Chip, il salto quantico dell’Italia

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Chi studia microelettronica in Europa sa che dal 2027 il suo punto di riferimento per il lavoro sarà la Sassonia dove il governo tedesco sta investendo 43 miliardi di euro di cui 15 in aiuti di stato per costruire tre nuovi stabilimenti, uno dell’azienda taiwanese Tsmc e due della americana Intel, per produrre chip di ultima generazione. Gli aiuti di Stato rappresentano una delle azioni operative della strategia tedesca per i semiconduttori e si allineano con il Chips Act europeo, che consente deroghe alle rigorose regole sugli aiuti statali quando indirizzati a strutture produttive “eccezionalmente uniche”. Gli Usa stanno attuando il loro Chips Act che mette a disposizione delle aziende 50 miliardi di dollari per produrre chip sul suolo americano. Investimenti pesanti, necessari per ricostruire ecosistemi industriali strategici in Europa e negli Usa precedentemente localizzati in Cina.

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Oltre agli aiuti di Stato, la strategia tedesca prevede sgravi fiscali per le aziende già operanti nel Paese, azioni per aumentare l’afflusso di studenti locali e stranieri alle lauree in microelettronica e per attirare personale già formato dall’estero. L’impegno dell’intero governo serve in primo luogo per catalizzare gli investimenti dei privati: Tsmc investirà 10 miliardi e Intel 30 miliardi per la costruzione dei loro stabilimenti entro il 2027. Questo assicurerà al Paese crescita solida e posti di lavoro pregiati. In Italia il precedente esecutivo, sfruttando la deroga del Chips Act europeo, ha sovvenzionato St Microelectronics con 250 milioni di euro di fondi Pnrr per costruire un nuovo impianto a Catania a fronte di un investimento dell’azienda di 750 milioni di euro. Una piccola operazione non ripetibile, ma win-win per l’azienda e per l’Italia che, senza spendere un euro, si è assicurata una produzione chiave.

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Prima del break estivo sono stati approvati da questo esecutivo sgravi fiscali in ricerca e sviluppo sui semiconduttori per 750 milioni di euro su 5 anni. Azione importante per il settore, che però, per il momento, non è parte di una strategia strutturata come quella tedesca, americana, francese o sud coreana. Speriamo che il Comitato previsto dalla norma, fornisca velocemente tale strategia operativa, con il “piano nazionale della microelettronica”, e che, soprattutto, lo renda vincolante per tutto l’esecutivo. Far capire il ruolo che vogliamo giocare nella filiera dei chip, la dimensione dell’impegno governativo e le tempistiche permetterà alle aziende, che operano in Italia, di programmare i loro investimenti sfruttando così al meglio i fondi nazionali. Forse anche per questa mancanza Intel ha deciso di spostare parte del suo investimento europeo dall’Italia alla Polonia.

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Rimane il fatto gli investimenti governativi necessari per primeggiare nelle filiere pesanti e consolidate dei chip sono proibitivi per l’Italia. Quindi, oltre a fare il massimo possibile con le risorse date nei chip, perché non puntare su settori strategici emergenti come, ad esempio, quello delle tecnologie quantistiche dove l’Italia ha una tradizione scientifica rilevante e può contare su delle startup che eccellono a livello mondiale? Agire ad ampio raggio, dai computer ai sistemi crittografici fino a quelli finanziari e di Intelligenza artificiale. Gli Usa hanno investito 2,5 miliardi in quattro anni per finanziare la crescita del settore. Cifre importanti, ma alla nostra portata in tempi di Pnrr. Investire però contestualmente alla definizione di una strategia multidimensionale sotto la guida forte del Presidente del Consiglio, puntando sul trasferimento tecnologico con particolare enfasi sul supporto alle startup di settore aiutando i nostri validi ricercatori a diventare anche dei manager dell’innovazione, sviluppare gli ecosistemi distrettuali anche accogliendo aziende, startup, forza lavoro e fondi d’investimento stranieri, realizzando public-private partnership ove necessario, lavorando sin da subito per aumentare la workforce di settore con le università. Un investimento dove il matching fund principale sono i nostri ragazzi che escono da Fisica, Ingegneria, Matematica e Informatica.

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Le strategie di governo nella tecnologia digitale richiedono un impegno intergovernativo con un forte coordinamento. Per questo negli Usa c’è un ordine esecutivo del Presidente sulla cybersecurity, sul quantum, sui chip dove viene pianificato cosa deve fare ogni agenzia o dipartimento federale. In Italia tali strategie sono un po’ più complesse da concordare rispetto agli Usa, ma vanno finalizzate e attuate oggi perché abbiamo il Pnrr per finanziarle come fatto con la strategia per la cybersicurezza. Se non lo faremo, non metteremo le basi per una crescita futura solida del nostro Paese. Tra un paio di anni, finito il Pnrr, soli con il nostro debito e con una congiuntura economica internazionale che si prospetta negativa, si ritornerà, secondo molti analisti, al più ad una crescita pre-Covid “zero-virgola” con tutte le problematiche conseguenti.

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