Chi è Morisi, cosa gli è successo e perché è un caso politico per la Lega ________________________________________

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Il protagonista

Luca Morisi, 47 anni, una laurea in filosofia e una serie di incarichi di docenza all’Università di Verona, è l’ex responsabile della comunicazione di Matteo Salvini. Collabora con lui dal 2013: è stato il capo di quella macchina della propaganda su web definita “Bestia” che, per ammissione dello stesso segretario , ha permesso alla Lega di passare dal 4 per cento del 2013 al 34 per cento alle Europee del 2019.  Durante i cinque mesi di campagna elettorale per Bruxelles, la pagina Facebook del Capitano (nome attribuito a Salvini dallo stesso Morisi)  ha prodotto in media 17 post al giorno; 60,8 milioni di interazioni (significa like, commenti, condivisioni), 40 milioni di like e oltre 5 milioni di ore di video visualizzati.  Oggi Salvini è il politico con il maggior numero di followers su Fb:  5 milioni. Effetto di una strategia social aggressiva e martellante, che non esita a mettere alla berlina in rete avversari politici e fasce deboli, con pochi temi chiave quali immigrazione,  sicurezza e lotta alla droga.

L’addio improvviso

Il 23 settembre l’agenzia Adnkronos dà la notizia di un disimpegno di Morisi, già da qualche tempo poco presente nell’attività quotidiana di Salvini. La motivazione addotta: “Problemi personali e familiari”. Motivazione che Salvini ma anche i suoi più stretti collaboratori rilanciano senza commentare.

L’indagine

Il 27 settembre si capisce che dietro quel “periodo sabbatico” c’è altro: Repubblica in esclusiva pubblica la notizia di un’indagine per detenzione e cessione di stupefacenti a carico di Morisi. Poche ore dopo la diffusione della notizia, il consulente scrive una lettera per chiedere scusa a tutti, Salvini in primis, ammettendo una “caduta come uomo” e “fragilità esistenziali da risolvere”. Dice di essersi già dimesso da tutte le cariche (inclusa quella nella segreteria del partito) dal primo settembre. Il capo del Carroccio gli rammenta di aver sbagliato ma gli tende una mano: “Per te ci sarò sempre”.

I fatti

Tutto era cominciato il 14 agosto: i carabinieri entrano a casa di Luca Morisi, in una villa a Belfiore, provincia di Verona. Vi giungono dopo aver fermato – in un controllo ufficialmente “casuale” – due giovani rumeni e aver trovato nella loro auto un flaconcino di Ght, la cosiddetta droga dello stupro. Avevano detto che era stato Morisi a dargliela.

Nell’abitazione dello spin doctor di Salvini i militari sequestrano cocaina, una quantità compatibile con l’uso personale. Poi i carabinieri escono con tre uomini: i due giovani di origine rumena, uno dei quali (anch’egli indagato) sarebbe un modello contattato su un sito di incontri,  e un adulto di circa 50 anni. I carabinieri avrebbero anche  controllato i computer di Morisi, alla ricerca di altri beneficiari di eventuale cessione di droga da parte del guru salviniano.

Le conseguenze

Salvini si trova al centro di una bufera: dice ufficialmente di aver appreso dai giornali la notizia ma c’è il sospetto che conoscesse la vicenda da almeno dieci giorni. Il caso diventa un incredibile boomerang a pochi giorni dalle elezioni amministrative: l’uomo che cura l’immagine del segretario, l’inventore di una macchina di propaganda che ha battuto duro su un leit-motiv come lo spaccio, è indagato per droga. E’ il web per primo a ritorcersi contro Salvini, ricordandogli soprattutto lo show della citofonata a uno spacciatore al Pilastro di Bologna, nel gennaio del 2020. M5S e Pd lo attaccano per la “doppia morale”, dentro il partito esplode l’insofferenza dell’ala istituzionale (rappresentata dal ministro Giorgetti e dai governatori del Nord) che non ha mai amato gli eccessi della comunicazione targata Bestia. Salvini urla alla “schifezza mediatica” e dà spazio ai sospetti “per un attacco alla Lega che arriva a cinque giorni dalle elezioni”. Nei fatti, è sotto assedio anche sul fronte interno perché il ministro Giancarlo Giorgetti, il numero due del partito, ha sconfessato in un’intervista alla Stampa le scelte dei candidati per Roma e Milano, ultimo atto di una strisciante divisione che aveva già portato Salvini in minoranza sulla posizione nei confronti del Green pass. Ecco perché, in questo scenario, le elezioni amministrative diventano la prova del fuoco per il leader della Lega.

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