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Ciclismo, Giro d’Italia: Simon Yates vince in salita e si avvicina alla rosa di Bernal. Caruso resiste

La Republica News
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Simon Yates batte un altro colpo. Vince la tappa con arrivo all’Alpe di Mera e guadagna, abbuoni compresi, 34’’ su Egan Bernal. La maglia rosa in classifica ha ancora un vantaggio rassicurante sul britannico (2’49’’), e in mezzo ai litiganti c’è ancora uno splendido Damiano Caruso. Ma quello che si è visto nelle terz’ultima tappa rende un libro giallo la frazione di sabato, durissima con finale all’Alpe Motta, e forse la crono finale. Bernal non è in crisi, ma non ha neanche più lo smalto di Cortina: è stato comunque bravo a gestire con intelligenza l’attacco del britannico. Non ha rischiato di andare fuori giri, è salito con il proprio passo. Se il Giro, classifica alla mano, è ancora sotto il suo controllo, molto lo si deve anche a Filippo Ganna: è stato il piemontese infatti, quando su un falsopiano un attacco della Deceunink di Almeida aveva spezzato il gruppo, a riportare Martinez (poi fondamentale nella salita finale) al fianco della maglia rosa.  

<<La cronaca della diciannovesima tappa>>
 

Tappa bella è difficile. Tolto il Mottarone per ovvi motivi, il gruppo ha accompagnato il pensiero alla tragedia con un bel gesto: tutti i premi di giornata sono infatti stati destinati al piccolo Eitan. Come punti chiave restano il Passo della Colma e soprattutto la salita finale: quasi 10 km costanti attorno al 10% e con picchi del 14, il tutto intervallato da discesa (cade Brambilla, ritirato) e tratti di falsopiano. Non è giornata da lasciapassare della fuga. Sei si avvantaggiamo, ma senza mai illudersi: Pasqualon, Hermans, Aleotti, Venchiarutti, Christian e quel Larry Warbasse dalla storia particolare. Tre anni fa era infatti rimasto senza squadra da un giorno all’altro: la Aqua Blue Sport aveva chiuso ma lui non si era perso d’animo, trasformando la bici da professione a divertimento insieme Conor Dunne, un passistone irlandese con l’altezza di un cestista. Si inventarono il NoGo Tour, un giro all’avventura di 1140 km lungo le Alpi.

Dicevamo, niente lasciapassare. Troppe questioni da risolvere. Uno dei più in forma è Joao Almeida. Dopo aver buttato buona parte del suo Giro per colpe sue (a Sestola) e dell’ammiraglia, che ne ha fatto l’inopportuno scudiero di Remco Evenepoel, cerca di rientrare nell’altissima classifica. La Deceunink fa fuoco e fiamme, lui parte a poco meno di 7 km dall’arrivo e dà il là per l’azione di Simon Yates. Il britannico va, Bernal non replica e segue il ritmo dei compagni di squadra: prima Castroviejo, poi Martinez. Quando resta solo, il colombiano non tiene neanche il passo di Almeida, secondo, e viene avvicinato anche da Caruso e dal suo solito capolavoro di praticità ed esperienza. “Il podio? Sarà difficile ma proverò a vincerlo questo Giro”, promette Simon Yates. Contro di lui il previsto e odiato maltempo e due Gpm sopra i 2000, altitudini solitamente gradite da Bernal.



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