nuova quotidianità, il resto alla fine si è abituato e addirittura un 15% ha trovato nella nuova routine un’opportunità. “Questa pandemia ha colpito molto all’inizio – in marzo – e in autunno, mentre in prossimità del Natale si è cominciato a vedere qualche spiraglio di speranza, c’era maggiore ottimismo rispetto ai mesi precedenti” spiega Paolo Colombo, ricercatore Doxa. “Gli italiani hanno saputo tirare fuori la loro resilienza e adattabilità, riscoprendo il valore delle piccole cose e della socialità, dalle cene in famiglia e con gli amici, ai viaggi a un gesto semplice come quello dell’abbraccio”. 

I ritrovi in famiglia e con gli amici sono le consuetudini che mancano di più (68%), insieme ai viaggi (68%), seguiti dagli abbracci (67%). Un venir meno dell’affettività e della socialità che in qualche modo è stata compensata dall’utilizzo del web, l’attività preferita (65%), seguita dal vedere film e serie tv (60), leggere libri (41%) o semplicemente stare con i propri familiari (40%).   

“Avere molto tempo a disposizione ha portato le persone a una maggiore introspezione, con un’attenzione crescente a emozioni e sentimenti, compresa la solidarietà” continua l’esperto. “Così per esempio, oltre a sentirsi solidali con le persone che hanno perso il lavoro, gli anziani, i sanitari, i bambini, il 21% si è sentito più vicino ai rifugiati, persone che normalmente appartengono a realtà lontane dalla nostra quotidianità. Un dato importante dovuto anche all’attenzione che i media hanno mantenuto alta anche in questo difficile periodo”. 

E sul ritorno alla “normalità”, il 75% del campione ha espresso il desiderio di riappropiarsi della vita di prima mentre il restante 25% vorrebbe iniziarne una nuova, sulla base della conoscenza del proprio sé. Se è vero che quasi la metà degli intervistati vede un futuro incerto, l’altra metà è ottimista e una parte di questa, l’11%, soprattutto over 55, sostiene di essere fortunata per avere certezze e stabilità. “D’altronde non si può pensare che si possa tornare alla normalità come la concepivamo, perché sarà tutto diverso” dice Colombo. “Poi magari riusciremo a rifare quello che facevamo prima ma oggi l’88% degli italiani sa che sarà tutto diverso, dall’approccio alla quotidianità fino all’affrontare una nuova emergenza sanitaria”.  

In questi mesi si sono del tutto ribaltate le proporzioni tra tempo libero e lavoro, le persone hanno cominciato a rivalutare il tempo trascorso in famiglia, condividendo la visione di un film o semplicemente la preparazione dei pasti: il 20% sostiene che non si farà più travolgere dalla frenesia del lavoro e degli impegni quotidiani e che dedicherà più tempo agli affetti e alle cose veramente importanti, mentre oltre la metà degli intervistati (53%) afferma che, dopo questa esperienza, apprezzerà di più le certezze e le piccole cose della vita. “Per molti questo periodo è stato l’occasione per scoprire, nel caso dei giovani, e nel riscoprire, nel caso degli adulti, le piccole abitudini quotidiane, senza dare più nulla per scontato” conclude Colombo. In certi casi anche dimostrando una maggiore attenzione all’ambiente, per esempio riducendo gli sprechi (21%), un cambio di atteggiamento frutto di una maggiore consapevolezza, maturata in questi difficili mesi”.  

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