Chiesa chiusa per Covid i fedeli si mobilitano per i frati contagiati

Chiesa chiusa per Covid: i fedeli si mobilitano per i frati contagiati

La Republica News
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Da tre settimane il portone della chiesa è sbarrato. Alle 17 sul marciapiede di via Noce 126 non c’è la solita folla in mascherina, in attesa dell’inizio della messa. Tutti i frati, che vivono nel convento e sono i punti di riferimento di circa duemila fedeli del “Sacro cuore di Gesù”, sono risultati positivi al Covid-19. Prima il parroco Salvatore Lo Curcio, 53enne battagliero alla guida della comunità, e da tre giorni anche gli altri cinque frati conventuali. Sul cancello di ferro, che separa il marciapiede dalla facciata bianca di fine Ottocento, da ieri c’è l’avviso che “il locale è sanificato”. Ma non basta, la chiesa rimane chiusa. Solo ieri il primo tampone negativo per il parroco, ne serve almeno un altro.Il quartiere da quasi un mese ha perso la sua parrocchia. C’è il timore dei contagi, l’apprensione per i frati ma anche una gara di solidarietà tra i residenti. Le campane non suonano in questa parte della città, a pochi passi dal centro ma che ha sempre mantenuto i tratti della borgata. Qui la mafia ha radici salde. Per la festa del quartiere, nel 2015, i boss si rivolsero proprio alla parrocchia per richiedere le luminarie al Comune. L’allora parroco cedette per paura. Ma in queste ore è un altro il morbo che si è insinuato in chiesa e ha colpito almeno anche due fedeli. Padre Lo Curcio è ancora ricoverato in un reparto di malattie infettive. Dentro i loro alloggi restano confinati gli altri cinque frati.”Sono tornato nella segreteria da due giorni, sono solo – racconta Salvatore Lo Faso, collaboratore del Sacro Cuore – sto sbrigando le faccende burocratiche, i carteggi dei parrocchiani. Sono rimasto in quarantena con la mia famiglia e adesso ci sentiamo pesci fuor d’acqua. Ci manca la nostra vita religiosa”. La paura ha spinto alcuni residenti a annullare i sette battesimi che erano previsti tra ottobre e novembre. “C’è anche chi ha ritirato l’iscrizione per le messe ai defunti – spiega Salvatore Lo Faso – ma tanto di messe non se ne possono dire”. C’è chi, per adesso, frequenta altre chiese. “Non io – dice Antonio Tramuto, titolare del negozio di ricambi auto nella piazza del quartiere – perché per me c’è solo il Sacro Cuore da 50 anni e di anni ne ho 56. Prego a casa, il Signore capirà”.Anche il catechismo è stato annullato. Avrebbe dovuto prendere il via giorno 11. “Mancano le voci dei bambini – si rammarica una catechista – e il loro entusiasmo in questo periodo difficile. Si era deciso che la messa di domenica delle 11 sarebbe stata dedicata solo a loro, senza adulti, per preservarli da questo virus che ci perseguita”. La solidarietà non manca. C’è chi ogni giorno lascia una spesa sospesa in macelleria, chi porta i sacchetti dietro al cancello, chi invia messaggi sulla pagina Facebook. “Abbiamo anche pubblicato – dice Salvatore Lo Faso – il video della sanificazione per tranquillizzare gli animi”.Nella sua stanza padre Alfio Spoto risponde alle videochiamate dei parrocchiani. “Stiamo ricevendo tanto amore. Purtroppo – sospira – non penso che riusciremo ad aprire la chiesa al quartiere per la commemorazione dei defunti. C’è anche tanta amarezza. Noi frati siamo stati sottoposti al tampone solo il 17 ottobre, dieci giorni dopo il parroco, e solo il 27 abbiamo saputo di essere positivi. I tempi si sono allungati”. Una donna, intorno alle 18, arriva e suona al campanello, avvisa i preti che sta lasciando un sacchetto. Va via ma prima si fa il segno della croce rivolta al crocifisso sopra al frontone.


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