Centrodestra, Berlusconi frena i suoi ministri: “Agenda comune con Salvini”

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ROMA – Silvio Berlusconi frena i suoi ministri inquieti e rinsalda l’asse con la Lega. Fa da garante, partecipando dopo diversi mesi all’incontro settimanale – via Zoom – con lo stato maggiore del partito e con i ministri, e allo stesso tempo ribadisce la linea dell’alleanza con i sovranisti agli esponenti di governo più insofferenti. È il preambolo del pranzo di domani, a Villa Grande, in cui partirà formalmente il “coordinamento” annunciato ieri ai colleghi dal presidente di Forza Italia. Il Cavaliere arriverà probabilmente stasera a Roma, alla vigilia di quest’incontro che dovrebbe almeno sancire una tregua, dopo la “rivolta” di Gelmini, Carfagna e Brunetta, che hanno fatto sapere di mal tollerare un viaggio al traino di Lega e Fratelli d’Italia. Ieri, all’incontro da remoto, non hanno partecipato né la ministra del Sud né il titolare della Pubblica amministrazione: Carfagna perché impegnata nella festa di compleanno della figlioletta, Brunetta alle prese con la riunione con i sindacati sulla manovra.

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Berlusconi sta facendo di tutto per tenere insieme la coalizione pur riaffermando la collocazione di Fi nella famiglia del Ppe. Prima, in mattinata, l’ex premier aveva incontrato gli europarlamentari azzurri, cui aveva confermato che Fi è “alternativa alla sinistra e ben distinta dalla destra”. Eppure con le forze politiche più a destra il viaggio continua. E nel pomeriggio il presidente indica, appunto, la direzione: “Dovremo stabilire un coordinamento fra noi e la Lega per quanto riguarda le attività di governo. Vorrei – ha aggiunto nel corso della riunione dei vertici – che si facesse un lavoro concreto sui provvedimenti”. Sul tavolo ci sono le priorità: taglio del cuneo fiscale, proroga dei bonus per l’edilizia, rinvio “selettivo” delle cartelle esattoriali. Quattro punti ritenuti “imprescindibili” da Forza Italia, su cui però non sembra possano esserci difficoltà d’intesa. Anzi, sembra siano stati scelti proprio per evitare divisioni e avviare il cammino senza traumi.

Berlusconi, d’altronde, ha l’esigenza di tenere compatto il fronte almeno sino a febbraio, quando si voterà per il Quirinale: tutti sanno, fra gli alleati, che il Cavaliere culli il sogno del Colle, forte di una credibilità internazionale che non esita a rimarcare. L’ha fatto anche ieri, condividendo con i maggiorenti del partito “la soddisfazione per la grande accoglienza e le parole di stima che mi sono state riservate dai leader europei al summit del Ppe di Bruxelles della settimana scorsa”. Così come Berlusconi sa quanto sia importante la matrice europeista per il partito e per le sue ambizioni personali. E anche questo ha riaffermato: “La parola “europeista” per noi ha il valore di una scelta di campo. Noi stiamo dalla parte dell’Europa, della condivisione di valori e di interessi con i nostri partner europei”.

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Ma come far convivere la vocazione liberale e popolare di Fi con l’esigenza di un’alleanza coi sovranisti, cui una frangia del partito ritiene non più vantaggiosa anche ai fini elettorali? Questa l’ultima scommessa dell’ex presidente del Consiglio. Di certo, al di là del silenzio ufficiale, la posizione dei ministri non cambia: sì a un lavoro in coordinamento garantito dal presidente (d’altronde sia Gelmini che Brunetta avevano lamentato le scarse comunicazioni con Berlusconi) ma no a un appiattimento sulla condotta di Meloni e Salvini. Domani, sull’Appia antica, il secondo tempo della partita.

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