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Centrodestra: alla Camera nasce “Coraggio Italia”, il partito del sindaco di Venezia Brugnaro

La Republica News
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“Voglio bene a Berlusconi, ma bisogna fare un passo”. Agli amici Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia e imprenditore, ha raccontato così nelle ultime settimane il suo stato d’animo. Nessun ripensamento insomma. Il partito “Coraggio Italia”, di cui ha già depositato nome e simbolo, ci sarà. È una Opa lanciata non solo sul centrodestra, ma indirizzata a tutti coloro che si sentono orfani di un partito centrista. Imminente la nascita del gruppo alla Camera: Brugnaro aspetta solo di raccordarsi con il governatore della Liguria, Giovanni Toti, che questa sera riunisce i suoi. Quindi domani o al massimo all’inizio della prossima settimana a Montecitorio si costituirà un nuovo raggruppamento che potrà contare certamente su venti deputati: i dieci totiani di Cambiamo (forse otto, perché due sono dati in uscita verso Fratelli d’Italia) e almeno dodici che dalle file di Berlusconi passano a Brugnaro. 

Ma il progetto politico del sindaco veneziano, che ne rivendica il copyright, è ambizioso. Toti condivide. Di nuovo ieri il governatore ligure ha ribadito: “Con Brugnaro diamo il calcio d’inizio, ma poi nasce un partito vero”. Sarà un partito centrista e moderato, naturalmente nel centrodestra ma senza disdegnare di raccogliere simpatie tra i renziani e finanche nel Movimento 5Stelle.  

Brugnaro, patron della squadra di basket Reyer Venezia Mestre e della holding Umana, ora al suo secondo mandato come sindaco della città lagunare, potrebbe essere l’erede di Berlusconi? I suoi sostenitori ed elettori (nelle elezioni comunali dell’ottobre 2020 la lista per Brugnaro ha raccolto il 31,67% di consensi) sono convinti che sia il politico-tycoon giusto. Ha anche la stessa empatia e generosità. Forse i supporter corrono un po’ troppo, ma è Brugnaro stesso ad accelerare. 

Gli azzurri pronti a migrare nel nuovo partito

Intanto il sindaco di Venezia dovrebbe riuscire nel travaso di un bel po’ di deputati di Forza Italia al nuovo gruppo. Qualcuno già parla di svuotamento con una decina almeno di forzisti in libera uscita. I nomi che circolano, e che non hanno smentito, sono: Michaela Biancofiore, un tempo fedelissima berlusconiana della prima ora, Matteo Dall’Osso, Simona Viètina (“Sto valutado il progetto di Brugnaro”), Marco Marin, Cosimo Sibilia, Maria Teresa Baldini, Raffaele Baratto, forse Guido Pettarin, Felice Maurizio D’Ettorre, Stefano Mugnai. 

L’altolà di Forza Italia

La tela politica comunque è tutta da tessere. Duro l’altolà che arriva da Forza Italia. Roberto Occhiuto, capogruppo forzista alla Camera, definisce “quello di Brugnaro un progetto velleitario”. E si dice convinto che alla fine tutto rientrerà e nessuno abbandonerà Berlusconi. Afferma: “L’ala moderata del centrodestra è e continuerà ad essere rappresentata da FI. In passato alcuni hanno provato l’avventura centrista ma gli italiani hanno sempre diffidato delle imitazioni e di conseguenze respinto nelle urne queste pseudo-novità”. Occhiuto ha sentito lo stesso Berlusconi e rincara: “Il futuro dei moderati, dei liberali, dei popolari, dei cattolici e degli europeisti è dentro Forza Italia”.  

Ma le grandi manovre per il centrodestra di domani sono iniziate e proprio dal Veneto, che ha una classe imprenditoriale forte, insofferente ai riti della politica in generale e in particolare della destra come è stata fin qui. Si tratta di vedere in quale modo Toti e Brugnaro pensino di stare insieme, con quale metodo e quali regole d’ingaggio. Ancora Toti ripete: “Io punto a un partito che vada oltre ai Brugnaro, ai Toti e a chi adesso dà il calcio d’inizio”. 

Si comincia dal Parlamento e nel contempo si costruisce la struttura del neo partito moderato, stabilendo chi fa cosa. Marco Marin, l’ex schermidore olimpionico, padovano, è già indicato come l’uomo-macchina di Brugnaro, colui che starebbe facendo scouting tra i forzisti. Mentre Toti ha in Osvaldo Napoli e in Paolo Romani, ex ministro dello Sviluppo economico, i suoi uomini di fiducia. Alcuni forzisti, di cui pure si sono fatti i nomi, prendono le distanze come Roberto Novelli (“Conosco il progetto di Brugnaro, ma tra Venezia e la Sardegna c’è il mare…”). 



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