Chip e inflazione, a gennaio vendite di auto ancora giù. A Melfi si ferma la produzione

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TORINO – La vendita di auto in Europa fa registrare un calo del 2,4% a gennaio, rispetto allo stesso mese del 2021: Nell’area Ue, Regno Unito, Efta sono state immatricolate 822.423 auto. Il dato è dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei dell’auto. Il gruppo Stellantis ha fatto registrare un risultato peggiore rispetto al mercato, immatricolando a gennaio in Europa Occidentale 156.673 auto, il 12,4% in meno dello stesso mese del 2021. E la quota di mercato è in calo dal 21,2% al 19,1%. Anche a livello europeo si tratta del settimo mese negativo di fila.

Le immatricolazioni di autovetture nell’Ue – sottolinea l’Acea – hanno continuato a diminuire, con il prosieguo della carenza di semiconduttori che continua a influenzare negativamente le vendite in tutta la regione. Ieri è stato annunciato un nuovo fermo allo stabilimento di Melfi, dove si producono Jeep Compass, Renegade e la 500X, causa la mancanza di semiconduttori: è la terza volta in tre settimane. Gli impianti rimarranno fermi da domani fino a lunedì alle 6, in un momento dove invece nello stabilimento della Basilicata è in atto una salita produttiva e a fine mese l’obiettivo era di passare a venti turni a settimana. La crisi dei microchip sta avendo effetti anche su altri stabilimenti del gruppo Stellantis nel mondo e di altre case automobilistiche nei siti europei.

Auto, un fondo per le imprese e un miliardo all’anno di incentivi

Alcuni Paesi hanno registrato aumenti di vendite nel mese scorso secondo l’Acea, come la Slovacchia (+72,6%) e la Romania (+55,5%). In Europa occidentale la maggior parte degli Stati ha fatto segnare un andamento negativo. Guardando ai quattro principali mercati, in Italia si registrano perdite a doppia cifra (-19,7%) così come in Francia (-18,6%); la Germania registra una solida crescita (+8,5%) e la Spagna un modesto guadagno

Altro elemento che sta frenando gli acquisti secondo gli esperti è la preoccupazione delle imprese e dei consumatori per il ritorno dell’inflazione particolarmente evidente nei settori dei carburanti e dell’energia. Insomma, il caro bollette ha un effetto anche sull’automotive sul fronte produzione e sul fronte vendite. “Unico segnale positivo nel quadro fosco del mercato automobilistico è che in tutti i paesi, compresa l’Italia, cresce l’interesse per le soluzioni elettriche che vedono incrementarsi le loro quote di mercato”, rimarca il Centro Studi Promotor.

Rispetto alla situazione ante-crisi, il risultato peggiore è stato messo a segno dalla Spagna, che nel confronto tra il mese scorso e il gennaio del 2019 accusa un calo di ben il 54,7%, seguita, nella classifica dei peggiori risultati, dall’Italia che,  sempre nel confronto con il 2019, ha un calo del 34,8%, contro il -33,6% della Francia, il -30,7% della Germania e il -28,5% del Regno Unito. L’Italia si sarebbe sicuramente aggiudicato la maglia nera nella pattuglia dei cinque maggiori mercati dell’area, soffiandola alla Spagna, se non fossero stati introdotti incentivi, sia nel 2020 che nel 2021, per favorire la transizione all’elettrico ed anche l’acquisto di autovetture tradizionali, ma con emissioni comunque contenute.

Fondamentale che la politica degli incentivi riprenda: “Alle parole dei ministri che si sono riuniti il 9 febbraio per decidere cosa fare devono seguire i fatti”, dice Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor. Nel prossimo Consiglio dei ministri, che potrebbe tenersi venerdì 18 o all’inizio della prossima settimana, la questione auto dovrebbe essere sul tavolo, con il varo di un provvedimento ad hoc. Si tratta di un fondo unico per l’automotive che poi sarà declinato dai ministeri sia sotto il profilo degli incentivi sia sotto il profilo industriale per la riconversione della catena produttiva. Dotazione di 1 miliardo l’anno e incentivi che coprano anche l’acquisto di mezzi a basse emissioni, ma non solo elettriche e ibride. La proposta sarà di arrivare a 135 grammi di Co2 per chilometro.

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