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Che fine ha fatto il nuovo sistema di allerta della Protezione civile

La Republica News
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Sabato sera è stata la sera del razzo cinese e ce la ricorderemo a lungo.  A un certo punto, dopo un anno e mezzo che combattiamo con un virus venuto dalla Cina, ci è stato detto che dal cielo stava precipitando sulla Terra un razzo. Era partito a fine aprile per una missione relativamente facile, aveva finito il carburante e stava rotolando verso un punto imprecisato del nostro pianeta. Era cinese. Sembrava una scherzo e invece a un certo punto la Protezione civile, la benemerita istituzione che interviene ogni volta che c’è un problema e che in questo momento è impegnata nella rimonta del piano vaccinale, ha fatto un comunicato in cui in pratica ha confermato che la situazione era seria.

Il razzo poteva precipitare anche sull’Italia, una decina di regioni del centro sud erano su una possibile traiettoria, l’ora dello schianto era prevista attorno alle due del mattino, ma anche sei ore prima e sei ore dopo, e il consiglio per tutti era trascorrere la notte lontano da porte e finestre e possibilmente a un piano basso. Non so come siano fatte le altre camere da letto, ma nella mia il letto è fra una porta e una finestra. Insomma, aggiungeva il comunicato, non è detto che il razzo precipiti sull’Italia ma voi prendete lo stesso delle precauzioni. Alla lettera, avremmo dovuto dormire in cantina.

Un comunicato di questo tenore della Protezione civile non è uno scherzo anche se sui social, soprattutto su Twitter, è diventato l’occasione per frizzi e lazzi sul razzo cinese. La vicenda dimostra una volta di più che il sistema di allerta della Protezione civile va aggiornato: da anni si parla di una nuova piattaforma tecnologica che in caso di allarme consente di mandare degli sms soltanto alle persone che si trovano in una precisa zona geografica con delle precise istruzioni operative. Il sistema si chiama IT Alert, è stato sviluppato, normato con una apposita legge e da quasi un anno sono iniziati i test con cittadini volontari. A fine marzo sarebbe dovuto diventare operativo ma non se n’è saputo più nulla. Non funziona? Ci sono ripensamenti? Ritardi? La vicenda del razzo cinese, con la sua comunicazione surreale, conferma che è l’ora di entrare in una nuova fase, più matura, di gestione della comunicazione delle emergenze.



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