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Ciclismo, Giro d’Italia: tappa a Martin. Bernal soffre ma resta in rosa, Yates lo stacca in salita. Caruso c’è, Ciccone cade e crolla

La Republica News
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Sega di Ala, salita inedita per il Giro: 11 km, punte prolungate attorno al 15% e pendenza al 18%. Tosta ma lo spartito sembra il solito: Castroviejo e Martinez, compagni di Egan Bernal, fanno fa la selezione da dietro. Il gruppo perde pezzi, magari si aspetta la stoccata del leader e invece… Il Giro si riapre a 4 km dalla vetta: uno scatto di Simon Yates, neanche troppo secco, e la maglia rosa si pianta. Prende quasi un minuto, la classifica ancora gli sorride, ma il segnale è chiaro: la faccia distesa di Simon Yates baciato dal sole (“Quando brilla, brillo anche io”) e quella stravolta di Egan Bernal sono segnali. Il leader può ringraziare Martinez: senza il supporto morale e tecnico del compagno di squadra, la giornata poteva avere risvolti ben più problematici.

<<La cronaca della diciassettesima tappa>>

Mancano ancora due arrivi in salita e una cronometro, tutto può succedere. Intanto succede che Daniel Martin si va a prendere una splendida vittoria che lo ripaga di un Giro deludente, che Joao Almeida conferma l’errore tattico dell’ammiraglia di farlo lavorare per Evenepoel, che Damiano Caruso è in stato di grazie: quello del ragusano è un capolavoro di sapienza tattica, gestisce i punti più duri della salita finale e mantiene il secondo posto nelle generale. Doveva invece essere il tentativo di rientro sul podio per Giulio Ciccone, ma all’abruzzese non ne va bene una: un problema meccanico, una caduta in discesa, le energie nervose e fisiche che presentano il conto nel finale. Il suo è un crollo, ora è decimo nella generale: “Sono completamente bloccato, ho sofferto tantissimo”.

E’ stata la tappa finora più emozionante, iniziata con una fuga: diciotto in avanscoperta, ma in troppi trovano un motivo per non tirare a fondo. In soldoni: arrivano alle salite decisive con una manciatina di minuti, il dubbio è che possano non bastare. La prima selezione tra i battistrada avviene sul Passo San Valentino, 15 km belli tosti: i più bravi sono Moscon, Martin, Pedrero, Bouchard, Carboni e Ravanelli. Tra i big invece fa più danni la discesa: va per terra Evenepoel, malamente, volando fuori strada. Dopo il rischio vita e carriera di Ferragosto al Giro di Lombardia, la stradache scende è un’angoscia. Ha carattere, riparte, ma l’arrivo è un calvario. Anche un discesista come Nibali finisce giù (arriverà a 24′ e con un braccio quasi immobilizzato), coinvolgendo anche i compagni di squadra Ghebreigzabhier e Giulio Ciccone, che stava pilotando al rientro in gruppo dopo un problema meccanico. L’abruzzese rientra, poi la salita presenta il conto.

La salita finale è una corsa a eliminazione. La Ineos fa l’andatura, Vlasov non ne ha. E poi inesorabilmente cedono Carthy e Bardet. Simon Yates prova ai -4, Bernal non gli molla un metro con lo scudiero Martinez. Ma è un illusione, perchè il Giro si riapre: non lo dicono i distacchi in classifica, lo dicono i segnali.

Ordine d’arrivo
1. Daniel Martin in 4.54:3
2. Joao Almeida a 13
3. Simon Yates a 30
4. Diego Ulissi a 1’20
5. Damiano Caruso 1’20
6. Daniel Martinez 1’23
7. Egan Bernal 1’23
8. Antonio Pedrero a 1’38
9. Pello Bilbao a 1’43
10. George Bennet 2’21”

La classifica generale
1. Egan Bernal
2. Damiano Caruso a 2’21
3. Simon Yates a 3’23
4. Alexandr Vlasov a 6’03u
5. Hugh John Carty a 6’09
6. Romain Bardet a 6’31
7. Daniel Matinez a 7’17
8. Joao Almeida a 8’45
9. Tobias Foss a 9’18
10. Giulio Ciccone a 11’06



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